Pubblicato il: 29 gennaio 2018 alle 10:00 am

La giustizia americana inciampa sui capelli… In dubbio almeno 300 sentenze, alcune con condanne a morte, basate su analisi dell’Fbi. Il madornale errore scoperto dopo l’assoluzione di un uomo che ha trascorso 13 anni in prigione, per una violenza mai commessa

da San Francisco, Stanley Ruggiero Tucci.

29 Gennaio 2018 – La storia di Glenn Payne, condannato nel 1991 per molestie su una bambina di 2 anni a San Jose, accusa per la quale ha trascorso più di 13 anni in prigione, sta facendo discutere molto negli Usa. Le prove cruciali contro di lui provenivano dalle dichiarazioni di un analista legale della contea, secondo cui i capelli trovati su Payne dovevano provenire dalla vittima e che c’era una sola possibilità in 129.600 che provenisse da qualcun altro.

Quattro mesi fa, l’analista ha ritrattato la sua testimonianza, dicendo che si basava su uno studio inaffidabile e che, oggi, non avrebbe mai fatto una simile affermazione. Così, venerdì scorso, senza obiezioni da parte del pubblico ministero, un giudice della contea di Santa Clara, Vanessa Zecher, ha annullato la condanna di Payne e il suo casellario giudiziario è stato cancellato. «Sono molto grato dopo tutto questo”, è stata la prima affermazione di Payne che ha di recente compiuto 55 anni. «Mi sono stancato di vivere così».

Payne è uscito di prigione dall’aprile del 2005. Adesso può dire di avere nuovamente una vita senza macchie. Inoltre non ha più l’obbligo permanente di registrarsi ogni anno con la polizia come molestatore sessuale, uno status che era stato pubblicato anche su un sito pubblico.

A causa dell’obbligo di registrazione, «è stato davvero difficile trovare alloggio e lavoro», ha detto Payne, che è stato senzatetto negli ultimi anni.

Ha riavuto la sua dignità ma non può riavere i suoi 13 anni. E poiché non è stato dichiarato innocente – semplicemente non colpevole – non può aspirare ai compensi da 100 dollari al giorno assegnati dalla California agli ex detenuti che sono stati esonerati. Payne, però, dice che la sua mente ora è in pace. E la sua autorizzazione è dovuta in gran parte alla persistenza del Northern California Innocence Project, il programma della Scuola di Legge dell’Università di Santa Clara che lavora per liberare gli ingiustamente condannati.

«Voglio trovare un alloggio, godermi la mia vita», ha detto a The Chronicle. «Sto cercando di capire cosa sarà domani e il giorno dopo. Non mi sembra vero poterlo pensare».

Payne fu arrestato nell’aprile del 1990 dopo che una bambina di 2 anni, che viveva dall’altra parte della strada, fu trovata addormentata su una passerella a un isolato di distanza, i suoi vestiti strappati e coperti di detriti. Disse alla polizia che un uomo che viveva nelle vicinanze l’aveva ferita, e alla fine, sotto interrogatorio da parte del pubblico ministero al processo, identificò Payne come l’autore della violenza.

Al processo, poi, la bambina non avrebbe risposto alle domande dell’avvocato difensore, così il giudice chiese ai giurati di ignorare la sua testimonianza. L’unica prova fisica contro Payne erano due ciocche di capelli.

Da parte sua, Payne aveva detto agli investigatori – e successivamente aveva giurato –  di essere stato a casa tutta la notte, e sua madre e sua sorella avevano sostenuto questa versione. Ma il criminalista della contea Mark Moriyama, analizzando i capelli, riteneva che un capello scoperto sul corpo di Payne era così simile ai capelli della vittima che doveva provenire dalla bambina; mentre l’altro trovato su una tovaglia che copriva il suo corpo era probabilmente di Payne.

Moltiplicando le cifre di probabilità, Moriyama affermò che le probabilità contro tale tesi erano da 129.600 a 1.

Dopo uno stallo iniziale, la giuria ha condannato Payne per condotta oscena con un minore, a 27 anni di prigione. Lui ha continuato a dichiararsi innocente, e nel 2002, tre anni prima della sua liberazione condizionale, dopo aver scontato 13 anni, ha chiesto al Progetto Innocence di aiutarlo a cercare test del DNA delle prove a suo carico.

I risultati, emessi furono scioccanti: i testimoni esperti dell’FBI avevano erroneamente confrontato i campioni di capelli nel 90% dei casi esaminati nell’arco di due decenni, alcuni dei quali portarono a condanne a morte.

L’avvocato di Payne, Linda Starr, ha detto che il Progetto Innocence ha avviato una revisione dei casi di identificazione dei capelli in California, recuperato la trascrizione del processo di Payne dopo una lunga ricerca e ha iniziato a incontrare l’ufficio del procuratore distrettuale che lo aveva accusato.

A settembre, l’ufficio ha rilasciato una dichiarazione firmata da Moriyama, che lavora ancora per la contea, e il direttore del laboratorio criminale del procuratore distrettuale. Hanno detto che le statistiche di Moriyama erano basate su uno studio del 1974 che non avrebbe dovuto essere utilizzato a tale scopo e che non era mai stato “uniformemente accettato dagli esperti di capelli nella comunità forense”.

Al massimo, hanno detto, le prove hanno dimostrato che i capelli trovati su Payne “potevano provenire dalla vittima” e “non credono più” che le statistiche che la giuria ha ascoltato fossero scientificamente valide.

Il caso di Payne non è unico, ha affermato il Progetto Innocence, che tale motivo sta esaminando circa 300 casi nella California del Nord in cui l’analisi dei capelli ha portato a condanne. Starr ha detto che Moriyama, secondo la sua testimonianza, era apparso come testimone esperto in altri otto casi.

L’avvocato Starr ha detto che il caso di Payne era solo un esempio di un problema più ampio che ora sta venendo alla luce. «Quello che una volta era considerato dalle giurie come un fatto scientifico in molte delle cosiddette scienze forensi – ha detto -, ora è noto per essere falso». E chi glielo dice ai falsi colpevoli sui quali è stata eseguita la sentenza di condanna a morte?

neifatti.it ©