Pubblicato il: 8 febbraio 2018 alle 9:00 am

L’ingegneria climatica per ridurre il riscaldamento globale I risultati di un importante studio evidenziano risvolti nell'approccio alla gestione del riscaldamento globale

di Teresa Terracciano.

Zurigo, 8 Febbraio 2018 – Una nuova ricerca pubblicata su Nature Geoscience dimostra che l’ingegneria climatica che modifica le proprietà della superficie terrestre in aree altamente popolate e aree agricole come in Nord America, Europa e Asia potrebbe ridurre le temperature estreme fino a 2-3°C.

Le modifiche in questione potrebbero includere l’alleggerimento di edifici, strade e altre infrastrutture in aree ad alta popolazione e il cambiamento delle colture e l’uso di pratiche agricole non sfruttate.

A differenza di altri metodi di ingegneria climatica proposti per affrontare il cambiamento climatico, molti di questi metodi “modificatori” sono già stati testati dimostrandosi efficaci. La procedura ha meno rischi rispetto ad altre basate ad esempio sull’introduzione di elementi chimici nell’atmosfera o in mare che rischierebbero di alterare i sistemi climatici in modi inaspettati, soprattutto per alcuni Paesi.

«Le temperature estreme sono quelle in cui i sistemi umani e naturali sono più vulnerabili: cambiare le proprietà radiative del terreno aiuta a risolvere questo problema con meno effetti collaterali», ha affermato il direttore dell’ARC Centre of Excellence for Climate Extremes, il prof. Andy Pitman.

I risultati hanno mostrato piccoli impatti sulle temperature medie, pochi cambiamenti nelle precipitazioni – tranne in Asia – ma significative riduzioni delle temperature estreme.

«L’ingegneria climatica regionale su terra può essere efficace, ma dobbiamo prendere in considerazione richieste concorrenti per l’uso del suolo, ad esempio per la produzione di cibo, biodiversità, assorbimento di carbonio, aree ricreative e molto altro ancora prima di metterlo in atto», ha detto la prof. Sonia Seneviratne del Politecnico di Zurigo.

«Dobbiamo ricordare che l’ingegneria del clima terrestre è solo una parte di una possibile soluzione al problema del clima e non avrebbe effetti sul riscaldamento globale o sull’acidificazione degli oceani. Ci sono ancora importanti imperativi morali, economici e pratici considerare che la mitigazione e l’adattamento medi dovrebbero rimanere in prima linea nel nostro approccio alla gestione del riscaldamento globale», conclude.

Fonte per approfondimenti: Sonia I. Seneviratne, Steven J. Phipps, Andrew J. Pitman, Annette L. Hirsch, Edouard L. Davin, Markus G. Donat, Martin Hirschi, Andrew Lenton, Micah Wilhelm, Ben Kravitz. Land radiative management as contributor to regional-scale climate adaptation and mitigation. Nature Geoscience, 2018; DOI: 10.1038/s41561-017-0057-5

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