Pubblicato il: 14 maggio 2018 alle 9:00 am

Rifiuti, sulla selezione dell’umido a New York fa scuola il modello italiano Nella Grande Mela la raccolta è aumentata del 400%. E’ il risultato della sperimentazione di due mesi condotta dai compostatori italiani nella zona residenziale Stuyvesant Town, a Manhattan

di Ennio Tomasini.

New York, 14 Maggio 2018 – A volte l’Italia riesce a dare lezioni di buone pratiche persino ai concittadini di Donald Trump. A New York la raccolta dell’umido è aumentata del 400% grazie al modello italiano. Questo è il risultato della sperimentazione di due mesi che si è svolta tra settembre e dicembre nella Grande Mela, nella zona residenziale Stuyvesant Town (StuyTown), uno dei più grandi plessi residenziali di Manhattan, durante la quale gli esperti italiani del Consorzio italiano compostatori (Cic) hanno introdotto strumenti e informazioni in grado di coinvolgere i cittadini e incrementare la quantità e la qualità dei rifiuti organici raccolti.

I risultati sono stati presentati a New York, nell’ambito della settimana della consapevolezza del compost (Icaw) organizzata dai compostatori americani. Una sperimentazione nata dall’esigenza di coinvolgere maggiormente oltre 600 famiglie all’interno del complesso residenziale di 25mila abitanti di Stuyvesant Town che fanno la raccolta dell’umido con un sistema che prevede un bidone dedicato e la raccolta porta a porta, sulla falsariga del modello italiano adottato con successo in molte città.

«La partecipazione dei cittadini si era rivelata tiepida – spiega Massimo Centemero, direttore del Cic e vice presidente dell’Ecn (European Compost Network) – per questo Novamont, l’azienda italiana che produce la materia prima per i sacchetti compostabili utilizzati anche negli Stati Uniti, ha commissionato agli esperti del Cic uno studio che migliorasse la resa della raccolta. Secondo le nostre stime, prima della prova solo un 10-15% dell’organico prodotto nella zona oggetto interessata dallo studio veniva depositato correttamente dai cittadini nel bidone marrone. Con la sperimentazione abbiamo introdotto nuovi elementi come la fornitura agevolata di sacchetti compostabili ed un bidone di raccolta più prossimo alla propria abitazione».

In questo modo la raccolta del rifiuto è aumentata di circa 4 volte arrivando a un 60-70% del potenziale, e mantenendo un livello di qualità molto alto degli scarti di cucina raccolti. Fruttuosa è stata anche la collaborazione con Eunomia e Biobag, che ha fornito i secchielli aerati e sacchetti compostabili in bioplastica Mater-BI di Novamont per la prova, e con lo staff di StuyTown che ha monitorato costantemente il peso e la qualità del rifiuto organico raccolto durante le 8 settimane di sperimentazione. «Abbiamo visto come anche negli Stati Uniti il modello nato in Italia è basato su un sistema comodo ed efficace, a partire dalla cucina fino al punto di raccolta, è quello che permette la migliore partecipazione del cittadino – continua Centemero – secondo l’ultima indagine di BioCycle negli Stati Uniti la raccolta dell’organico è attiva solo in 320 Comuni, concentrati soprattutto in California, per circa 4-5 milioni di persone su un totale di 325 milioni, spesso con bassa partecipazione».

In Italia, il Cic stima che siano più di 4mila i Comuni per circa 40 milioni di persone con il servizio attivo e che raccolgono 4 milioni di tonnellate di organico che viene trasformato in compost, fertilizzante naturale, e biometano, carburante a zero emissioni. Una filiera che ha generato e genera tuttora, oltre alla riduzione dell’impatto ambientale, anche un numero considerevole di posti di lavoro.

Numeri che adesso non potranno che aumentare, anche grazie all’approvazione da parte del Parlamento Europeo del pacchetto sull’Economia Circolare che prevede l’obbligo dal 2023 della raccolta differenziata del rifiuto organico per produrre compost di qualità e riportare la sostanza organica nel suolo. «Abbiamo molto da insegnare all’estero, ma non ce ne rendiamo conto – sottolinea Centemero – l’Italia infatti è lo stato più avanzato in questo senso, anche più della Germania, nonostante la carenza di incentivi e tutti i problemi di gestione dei rifiuti che spesso ha sofferto il nostro Paese».

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