Pubblicato il: 25 gennaio 2018 alle 2:30 pm

La liberta’ in un vestito rosso Come vive a Parigi una ragazza musulmana? Voglia di omologazione? Di tradizione?

di Caterina Slovak.

Roma, 25 Gennaio 2018 – Belleville nell’800 era un villaggio vicino a Parigi, in campagna fra le colline, con orti e piccoli vigneti. Oggi è uno dei quartieri più multietnici e animati, prediletto dagli scrittori e dagli artisti, con un’atmosfera unica: il quartiere del signor Malaussène e della sua scombinata famiglia-tribù, ma anche dello stesso autore Daniel Pennac, una zona che ha saputo conservare un’atmosfera un po’ bohémienne. Oggi è anche il quartiere più multietnico di Parigi, che ha visto per tutto il Novecento moltissime ondate d’immigrazione – vi si trova il maggior numero di comunità non francesi – dove le case degli immigrati sovrastano i loro bazar pieni di economicissime cianfrusaglie, le immancabili valigie in vendita, i sacchi di frutta secca araba.

Questo è il quartiere colorato dove è ambientato Kant e il vestitino rosso di Lamia Berrada Berca – Edizioni e/o, Prezzo: Cartaceo 12.00 euro , Ebook 7.99 euro, uscito a  Settembre 2017 – un delizioso romanzo che sembra una fiaba.

L’autrice, di madre francese e padre marocchino, inizia a lavorare come  professoressa di Lettere moderne a Parigi, poi scopre l’arte e diventa  fotografa e scultrice.

Per le strade che Lamia Berrada Berca conosce bene una mattina passeggia una giovane donna musulmana, che vive segregata in casa dal marito che teme la pericolosa  influenza occidentale. Finora è uscita soltanto per andare a prendere la figlia a scuola e a fare la spesa. Nessuna amica, niente cinema o altri passatempi, soprattutto niente sogni nel cassetto. Ma stamattina c’è un’aria diversa, e nella vetrina di quel negozio di abbigliamento, che ha ammirato tante volte, piena di invidia per le donne parigine che possono entrarci, vestirsi, truccarsi, uscire… Ora c’è un vestito rosso che sembra chiamarla: non è per lei, chiaro, suo marito non le permetterebbe mai di indossarlo. E così giorno dopo giorno la donna continua a guardare la vetrina, finché la gentile commessa, capendo l’imbarazzo, la invita a entrare.

E Kant? Kant è l’autore di un libro che la donna ha trovato fuori dalla sua porta di casa, che ha poi cominciato a leggere, parla dei principi dell’Illuminismo, dell’amore per la libertà e del pensiero critico. Lo legge di nascosto dal marito, ovviamente. È la scoperta che la libertà esiste, ma è lontana da lei, sottoposta a una “legge patriarcale” che consentirebbe a padre, marito, fratello e qualsiasi  parente maschio di picchiarla e perfino di ucciderla.

Nel cosiddetto scontro di civiltà, infatti, le maggiori perdenti sono proprio le donne e le ragazze musulmane: a loro non è permesso integrarsi troppo bene. Non tutti sanno che ancora oggi le donne musulmane in molti Stati non possono prendere da sole una camera in albergo, guidare l’automobile, viaggiare, comparire davanti ad un giudice… Un marito può obbligarle a stare rinchiuse in casa, a non lavorare; dopo la scuola obbligatoria, gran parte delle donne musulmane, viene ‘ritirata’ in casa. E in Francia sono figlie di una generazione che si sente ancora discriminata, nonostante vivano in famiglie che da tempo, in teoria, dovrebbero aver assimilato i valori e i costumi occidentali. E invece è proprio in questi nuclei che le ragazze vengono rinchiuse tra le mura domestiche.

Quando la cultura ospitante incoraggia l’emancipazione e l’indipendenza, mentre la cultura madre rinforza il conformismo e la tradizione, si rischia di rimanere intrappolati. La protagonista di questo romanzo, che è poi un percorso umano, imparerà finalmente a porsi domande e a rispondersi, ma anche a trovare il coraggio di guardare ed essere guardata, a uscire – come ha letto – da quello che Kant chiama stato di minorità, perché finora non è stata capace di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un uomo. Imparerà che ciò che le mancato non è stata l’intelligenza, ma la mancanza di decisione e di coraggio. Utilizzerà il motto dell’Illuminismo 3 secoli dopo: Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza! «Non occorre altro che la libertà; e precisamente la più inoffensiva di tutte le libertà, quella cioè di fare pubblico uso della propria ragione (…)».

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