Pubblicato il: 25 gennaio 2018 alle 8:05 am

Calcio, razzismo e servizio pubblico Il Napoli gioca e vince a Bergamo. I media parlano d’altro. A partire dal format della Tgs Rai e dalle sue omissioni. E’ la settimana del Monopoli del pallone

di Antonio Mango.

Napoli, 25 Gennaio 2018 – A costo di passare per lamentoso, terrone e vittimista, ma proprio non se ne scende la maniera con cui è stata trattata dalla Tgs Rai – servizio pubblico la notizia dell’ultima giornata di campionato. Era la fatidica domenica del possibile sorpasso Juve sul Napoli, la prima impegnata in una “facile” partita col Genoa, la seconda nella severa prova di Bergamo con l’Atalanta, alias la bestia nera degli azzurri  (al lordo di Gasperini, che col Napoli sembra avere un conto aperto). Conscio del pericolo, Sarri con la sua baby gang l’aveva preparata come una finale di Champions. E la calma che è la virtù dei forti alla fine ha dato ragione al Napoli. Partita che si ricorderà a lungo, non perché di fronte ci fosse il Real, ma per il momento del campionato (match spartiacque per le ambizioni del Napoli, secondo alcuni), per la bestia nera, per i cori razzisti e  per un pizzico di soddisfazione geopolitica che non guasta.

Questa era la Partita. Questa era la notizia in un mondo normale su cui ricamarci con i commenti, questa la giornata adatta per discutere dell’improvvida dichiarazione in settimana di Marotta, ad e direttore generale juventino, il cui capolavoro di fair play è stato quello di consigliare ad un’altra società sportiva – il Sassuolo, Ad Giovanni Carnevali – di non cedere un giocatore, nella fattispecie l’esterno d’attacco Matteo Politano, in trattativa col Napoli. “Il Sassuolo non ha bisogno di vendere”, dichiara Marotta, sostituendosi alla società emiliana. E Sarri, che è un toscanaccio che non le manda a dire, ci scherza su ma non tanto: “Politano ci piaceva, ma abbiamo sentito da Marotta che è incedibile”. Il resto fatelo voi, compresa l’ovvia dichiarazione di serietà dei protagonisti (“mai avremmo interferito”) sull’asse Juve-Sassuolo.

Questo l’antefatto, sfociato nel rumoroso silenzio della Tgs Rai sulla partita, sull’impresa del Napoli e sull’infelice dichiarazione marottiana fatta a Sky sport. Per dirla in parole povere, è come consigliare a una società amica di non mettere in vendita un giocatore, se no va a finire che se lo compra la concorrenza.

Pe gghionta ‘e ruotolo (tradotto dal napoletano “come se non bastasse”), alla domenica sportiva festeggiava il suo compleanno Gasperini, allenatore dell’Atalanta, che quando vince parla molto della partita e della bravura sua e dei suoi giocatori, quando perde poche considerazioni, per lo più affidate all’arbitro che non ha visto e al Var idem. A qualcuno è venuta l’insana idea che era tutto pronto per festeggiare compleanno e vittoria sul campo. La tavola era apparecchiata. E’ mancata solo la sconfitta del Napoli.

E dopo la torta che è successo? Facile prevedere. Il format Rai propone un sondaggio su Sarri che si lamenta spesso del calendario. “Fa bene Sarri a lamentarsi?”, si domandano nello studio Rai–servizio pubblico. Mentre l’Italia ci pensa, la partita aspetta ancora di essere raccontata. Però si ha tutto il tempo per notare la faccia corrucciata di Insigne all’atto della sostituzione (“un caso?”). E aggiungendo un altro po’ di merce al ruotolo, unità di misura ai tempi del Borbone, gli scontati cori razzisti sui bianchi e sui neri col nero Kalidou Koulibaly (valente giocatore e protagonista nel forum Uefa #EqualGame sulla discriminazione) che invocava l’intervento dell’autorità in campo.

Sembra finita qui, squalifica con la condizionale della curva atalantina. Resta il potere che si esercita sul mercato, le sudditanze e la sensazione che il campionato si gioca anche fuori dal campo di gioco. Compro, vendo, presto, tolgo ossigeno alla concorrenza. Fa parte del gioco. Chi ricorda il vecchio Monopoli?

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