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Il Piano di Confindustria per il Governo: 250 miliardi in 5 anni per 1,8 mln di occupati

di Ennio Tomasini.

Verona, 19 Febbraio 2018 – Ventotto pagine, tre “Missioni paese”, un piano in 5 anni per il reperimento di 250 miliardi di euro e con l’obiettivo di incrementare il numero di occupati di 1,8 milioni. L’assise generale di Confindustria, che si è tenuta a Verona, si conclude con la presentazione di un documento ambizioso e articolato che, spiega il presidente Vincenzo Boccia, «da domani sarà presentato a tutti i segretari di partito» in vista delle elezioni del prossimo 4 marzo.

Il documento si articola su «tre missioni Paese con effetti quantificati sull’economia reale, tre attori principali, sei assi prioritari di intervento – prosegue Boccia – una Italia che include più lavoro per i giovani; una Italia che cresce di più e in modo costante; una Italia che rassicura, con il graduale rientro del debito pubblico». Il piano prevede il reperimento di risorse per 250 miliardi di euro in cinque anni. Nel dettaglio 58,5 miliardi dovrebbero essere recuperati dall’emissione di Eurobond (più di 90 miliardi in arrivo dall’Europa considerando anche il “Cofinanziamento nazionale” e i “Fondi di coesione”), 51 miliardi dalla spending review, 45 miliardi dalla lotta all’evasione, 22,5 miliardi dalla valorizzazione di immobili pubblici.

Per quanto riguarda invece gli impieghi il piano elaborato da Confindustria prevede 107,8 miliardi di euro di investimenti (15 in infrastrutture; 34,3 per ambiente, territorio ed energia e 58,5 nel settore privato). Alla riduzione premiale del costo del lavoro, secondo le elaborazioni di Confindustria, potrebbero essere destinati 36 miliardi di euro mentre alla riduzione della pressione fiscale 17,2 miliardi. Infine, tra le principali voci si spesa, compaiono 18,3 miliardi di euro per l’innovazione della pubblica amministrazione e 16,7 miliardi per la riduzione del debito pubblico.

La precondizione è che non si smontino «riforme fondamentali» e se si attui «un programma di medio termine basato su modernizzazione, semplificazione ed efficienza».

Riforme che hanno prodotto il proprio effetto positivo anche sull’economia del Mezzogiorno, come conferma il vicepresidente dell’Unione degli Industriali di Napoli: «Tra le cose che a noi imprenditori sono chiare – dice Grassi –  c’è la necessità di proseguire con Industria 4.0 che ha fatto ripartire gli investimenti (+30% in Italia lo scorso anno). Il Piano è servito a far crescere anche al Sud le imprese nel solco dell’innovazione e della digitalizzazione: le grandi, ma anche le piccole, che hanno colto gli strumenti più importanti a loro disposizione quali iper e super ammortamenti, credito d’imposta, Nuova Sabatini, contratti di sviluppo per mettersi al passo della concorrenza internazionale. Con un risultato di tutto rispetto: nel 2017 le esportazioni sono cresciute dell’8%, meglio dei competitor europei. Bisogna, dunque, proseguire in questa direzione, a prescindere da chi vada al Governo». E ancora, aggiunge Grassi, «diamo seguito ai Digital innovation hub, poli che hanno la funzione strategica di unire domanda e offerta di innovazione e di formare gli imprenditori, e ai Competence center: solo così gli investimenti potranno tradursi più facilmente in assunzioni stabili».

C’è un altro fronte, però, sul quale è necessario uno sforzo ulteriore per rilanciare la competitività del Mezzogiorno, secondo Vito Grassi. «Si tratta delle infrastrutture, una variabile strutturale chiave per il sistema produttivo, che mostra ancora un divario rilevante fra le regioni del Centro-Nord e quelle del Sud. Una delle priorità che dovrà darsi il prossimo Governo, dunque, sarà quella di affrontare le numerose carenze infrastrutturali del Mezzogiorno, puntando sul rafforzamento dell’integrazione modale e dei collegamenti multimodali con i principali nodi urbani, produttivi e logistici».

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