Pubblicato il: 8 marzo 2018 alle 7:35 am

Giorgia Pontetti, l’ingegnera elettronica e aerospaziale che produce frutta e ortaggi come se stesse su Marte «Il mio sogno? Far entrare nelle case degli italiani il mio orto tecnologico. Essere donna è una marcia in più»

di Arcangela Saverino.

Rieti, 8 Marzo 2018 – L’Italia è piena di storie di donne che hanno saputo mettersi in gioco, creando nuove attività imprenditoriali con le loro idee originali, che hanno rivisitato in chiave femminile vecchie idee. In occasione della Festa della donna vi raccontiamo la storia di Giorgia Pontetti, classe 1977, originaria di Rieti, che ha fondato la Ferrari Farm a Petrella Salto, la prima azienda ad applicare l’innovazione tecnologica nell’agricoltura. Una doppia laurea in ingegneria, elettronica e aerospaziale, il sogno di diventare la prima donna astronauta italiana, ma la voglia di non abbandonare le orme del nonno contadino. Oggi Giorgia dedica il suo lavoro ad oltre dieci ettari di terreno dove vengono utilizzate le più innovative tecniche per la coltivazione biologica e la produzione di confetture, succhi ed omogeneizzati da frutta e vegetali, liquori ed infusi alcolici. «Un po’ di anni fa partecipai ad una conferenza sull’argomento “spazio”. Ricordo che ad un professore americano sentii dire che, il giorno in cui l’uomo sarebbe andato su Marte, avrebbe potuto coltivare in idroponica. Tornando a casa iniziai a documentarmi e fu così che scoprii che questa è la tecnica di coltivazione più vecchia del mondo, utilizzata nell’antichità dai babilonesi e dagli egizi. In me si accese una lampadina: dovevo trovare il modo di unire le mie due anime, l’amore per la terra e quello per le nuove tecnologie» racconta a neifatti.

Da tale unione è nato il primo impianto di coltivazione idroponica, unico in Europa. «Le serre utilizzate sono uniche nel suo genere. Sono partita da un approccio tecnico e non da quello agricolo: ho scoperto che i cambiamenti climatici hanno un grande impatto sulle mie coltivazioni, per le quali non uso nessun trattamento. Ciò vuol dire che, quando il clima è avverso, rischio di non raccogliere nulla». Le serre sperimentate consentono a Giorgia di non ricorrere ai trattamenti chimici e, soprattutto, di prescindere dalle condizioni climatiche e di inquinamento: sono ermetiche per impedire ogni forma di contaminazione con l’ambiente esterno e sterili, aria e acqua sono sterilizzate con lampade Uv. Tutto è gestito da un sistema centrale computerizzato che garantisce condizioni ottimali per la crescita delle piante (temperatura, umidità, CO2), compreso il sistema di irrigazione che si basa sulla distribuzione di sali minerali con le acque di irrigazione a “ciclo chiuso” per ridurre al minimo il consumo di acqua. «Non ho fatto altro che realizzare una serra che è più pulita di una sala operatoria, all’interno della quale il pomodoro può crescere senza l’utilizzo di trattamenti chimici». Alla Ferrari Farm si mette in atto quella che viene definita la coltivazione elettronica: il sistema computerizzato automatico comanda sia il clima che le irrigazioni secondo il protocollo di coltivazione, senza la necessaria presenza di un agronomo che controlli la coltivazione nelle serre. I vantaggi non sono pochi: anzitutto la coltivazione idroponica consente di risparmiare sull’utilizzo dell’acqua, con un abbattimento del consumo idrico fino al 90% rispetto alla coltivazione tradizionale. Altro vantaggio è quello di «dare alla pianta sempre la primavera», ovvero di permetterle di crescere nel suo ambiente ideale, «ciò consente di raccogliere, per esempio, un piede di insalata in 30 giorni, a differenza della coltivazione tradizione in pieno campo che necessita dai 45 ai 60 giorni, in funzione del meteo».

Giorgia non si è fermata qui. Coltiva il sogno di far entrare nelle case degli italiani un orto tecnologico ed ha realizzato un prototipo in miniatura, un elettrodomestico grande quanto una lavatrice per coltivare, in autonomia, insalate e verdure da foglia, in un ambiente assolutamente pulito «Il prototipo si chiama Robot Farm ed è stato presentato al Make Faire di Roma. Ad oggi, sono stati venduti otto esemplari, ma siamo una realtà piccola e spero che un gruppo più grande possa sposare l’idea ed immettere il prodotto nel mercato degli elettrodomestici. In questo momento è venduto a 1.200 euro, un prezzo più alto rispetto al nostro target, ma solo perché siamo nella fase iniziale in cui viene costruito in autonomia, ma l’obiettivo è di aumentare la produzione e ottimizzare i vari processi produttivi, in modo da abbassare il costo ed equipararlo a quello di un qualsiasi elettrodomestico di fascia media».

Giorgia Pontetti ha rivoluzionato le coltivazioni biologiche, sfruttando serre e tecniche di lavorazione ad alto tasso di innovazione, uniche in Europa, e oggi rappresenta un esempio nel mondo dell’imprenditoria femminile. Non v’è dubbio che non solo l’otto marzo è necessario sostenere le imprese guidate da donne, valorizzare le innovazioni che il mondo femminile apporta nel mercato occupazionale, perché il ruolo della donna in tale settore è ancora marginale «Nel mondo dell’impresa la donna ha una mentalità diversa rispetto all’uomo, perché è più lungimirante e abituata a pensare alla risoluzione dei problemi. Questo è un vantaggio notevole». Le chiediamo quali sono i consigli che si sente di dare ad altre donne che vogliono iniziare la propria attività «Di credere sempre in se stesse, senza arrendersi mai di fronte gli ostacoli. Credere in ciò che si fa consente di superare tutte le difficoltà che possono presentarsi».

Non ci sono dubbi: «essere donna è una marcia in più, conclude.

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