Pubblicato il: 28 gennaio 2018 alle 9:00 am

Una passeggiata nel Rione Sanita’ per respirare la Napoli di Totò Situato un po' fuori dai circuiti turistici più classici, il quartiere è un interessante testimone dello sviluppo di Napoli al di fuori del suo centro storico. Contiene in particolare magnifici palazzi e chiese del XVII e XVIII secolo e dà accesso alle catacombe della città e al cimitero di Fontanelle, testimoni del folklore funerario napoletano

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 28 Gennaio 2018 – Napoli, si sa, seduce col suo fascino multiforme arricchito dalla proverbiale genuinità di chi ci abita. Per avere un assaggio di napoletanità verace, non ci si può esimere da una passeggiata attraverso i quartieri popolari, luoghi in cui l’autentico spirito napoletano continua a permeare di una particolare atmosfera i vicoli e le piazze.

È così che Napoli si svela pian piano al turista in un intreccio inconsueto di piccole vie, tra una bottega, una piazzetta e un palazzo storico, quartieri dove un tempo convivevano popolo, aristocrazia e clero, spagnoli, francesi, e che recentemente è stato riscoperto anche dai turisti. Se volete assaporare davvero questa parte della città, svegliatevi presto e godetevi indisturbati il percorso.

Se lasciate piazza Cavour e imboccate Via dei Vergini, vi trovate nella Sanità, ma prima, in Via dei Vergini, troviamo la cosa più impressionante, il Palazzo dello Spagnolo un gioiello settecentesco dal prospetto mozzafiato: se ci si sofferma ad osservarlo si può restare quasi ipnotizzati. Costruito nel 1738 per volontà di Nicola Moscati, marchese di Poppano, il palazzo è un gioiello del barocco napoletano attribuito a Ferdinando Sanfelice, uno degli architetti più creativi del Settecento napoletano.

La caratteristica principale dello Spagnolo è una monumentale scala a doppia rampa, definita ad “ali di falco”. La scala presenta cinque aperture per piano che, ad accezione dell’ultimo, si sviluppano simmetricamente. L’interno e l’esterno sono ornati con decorazioni a stucco in stile rococò. Il palazzo è stato set di numerosi film, ultimo in ordine di tempo la serie tv I Bastardi di Pizzofalcone (terza puntata), e poi Il Giudizio universale (De Sica, 1961), Piedone lo Sbirro (Steno 1973), La Pelle (Cavani 1981), Mi manda Picone (Loy 1983), fino al documentario musicale Passione di John Turturro (2010), sulla relazione appassionata tra Napoli e le sue canzoni.

Il quartiere della Sanità cominciò a svilupparsi a partire dal XVII secolo, fuori dalle mura della città a nord della porta di San Gennaro, per evitare il sovraffollamento del centro storico, causa del facile diffondersi delle epidemie, da cui il nome Sanità. Ma la stessa area era occupata fin dall’antichità e per tutto il Medioevo per scopi funerari, come testimoniano i resti dell’ipogeo greca o le catacombe. Scavata nel tufo, si estende in basso suddividendosi in numerosi vicoli: una caratteristica unica rispetto agli altri quartieri.

Nel XIX° secolo, la Sanità fu tagliata a metà. Durante il periodo del “decennio francese”, Murat continua l’attività inizialmente voluta da Carlo di Borbone, con la costruzione del ponte della Sanità al fine di collegare il Palazzo Reale alla Reggia di Capodimonte. E’il ritratto più autentico di Napoli con la sua variegata umanità, fra vicoli, vicoletti, bassi, balconi, botteghe, bancarelle. E’ la gente che piaceva a Totò, che qui è nato, caratterizzata dai gesti, dalla voce, dai colori, che passano dal sacro al profano e popolano le strade e i vicoli. Questo era lo spettacolo della vita e Totò ne era lo specchio.

Oggi la Sanità è un quartiere popolare e centrale di Napoli, dove l’animazione è intensa; un quartiere orgoglioso di essere il luogo di nascita di Totò:  sembra quasi di vederlo al balcone al primo piano del palazzo dove interpretò la celebre scena dell’episodio “Il guappo” (L’oro di Napoli , film tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Marotta). Il personaggio era probabilmente Don Saverio Petrillo che – proprio come Totò nel film – svolgeva l’antica professione di “pazzariello” mentre Don Carmine Lavarone, il guappo del Rione, da anni si era insediato a casa sua dettando legge. E’ proprio dal balcone al primo piano di questo palazzo che Totò, una volta liberato dalla presenza del guappo, gettò in strada, in maniera plateale, il baule con i colletti bianchi delle camicie di Don Carmine e, tra lo stupore della folla, annunciò a tutto il quartiere la sua “liberazione”.

Dalla Piazza della Sanità ascensori e scale vi portano su via Santa Teresa degli Scalzi al ponte della Sanità. Da qui è possibile raggiungere di nuovo il centro. Prima di intraprendere questa strada, potete comunque avventurarvi lungo la via della Sanità fino al cimitero delle Fontanelle.

Un altro aspetto importante della Sanità è la sua religiosità: il suo cuore è la splendida Basilica barocca di Santa Maria alla Sanità, nota come san Vincenzo (Ferreri), il santo più amato nel quartiere detto familiarmente ‘O Munacone, che operò miracoli e guarigioni, festeggiato a luglio con una grande festa popolare. La sorge su un’antica cripta cimiteriale, le Catacombe di San Gaudioso.

Un altro esempio di arte e devozione è la Chiesa di Santa Maria dei Vergini: risalente al 1326,  custodisce il fonte battesimale del 1600 dove fu battezzato Sant’Alfonso Maria de’ Luguori.

Merita una visita il Complesso Monumentale Vincenziano, con il Palazzo Vincenziano, quello che viene anche definito Casa della Missione, struttura secentesca dei Missionari Vincenziani. Nel Settecento il Complesso viene ulteriormente trasformato dall’architetto Luigi Vanvitelli. E’ possibile effettuare sopralluoghi previo appuntamento con l’Associazione Getta la Rete, per organizzare eventi, convegni, concerti e manifestazioni in linea con il decoro della casa. (Informazioni, orari e foto sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/ComplessoMonumentaleVincenzianoNapoli/)

Infine, nel rione tutti vi sapranno indicare la casa di Totò: è una casa molto modesta, con un piccolo balconcino che da sul vicolo, probabilmente abitata da lontani parenti, ed è un po’ una delusione, perché la casa è abbandonata, riconoscibile solo dal cartellone appeso e da una misera targa. Poco più avanti è possibile vedere un busto a lui dedicato. E’ qui che Totò inizia la sua gavetta artistica, interprete di quella cultura della strada dove la vita smette di svolgersi nelle case per sporgersi dai balconi, dalle finestre, dai terrazzini, per inondare gli spazi esterni. (La foto è stata scaricata dalla pagina Facebook del Complesso Vincenziano, si ringraziano gli autori).

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