Pubblicato il: 5 aprile 2018 alle 7:30 am

In California un giudice chiede che sul caffè in vendita venga scritto “può causare il cancro” In una causa che dura da 8 anni sono state coinvolte aziende come Starbucks alle quali era stato chiesto di mostrare l’assenza di minaccia di agenti cancerogeni nel caffè

da Los Angeles, Stanley Ruggiero Tucci.

5 Aprile 2018 – Chissà una notizia del genere che effetto avrebbe in Italia. Qui negli Usa – e in California in particolare – il colpo è stato avvertito soprattutto dalle multinazionali del caffè. Quando il giudice della Corte Suprema Elihu Berle ha dichiarato, in una proposta di decisione, che Starbucks e altre società di caffè non sono state in grado di dimostrare che la minaccia derivante da un composto chimico prodotto nel processo di torrefazione del caffè era insignificante e che quindi dovrà essere prevista un’etichetta di avvertenza sugli effetti cancerogeni, le compagnie del caffè si sono allarmate.

Tutto ha inizio quando il Council for Education and Research on Toxics, un’associazione non profit, ha citato Starbucks e circa 90 altre società, tra cui negozi di alimentari e negozi al dettaglio, in base a una legge statale che richiede espliciti avvertimenti su un’ampia gamma di sostanze chimiche che possono provocare il cancro. Una di queste sostanze chimiche è l’acrilammide, un agente cancerogeno presente nel caffè.

“Mentre la querelante ha dimostrato che il consumo di caffè aumenta il rischio di danni al feto, ai neonati, ai bambini e agli adulti, gli esperti medici ed epidemiologici degli imputati hanno testimoniato di non avere alcuna opinione sulla causalità – ha scritto il giudice Berle -, i convenuti non sono riusciti a soddisfare il loro onere di provare con una preponderanza di prove che il consumo di caffè conferisce un beneficio per la salute umana”.

L’industria del caffè aveva affermato, infatti, che la sostanza chimica è presente a livelli insignificanti e innocui e dovrebbe essere esentata dalla legge perché risulta naturalmente dal processo di cottura per rendere i chicchi saporiti.

La sentenza è arrivata nonostante le preoccupazioni sui possibili pericoli del caffè sulla salute, si siano allentate negli ultimi anni. Anzi erano stati diffusi altri studi in base ai quali la sostanza produrrebbe effetti benefici per l’organismo. E nel 2016, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro – agenzia per il cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – aveva rimosso il caffè dalla sua lista di “possibile cancerogeno”. L’agenzia aveva anche sostenuto che è improbabile che il caffè causi cancro al seno, alla prostata o al pancreas mentre sembrerebbe ridurre i rischi per il cancro al fegato e all’utero.

“Che il caffè sia una bevanda salutare è stato mostrato, più volte”, ha detto William Murray, presidente e CEO della National Coffee Association, commentando la decisione del giudice Berle. “Questa causa ha confuso i consumatori – ha poi aggiunto – e non fa nulla per migliorare la salute pubblica”.

La causa è in piedi da otto anni e non è ancora finita. Una terza fase del processo determinerà in seguito eventuali sanzioni civili che le compagnie di caffè dovranno pagare. Con potenziali sanzioni fino a 2.500 dollari per persona esposta al rischio, ogni giorno, per otto anni. Insomma, una cifra astronomica in uno Stato con quasi 40 milioni di residenti. Dunque molto improbabile.

L’avvocato Raphael Metzger, che ha intentato la causa (e ha bevuto qualche tazza di caffè al giorno), ha dichiarato che vuole che l’industria rimuova la sostanza chimica dal suo processo. Le aziende del caffè hanno replicato dicendo che non è fattibile perché renderebbero il loro prodotto cattivo.

“Se si vuole ottenere qualcosa per la salute pubblica allora bisogna eliminare questa sostanza, anziché lasciarla dentro e mettere in guardia le persone – ha detto Metzger -. Perché i bevitori di caffè sono dipendenti”.

Un cliente di Metzger aveva già portato all’attenzione della magistratura americana un caso analogo, seguito dal procuratore generale dello Stato che aveva costretto i produttori di patatine a concordare nel 2008 un pagamento di 3 milioni di dollari e a rimuovere l’acrilammide dai loro prodotti.

I regolamenti adottati negli ultimi anni richiedono ora avvertenze più specifiche che elencano ai consumatori le sostanze chimiche potenzialmente nocive, pubblicandole in un sito Web con maggiori informazioni. I parcheggi, ad esempio, dovranno esporre scritte avvertendo che l’aria respirabile espone i conducenti al monossido di carbonio e agli scarichi di gas e diesel e che le persone non devono indugiare più a lungo del necessario.

Molte aziende di caffè hanno già pubblicato avvertimenti che dicono specificamente che l’acrilammide si trova nel caffè e si trova tra le sostanze chimiche che causano il cancro. Tuttavia, molti di questi avvisi sono pubblicati in luoghi non facilmente visibili, come ad esempio sotto il banco dove sono disponibili crema e zucchero.

neifatti.it ©