Pubblicato il: 10 febbraio 2018 alle 9:00 am

Quando sono i genitori a dare il cattivo esempio. Poi ce la prendiamo con Gomorra… Il caso del papà di un baby calciatore che aggredisce una ragazza arbitro è solo una faccia di una società che ha abdicato all’educazione dei figli

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 10 Febbraio 2018 – Probabilmente a molti sarà sfuggita la notizia riportata (molto in piccolo, in verità) dai quotidiani qualche giorno fa di una ragazza arbitro colpita con un calcio dal papà di un baby calciatore.

E’ accaduto in provincia di Arezzo, a Monterchi, la ragazza ha 17 anni e il cartellino giallo dato al giovanissimo calciatore proprio no è andato già al genitore di quest’ultimo.

Secondo una prima ricostruzione pare che questo papà, inferocito, abbia dato un violento calcio contro la porta degli spogliatoi e che la stessa abbia colpito la ragazza facendole perdere i sensi.

I dirigenti di entrambe le squadre hanno cercato di bloccare l’uomo che ha tentato la fuga.

Il tema della violenza intorno allo sport è stato sviscerato in tutte le sue forme. Dall’odio al razzismo, alla violenza verbale a quella fisica, gli stadi sono diventati luoghi dove può accadere di tutto. Quello di cui, forse, si parla un po’ meno è lo spirito violento che aleggia intorno ai campionati di calcio (ma non solo) giovanili. I genitori, figure che dovrebbero determinare la corretta crescita morale dei loro ragazzi, esprimono tutta la loro rabbia nei confronti di arbitri, di adolescenti (talvolta anche bambini) avversari, di altri genitori.

Quando non finisce in rissa, c’è comunque uno scontro verbale tra due o più papà.

E questa che sembrava una prerogativa dei campetti di calcio, si sta diffondendo anche su altri impianti e intorno ad altre discipline sportive. E’ capitato, non molto tempo fa, di sentire lamentele da parte di genitori che seguivano i propri figli nelle trasferte di basket. Nella fattispecie si trattava di trasferte in piccoli comuni del casertano, dove mamme, papà e finanche nonni inveivano dalle gradinate contro giovanissimi arbitri e contro gli stessi avversari nemmeno dodicenni. Quello che preoccupa è il livello di aggressione verbale che queste persone riescono a esprimere. E ciò che rappresentano per i loro figli.

La deriva culturale e morale investe tutto il Paese. Nello specifico la “gestione” delle giovani generazioni da parte di mamme e papà impreparati ma presuntuosi sta mostrando tutte le pecche di un sistema diseducativo che non solo non conosce il valore terapeutico e formativo di una carezza, una corsa insieme, un abbraccio ma ha voluto anche prendere le distanze dall’antico adagio: «Mazze e panelle fanno i figli belli. Panelle senza mazze fanno i figli pazzi». Nulla di più sbagliato (lo dicono gli esperti) che diventare giustizieri e carnefici dei propri figli. Ma nemmeno (e i risultati si vedono) si può sperare che l’autogestione e l’autoeducazione e l’assenza di calore possano produrre effetti positivi in un adolescente. Sarebbe da folli! Poi, certo, si può continuare a dare la colpa a Gomorra per l’escalation criminale che investe soprattutto il sud del Paese, per le baby gang, per le insegnanti accoltellate in classe e così via. Ma continuare a scaricare le colpe all’esterno non aiuterà a risolvere il problema se continuerà a essere ignorato all’interno dei nuclei familiari.

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