Pubblicato il: 31 gennaio 2018 alle 8:00 am

L’uomo della preistoria? Aveva la nostra stessa intelligenza Nuovi elementi arrivano da un gruppo di paleoantropologi dell'Istituto Max Planck di Lipsia

di Teresa Terracciano.

Lipsia, 31 Gennaio 2018 – Mentre polemiche ottocentesche sono tutt’oggi in voga tra profani sulla questione della “razza”, la ricerca prosegue facendo luce sull’evoluzione del cervello dell’unica specie a cui gli uomini tutti appartengono, l’Homo sapiens.

I ricercatori del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, Germania, rivelano come e quando si è evoluta la tipica forma del cervello degli umani moderni. Le analisi basate sui cambiamenti delle dimensioni e della forma endocranica nei fossili di Homo sapiens mostrano che l’organizzazione del cervello e la funzione cerebrale si sono evolute gradualmente all’interno della nostra specie e hanno raggiunto inaspettatamente le condizioni moderne solo di recente.

La storia evolutiva della nostra specie può essere fatta risalire, ad oggi, ai fossili di Jebel Irhoud (Marocco) datati a circa 300.000 anni fa. Insieme ai crani di Florisbad (Sudafrica, 260.000 anni) e Omo Kibish (Etiopia) datati a 195.000 anni fa, i fossili di Jebel Irhoud documentano una fase evolutiva dell’Homo sapiens nel continente africano. La loro faccia e i loro denti sembrano moderni, tuttavia la loro scatola cranica allungata appare più arcaica come nelle specie umane più vecchie e nei Neanderthal. Al contrario, è la scatola cranica globulare che caratterizza il cranio degli uomini moderni di oggi insieme a facce piccole e gracili.

I paleoantropologi Simon Neubauer, Jean-Jacques Hublin e Philipp Gunz hanno usato le scansioni tomografiche computerizzate per creare impronte virtuali della scatola cranica ossea interna e ricostruire, fin dove possibile, la storia del suo cambiamento graduale.

Si evidenziano due aspetti di questo processo: rigonfiamento parietale e cerebellare. Le aree del cervello parietale sono coinvolte nell’orientamento, nell’attenzione, nella percezione degli stimoli, nelle trasformazioni sensomotorie alla base della pianificazione, nell’immaginazione, nella consapevolezza di sé, nella memoria lavorativa a lungo termine, nell’elaborazione numerica e nell’uso degli strumenti. Il cervelletto non è solo associato a funzioni motorie come la coordinazione dei movimenti e dell’equilibrio, ma anche con l’elaborazione spaziale, il lavoro di memoria, il linguaggio, la cognizione sociale e l’elaborazione affettiva.

I fossili di Homo sapiens sono risultati avere forme endocraniche sempre più moderne in conformità con la loro età geologica. Solo i fossili più giovani di 35.000 anni mostrano la stessa forma globulare degli esseri umani attuali, suggerendo che l’organizzazione moderna del cervello si sia evoluta tra 100.000 e 35.000 anni fa. È importante sottolineare che questi cambiamenti di forma si sono evoluti indipendentemente dalle dimensioni del cervello.

«Il cervello è probabilmente l’organo più importante per le capacità che ci rendono umani», dice Neubauer. «Sapevamo già che la forma del cervello deve essersi evoluta all’interno della nostra specie, ma siamo rimasti sorpresi nello scoprire quanto recenti fossero questi cambiamenti nell’organizzazione del cervello», aggiunge.

Negli esseri umani di oggi, la caratteristica forma globulare della scatola cranica si sviluppa entro pochi mesi intorno al momento della nascita. Philipp Gunz spiega: «L’evoluzione della forma endocranica dell’Homo sapiens suggerisce cambiamenti evolutivi dello sviluppo precoce del cervello, un periodo critico per il cablaggio neurale e lo sviluppo cognitivo». I ricercatori sostengono quindi che i cambiamenti evolutivi allo sviluppo iniziale del cervello sono stati fondamentali per l’evoluzione della cognizione umana. Jean-Jacques Hublin, co-autore e direttore del Dipartimento di evoluzione umana presso l’Istituto Max Planck di Lipsia, afferma: «L’evoluzione graduale della moderna forma del cervello umano sembra andare in parallelo con l’emergere graduale della modernità comportamentale». Le nuove scoperte concordano con recenti studi genetici che mostrano cambiamenti nei geni relativi allo sviluppo del cervello nel nostro lignaggio dal momento che la popolazione si è divisa tra Homo sapiens e Neanderthal. Queste si aggiungono all’accumulo di prove archeologiche e paleoantropologiche che dimostrano che l’Homo sapiens è una specie in evoluzione con profonde radici africane e cambiamenti graduali di lunga durata nella modernità comportamentale, nell’organizzazione del cervello e nelle funzioni cerebrali.

Fonte per approfondimenti: Simon Neubauer, Jean-Jacques Hublin, Philipp Gunz. The evolution of modern human brain shape. Science Advances, 2018; 4 (1): eaao5961 DOI: 10.1126/sciadv.aao5961

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