Pubblicato il: 17 maggio 2018 alle 8:30 am

‘Un viaggio improvvisato a chilometraggio illimitato’: il Bibliomotocarro del maestro Antonio La Cava La storia di un insegnante in pensione che ha realizzato il suo sogno di diffondere l’amore per la lettura

di Arcangela Saverino.

Matera, 17 Maggio 2018 – Nel 1961, a due anni dalla rivoluzione cubana, prese vita una grande campagna di alfabetizzazione dei campesinos che spinse migliaia di giovani volontari a partire verso Cuba per portare avanti una rivoluzione culturale, volta a creare cittadini liberi e responsabili, capaci di leggere e scrivere, utilizzando, come unici strumenti, i libri e la forza delle parole. La storia di Antonio La Cava ricorda molto la rivoluzione compiuta da quei giovani che, attraverso l’amore per la letteratura e la poesia, hanno creduto fortemente che la scrittura e i libri potessero essere il motore di un grande rinnovamento. Maestro in pensione dopo 42 anni di insegnamento, deciso a continuare a diffondere l’amore per la lettura ai bambini, nel 2003 ha acquistato una moto ape di seconda mano, trasformandola in Bibliomotocarro, una libreria itinerante che contiene più di 700 libri. Da allora è sempre in viaggio, percorrendo in lungo e in largo la sua terra, la Basilicata. «Circa vent’anni fa, svolgendo la mia professione di maestro, notai un affievolimento del rapporto tra i libri e il mondo della fanciullezza che  mi spinse a mettere in pratica quello che per me fu un vero e proprio dovere civile: richiamare l’attenzione sul problema principale, la crescente disaffezione dei giovani verso i libri». Una nuova idea per far riscoprire l’entusiasmo verso la lettura: nasce da qui il progetto “Fino ai margini”, che coinvolge i bambini, di età compresa tra  3 e  13 anni, nei paesini più piccoli della Basilicata e prevede un viaggio interminabile alla ricerca di nuovi lettori. «Mi serviva un mezzo che mi consentisse di portare i libri dove se ne avvertiva più bisogno: ci sono bambini, infatti, a cui ancora è negato il diritto di averli tra le mani. L’idea del mezzo è stata decisiva e vincente». Un mezzo che è umile, semplice, povero e lento: quattro aggettivi che sintetizzano l’essenza del pensiero di Antonio.

Il bibliomotocarro, oggi, è al suo diciannovesimo anno di vita e ha percorso più di 180 mila chilometri. La frase che compare sulla biblioteca ambulante “i libri hanno messo le ruote” rivela l’idea rivoluzionaria del maestro «I libri, da sempre, sono stati espressione di una cultura che possiamo definire “aristocratica”, ovvero fatta per pochi e di pochi. Con il bibliomotocarro, invece, sono diventati simbolo di una cultura democratica, ovvero per tutti e di tutti». La scelta di percorrere lunghe distanze per raggiungere i paesini al di sotto dei mille abitanti è legata a questa piccola rivoluzione, volta ad allargare, ad ingrandire la base dei fruitori. Per tale motivo il servizio di biblioteca non ha un registro dei prestiti «Quando i bambini prendono i libri, io non annoto nomi, cognomi, titoli o altri dati. Il mio vuole essere un investimento, ovvero una “semina di fiducia” che, maturando, diventa un “raccolto di responsabilità”: quotidianamente dovremmo investire la fiducia sui fanciulli per avere, come ritorno, comportamenti responsabili». L’ape non promuove soltanto la lettura, ma anche la scrittura. Antonio porta sempre con sé i “libri bianchi”: quaderni con la copertina rigida, intonsi, che, una volta giunti tra le mani dei più piccoli, diventano libri di racconti scritti da bambini provenienti da luoghi diversi. Libri di storie che iniziano ad essere messe nero su bianco in un paese, continuano e si concludono grazie alla fantasia di altri bambini in paesi diversi e si intrecciano attorno ad un filo invisibile che lega il candore della loro innocenza. «Era il 2009 e stavo realizzando il progetto “Amico libro” in un paesino in provincia di Matera. Ricordo che, ad un certo punto, una bambina mi chiese, timidamente e  con un filo di voce “Maestro, perché i libri non li scriviamo noi?” Così misi in atto l’idea di quella bambina dodicenne, e acquistai due cento quaderni, di 80 pagine ciascuno, con la copertina rigida, iniziando a portarli in giro. In un paese, in particolare, chiesi ad una fanciulla perché non avesse scelto un libro e lei mi rispose “Io ho scelto un libro bianco, perché mi piace scrivere e inventare storie”».

Attraverso la scrittura e le pagine bianche, i fanciulli hanno la possibilità di raccontare e raccontarsi, uscendo dallo stato di isolamento e solitudine in cui sono imprigionati a causa dei nuovi mezzi di comunicazione, trovando accoglienza nel bibliomotocarro che, non a caso, ha la forma di una casetta, calda e confortevole «L’amore per la lettura e per i libri nasce a scuola, grazie all’abilità dei maestri, ma si consolida e si afferma nelle famiglie, nelle case. Nelle abitazioni piene di libri dove i genitori hanno l’abitudine di dedicare il proprio tempo alla lettura, è più facile coinvolgere i bambini». I libri, come le case, rappresentano un riparo, un conforto «I bambini, spesso, vengono feriti da altri bambini e, crescendo, portano con sé una fragilità che può essere superata con l’aiuto dei genitori o degli amici. Ma anche una bella pagina di letteratura può essere di grande aiuto perché il libro è amico e noi tutti, nella nostra vita, ne abbiamo bisogno». La casetta, le tegole rosse, il comignolo fumante, le finestre che si aprono sui volumi e le porte attraverso cui si accede nell’ape-casa: i bambini scelgono i libri e si rifugiano all’interno del bibliomotocarro che non è soltanto una biblioteca, ma anche un cinema itinerante, con uno schermo cinematografico dove vengono proiettati  cortometraggi di animazione e di fiction realizzati dai piccoli. Un cinema speciale che parte dai testi letterari: favole, filastrocche, poesie diventano rappresentazioni grazie ai laboratori “Entrare con la testa, uscire con gli occhi” (di animazione) e “Dalla pagina al mondo” (di fiction), attraverso i quali i fanciulli ascoltano pagine di letteratura che li emozionano e, a loro volta, scrivono le storie  che si intrecciano e diventano una sceneggiatura, interpretata dagli stessi bambini « Diventano attori di una storia che loro stessi hanno scritto, suggestionati da una pagina di letteratura. Dalla pagina al mondo».

Antonio oltre che un maestro di vita, è a un vero e proprio maestro di strada, che non ha perso l’entusiasmo e l’energia di insegnare, regalando momenti di magia a molti bambini, affascinando i più piccoli con storie fantastiche. La sua è una favola moderna che sembra uscire da uno dei libri che porta in giro per la Basilicata, avvincente come un racconto di Gianni Rodari, che profuma di speranza perché, riaccendendo i sogni dei più giovani, percorre chilometri verso un futuro migliore.

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