Pubblicato il: 22 febbraio 2018 alle 9:00 am

C’era una volta il Naples Football Club Cent’anni di storia della squadra di città, raccontati in una grande mostra al Museo archeologico nazionale di Napoli

di Antonio Mango.

Napoli, 22 Febbraio 2018 – Pippo con la maglia del Napoli. Era il 1976 quando la famosa spalla di Topolino occupava  la copertina del più famoso settimanale a fumetti. Era vestito d’azzurro, a cavallo di un asino tifoso (‘o ciuccio) con le ali e con un pallone tra le mani. E’ uno dei 35mila cimeli che raccontano la storia centenaria del club, racchiusa nella mostra  “Il Napoli nel mito – storie, campioni e trofei mai visti”, allestita nel Museo archeologico nazionale. Una miniera dell’arte di tutti i tempi, quale è il Mann, che si intreccia con la storia di uno dei club più amati al mondo. Operazione ardita ma innovativa, perché il mito di Napoli e del Napoli, come è scritto in una nota della mostra, è esso stesso un’opera d’arte.

Tre sale zeppe di preziosi ricordi che si dipanano lungo itinerari cronologici. Dalla fine dell’Ottocento ai giorni Filmauro / SSC Napoli/ De Laurentiis. Atto d’origine, dopo una fase pionieristica, il Naples Football Club (1904) fondato da mister Pohts, che, lavorando a Napoli,  aveva portato con sé le abitudini inglesi, tra cui il gioco del calcio, già praticato nel suo paese, quasi sconosciuto in Italia. C’era anche all’epoca, nella città partenopea, l’Internazionale, che si fuse successivamente (1921) con il Naples, l’aristocratica Open Air, l’Audace in maglia bianco-verde e, udite udite, l’Hellos in maglia bianconera. Non una zebra, comunque, ma un disegno a scacchi.

Poi, un lungo rosario di personaggi, trofei, calciatori famosi e “napoletanizzati”, la stella di Maradona,  allenatori vincenti e opposti di carattere -dall’astuto Pesaola all’introverso di successo Bianchi, dall’offensivista Vinicio al maestro Sarri- e una serie interminabile di gadget, pagine di giornali, gagliardetti e magliette, palloni d’epoca, che in caso di pioggia diventavano pesantissimi, biglietti ricordo, figurine, più propriamente “ritrattielli”, finanche rari dischi in vinile e, per tornare al mondo dei fumetti e dei giovani lettori, un Intrepido con Altafini in copertina a 120 lire.

Pescando a caso tra le curiosità e i personaggi di un secolo calcistico: ‘O Banco e Napule, nomignolo affibbiato a Hasse Jeppson e ai 50mila dollari costati per comprarlo, un titolo di Stadio del 1975 che annunciava “Savoldi al Napoli, affare monstre”, che mise in subbuglio il calcio mercato nazionale, l’entusiastico ‘O Napule è nu cannone, Sivori, Altafini e Cané”, antenato del Callejòn Mertens Insigne, uno stranissimo “Angelo azzurro, organo del partito sentimentale”, un’indimenticabile miss Napoli del 1958, le trombette di Piedigrotta introdotte nello stadio come arma sonora, lo straordinario Naim Krieziu, anni ‘40, che, pallone al piede, percorreva i 100 metri in 11 secondi…

L’età dell’oro, con l’arrivo di Maradona a Napoli, venne titolato dal Giornale di Napoli con un semplice e possessivo “E’ nostro”. “E’ scudetto” fu quello del Mattino nel 1987. “Il trionfo di Stoccarda” quello del Corriere dello Sport nel 1989.

E i trofei? Due scudetti, due Coppe Italia, una Supercoppa, disputata e vinta a Doha ai rigori contro la Juventus, con tutto il corredo di cimeli, paginate di giornali, magliette famose a partire da quelle indossate da Hamsik, Lavezzi, Cavani fino agli “eroi” dell’era Sarri – De Laurentiis (che era un ragazzino quando, nel 1959, venne inaugurato il nudo e bellissimo stadio San Paolo, poi rovinato dalla ristrutturazione dei mondiali ’90) . Trofei che s’intrecciano con la storia della città, dei sindaci e dei presidenti. Per restare al dopoguerra, da Fiore a Lauro, da  Ferlaino a DeLa.

La mostra, ideata e progettata da Alessandro Formisano, head of operations, preludio a un vero e proprio museo, è stata resa possibile grazie alla miniera di cimeli e ricordi di “Momenti Azzurri”, associazione fondata dieci anni fa da un’idea di Dino Alinei e Giuseppe Montanino, e dalla felice disponibilità di Paolo Giulierini, direttore del Mann. Ultima settimana per visitarla.

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