Pubblicato il: 8 maggio 2018 alle 8:00 am

Risorse ittiche a rischio di potenziale collasso nei prossimi anni Secondo uno studio realizzato da ricercatori del Cnr in collaborazione con altri colleghi europei, se non si porrà un freno alla pesca eccessiva, non ci saranno più disponibilità alimentari provenienti dal mare

di Giulio Caccini.

Roma, 8 Maggio 2018 – L’85% degli stock ittici in Europa è al di sotto delle condizioni di sostenibilità di pesca; il 64% è ad oggi sovrasfruttato con un rischio potenziale di collasso nei prossimi anni (cioè non ci sarà più disponibilità alimentare). Mentre, se le ore di pesca fossero ridotte del 20% complessivamente, entro il 2030 avremmo oltre il 57% di risorse alimentari provenienti dal mare in più rispetto ad oggi, con un possibile incremento del benessere economico e sociale complessivo.

E’ quanto emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Marine Policy (Elsevier), che riporta le stime per area di pesca ed indica quanto le politiche territoriali tendono oggi ad incontrare le condizioni di ripopolamento degli stock.

Studio realizzato grazie alla collaborazione tra Gianpaolo Coro (laboratorio NeMIS dell’Isti-Cnr), Giuseppe Scarcella (Ismar-Cnr) e un gruppo di ricercatori europei.

L’analisi, riproducibile e verificabile sull’infrastruttura digitale D4Science dell’Isti-Cnr, è stata ottenuta implementando un complesso modello matematico (CMSY) che combina tecniche statistiche e di intelligenza artificiale con relazioni biologiche e riesce a proiettare scenari di ripopolamento degli stock nel futuro. I risultati potrebbero avere un alto impatto sulle politiche di pesca dell’Unione Europea nel prossimo futuro, poiché i risultati sono stati presentati a Febbraio 2017 al Parlamento Europeo e hanno catturato l’interesse positivo di diverse aree politiche. Inoltre, l’organizzazione internazionale Oceana ha pubblicizzato questi risultati sui propri canali, sia negli USA che in Europa.

La pressione della pesca è diminuita dal 2000 in alcune ecoregioni, ma non in altre. Il Mare di Barents e il Mare di Norvegia, ad esempio, hanno la percentuale più alta (> 60%) di titoli di sfruttamento sostenibile in grado di produrre un MSY Maximum Sustainable Yelds, cioè rendimenti massimi sostenibili). Al contrario, nel Mar Mediterraneo, meno del 20% degli stock è sfruttato in modo sostenibile. La pesca eccessiva è ancora diffusa nelle acque europee e l’attuale gestione, che punta a sfruttare al massimo lo sfruttamento sostenibile, non è in grado di ricostruire le scorte esaurite e si traduce in una scarsa redditività.

Dal 2014 l’Unione Europea ha riformato le sue politiche di pesca nel tentativo di porre fine alla pesca eccessiva (overfishing). A tal fine, la UE impone agli stati membri che tutti gli stock ittici di loro competenza siano pescati in maniera sostenibile entro il 2020. Ad oggi però non è stata mai eseguita una stima dello stato effettivo di sfruttamento e di salute di questi stock, almeno non in maniera quantitativa, ripetibile e verificabile e, soprattutto, non per il bacino del Mediterraneo.

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