Pubblicato il: 7 febbraio 2018 alle 9:00 am

PinCar, l’auto ‘a disposizione’ delle donne che devono sottoporsi alla chemioterapia A Palermo un gruppo di volontarie (che hanno lottato a loro volta contro il tumore) accompagna le pazienti presso le strutture ospedaliere. Autiste ma anche amiche, confidenti e un po’ psicologhe

di Arcangela Saverino.

Palermo, 7 Febbraio 2018 – Can-cro: due sole sillabe che cambiano la vita. Una parola, non una sentenza. Lo sanno bene le donne del progetto PinCar di Palermo, ideato dalla professoressa Adriana Cordova, docente di Chirurgia Plastica all’Università di Palermo e prima presidente donna della Società italiana di Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, nell’ambito delle attività della BABC (Beautiful After Breast Cancer) e della Chirurgia plastica del Policlinico di Palermo, e gestito in collaborazione con l’Associazione “Insieme Per”, che mette a disposizione i volontari. Un’auto, una Yaris Toyota concessa in comodato di uso gratuito dall’azienda Riolo nel 2015 in occasione del BRAday (la giornata di orgoglio della ricostruzione mammaria post oncologica), accompagna le donne colpite da tumore al seno che devono sottoporsi ai trattamenti chemioterapici presso il Policlinico di Palermo.

Guidata da tassiste d’eccezione. Donne, volontarie, che a loro volta hanno lottato contro il mostro, contro il nemico che si è impossessato del loro corpo per tentare di distruggerlo contro il quale non hanno temuto di imbracciare le armi per vincere la guerra. Donne che conoscono il dolore, la paura, ma anche l’importanza di accogliere le altre guerriere con un sorriso. «Quando una donna con il tumore al seno sale in auto, diretta al Policlinico per sottoporsi alla chemioterapia, ha paura perché non sa ancora a cosa va incontro o, al contrario, sa perfettamente quello che deve affrontare. La prima cosa che facciamo è accoglierla con un sorriso per scacciare via la tristezza, anche nel caso in cui la situazione è particolarmente difficile – dice Antonella, una delle volontarie, che a soli 36 anni ha vinto la sua battaglia contro la malattia -. Poi proviamo a sdrammatizzare fingendo di trasportarla in un hotel a quattro stelle. Durante il mio percorso questo pensiero mi aiutava: per affrontare la situazione, facevo finta di entrare in un luogo di lusso».

Donne che hanno sofferto e che, per questo motivo, non restano indifferenti al dolore altrui perché, quando nella dolenza si hanno compagne che la condividono, l’animo può superare molte sofferenze. Il vuoto che il mostro ha lasciato nel petto, è stato occupato tutto dal cuore.

Incoraggiano, confortano, infondono fiducia con la propria testimonianza, perché sanno perfettamente che la prima arma da sguainare contro questo nemico è la speranza; che l’incapacità di pensare in positivo può pesare su un malato di cancro come una seconda malattia; che, in una situazione del genere, due sono le possibilità: mollare o combattere. E non hanno dubbi sulla scelta: lottare, lottare ed aggrapparsi alla vita con tutte le proprie forze. I momenti di sconforto, di paura non mancano anche per loro che sono consapevoli che si può vincere una battaglia contro il tumore, ma non si può mai dire di avere vinto la guerra. Il nemico è sempre lì, in agguato. Lo sa bene Giovanna, 53 anni, che sta ancora lottando, dopo una recidiva, e nonostante tutto trova la forza di incoraggiare le altre donne. «Io ho due splendide figlie e lotto per loro – ci racconta -, accogliendo le altre donne truccate e sorridenti, trasmettiamo loro fiducia e speranza, ma soprattutto la voglia di non lasciarsi andare». E’ un tunnel da cui è difficile uscire, ma si può. «Dobbiamo andare oltre la paura, perché non può e non deve annientarci. Arrivano anche per noi i momenti in cui pensiamo a quello che può capitare, ri-capitare, ma cerchiamo in tutti i modi di fare prevalere i momenti positivi su quelli negativi. E, a tale fine, il sorriso e l’incoraggiamento di un’altra persona possono aiutare, soprattutto se questa persona ha vissuto la stessa situazione e sa cosa si prova».

L’Associazione Insieme per porta avanti anche il progetto “Una ciocca per un sorriso” – ci spiega la presidentessa, Clotilde Guarnaccia – che coinvolge diversi parrucchieri e tante donne disposte a donare i propri capelli: «Tante persone tendono a sminuire questo aspetto, ma perdere i capelli può essere un vero e proprio dolore. Grazie a questo nostro progetto, abbiamo la possibilità di donare alle donne parrucche fatte con capelli veri perché, spesso, il problema è affrontare una spesa per una parrucca, una spesa che può essere considerevole».

Antonella porta i capelli corti, ma è felice. «Perdere i capelli per una donna è la cosa più brutta. Quello che ho imparato e che dico alle altre donne, è che dobbiamo guardarci dentro: l’aspetto è importante, ma se ti ami, trovi la forza di ironizzare e prenderti in giro perché il tuo aspetto è solo momentaneo e i capelli ricresceranno».

Confrontarsi con la bellezza che ognuno di noi ha dentro di sé, tralasciando quel nemico che cresce all’interno e tenta di oscurare tale bellezza, di beffarsi dei sogni e della speranza. Per prenotare l’utilizzo della vettura ci si può rivolgere all’Associazione al numero 3341828081 o tramite la pagina facebook Insieme per. Al momento è disponibile una sola auto, la PinCar, ma Clotilde non nasconde l’ambizione di proseguire su questa strada e fare di più, ottenendo in dotazione nuove auto e realizzando nuovi progetti.

Antonella, Giovanna e le altre donne volontarie hanno il coraggio di chiamare il nemico con il suo nome: tumore. Non ripiegano su altre espressioni, come “brutto male”, “brutta bestia” perché vogliono rompere la cortina di commiserazione che circonda chi si ammala. Ciò che auspicano è un sentire comune perché il tumore non appartiene soltanto al malato, ma coinvolge a livello emotivo una cerchia di persone che va oltre quella familiare. Il tumore è un nemico che si combatte insieme.

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