Pubblicato il: 13 maggio 2018 alle 8:00 am

Dall’Amaca di Serra alla deriva della sinistra italiana Il caso (già dimenticato) del docente di Lucca aggredito dagli studenti offre la possibilità di parlare dello sfacelo culturale e politico nel Paese

di Gianluca Aceto.

Roma, 13 Maggio 2018 – Nelle scorse settimane ha suscitato scandalo un’Amaca di Michele Serra dedicata al bullismo nelle scuole italiane, ispirata da uno dei tanti casi che ormai quotidianamente possiamo “ammirare” in rete. La vittima era un professore dell’Itc ‘Carrara’ di Lucca, aggredito da tre imbecilli e dileggiato dal resto della classe. Torno sull’argomento perché lo ritengo emblematico (paradigmatico, direbbero quelli forbiti) dello sfacelo culturale in cui ci troviamo. Uno sfacelo che è, per quanto mi riguarda, duplice.

Mi riferisco innanzitutto ad un andazzo generale, che potrei definire la caduta tendenziale del tasso di capacità critico-analitica. Distinguo tale livello da uno più specifico, delineato dal proscenio in cui si consuma una tragedia nella tragedia, vale a dire il suicidio della sinistra politica e culturale (area alla quale dichiaro di appartenere).

Preciso che solitamente non leggo l’Amaca di Serra, le cui posizioni ho trovato spesso urticanti e respingenti, poiché tipiche di un contesto storico e culturale che esprime intellettuali separati dal corpo sociale che pure dicono di voler ‘interpretare’. Semplificando, parliamo qui dei think tank, delle tendenze mainstream, degli sciorinatori di expertise. Capisco possa fare un po’ specie, in mezzo a tanto inglese cool,  ricorrere a categorie desuete, ma visto che il 5 maggio ho festeggiato il 200° compleanno di Karl Marx, a me viene in mente un termine più semplice: ‘borghese’. Ecco, a me gli intellettuali borghesi che fanno i progressisti non stanno molto simpatici. E manco Serra.

Tuttavia stavolta difendo Michele Serra. In realtà non è che voglio difendere lui, voglio banalmente affermare il diritto ad essere capiti. Perché Serra non è stato capito, tutto qui.

Due mi sembrano i punti dolenti, che esprimono per l’appunto la duplice articolazione dello sfacelo culturale cui facevo cenno all’inizio. Il primo è il riferimento al populismo e alla «menzogna demagogica» ad esso consustanziale. Qui, secondo me, si sono incazzati soprattutto quelli che non votano più a sinistra (comprensibilmente) ma i Cinque Stelle. In effetti la critica di Serra è per loro devastante: «Il populismo è prima di tutto un’operazione consolatoria, perché evita di prendere coscienza della subalternità sociale e della debolezza culturale dei ceti popolari». Con un passaggio sottile e profondo, Serra mette in luce un carattere vero del populismo, che tra l’altro ha contribuito al successo elettorale di M5S e Lega.

Qui mi basta una domanda, rivolta a quelli di sinistra che votano Di Maio & Co.: ma perché vi incazzate alle parole di Serra? Non s’era detto che il Movimento non è né di destra né di sinistra? Ecco, una delle conseguenze è quella di rinunciare alla lettura di classe dei conflitti sociali. O sei classista (in termini analitici) o sei interclassista: tertium non datur. Un po’ come cuocere la pizza di governo nel forno della Lega o in quello del PD: anche in questo caso spariscono le differenze, visto che l’unico scopo è andare al governo (che poi manco ci riesci e la pizza rimane cruda). Il populismo nasconde le differenze di classe e utilizza, quale leva dell’agire politico, la coppia “noi-loro”, intendendo con “noi” un indistinto popolo buono, senza coscienza di classe, oppresso da “loro”, cioè da una altrettanto indistinta classe politica giudicata magnona, ladrona e zozzona.

E vengo alla tragedia nella tragedia: Serra che scrive – incredibilia dictu – una cosa di sinistra non viene capito dalla sinistra. Gente comune, intellettuali, giornalisti, Pensatori vari, in tanti si sono affannati ad esecrare la lettura “di classe” che Serra ha dato della scuola (cioè della società) italiana. Il disastro culturale emerge in tutta la sua evidenza: non conoscendo la distinzione tra giudizi di fatto e giudizi di valore (ah, signor Weber!), i sinistroidi italiani ignorano che nei fatti la situazione è quella che dice Serra. Chi afferma il contrario è un cretino, o vive sulla Luna. Serra non dice che questo gli aggrada o che è “naturale”, anzi esprime con molta chiarezza un punto di vista radicale: quel che accade è il prodotto delle differenze di classe e delle stratificazioni sociali. Ma del resto: è vero o non è vero che le disuguaglianze sociali globali hanno raggiunto livelli analoghi a quelli che precedettero la Prima Guerra mondiale, come ci ricorda Piketty? Guardate che parliamo della stessa cosa…

Ecco, una sinistra che non capisce quello che ha realmente scritto Serra non merita nemmeno di essere nominata: è un corpo morto, un cascame inutile e fastidioso, una vergona intellettuale, politica e morale. Chi pensa di essere di sinistra, e critica da (ehm) sinistra le parole di Serra, non ha letto nemmeno un bignamino di Marx e Gramsci, sputa sulla Lettera a una professoressa di Lorenzo Milani, ignora tutte le teorie del conflitto che in ambito filosofico e sociologico hanno espresso le più radicali e incisive critiche al capitalismo imperante.

Non so se Serra ha iniziato a rivedere le sue posizioni e le sue categorie analitiche, e del resto mi interessa poco. A me importa soprattutto di come la sinistra legga la realtà e provi a individuare delle soluzioni per affrontare le enormi e crescenti disuguaglianze. Da quando essa ha smesso di farlo, in questo Paese, si è politicamente inertizzata e socialmente annullata, ha dimenticato i diritti sociali e ha pensato di sublimarli (scambiarli) con quelli civili. Il problema non è Serra, il problema siamo noi.

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