Pubblicato il: 20 maggio 2018 alle 8:00 am

Astuti Giovanni, un uomo qualunque In un giorno come tanti si fece avanti un distinto signore…

di Gabriella Striani.

Napoli, 20 Maggio 2018 – Quel giorno, uno come tanti, Astuti Giovanni era sul suo posto di lavoro a vendere la musica, la sua musica scritta per strada. Si era a Napoli, inizio Anni ‘50; il suo lavoro gli aveva concesso spesso di portare a casa un po’ di soldi. Quel giorno aveva venduto i suoi manoscritti a diversi passanti, chi realmente interessato ad avere un pezzo musicale scritto, chi incuriosito dall’arte del comporre, chi dall’arte del semplice trascrivere una melodia, chi, invece, cercava invano “‘e s’arrubba’ nu mestiere”; ma Astuti Giovanni non era certo il tipo da lasciarsi “arrubbare” un mestiere come il suo, lui aveva fatto il Conservatorio, lui!

Nel soggiorno di casa sua mal si celava quel diploma in Pianoforte conseguito presso il San Pietro a Majella con la firma dell’allora direttore Francesco Cilea. Lui, la Musica, la componeva, dopo essersi avvicinato agli studi di Composizione; qualche anno prima aveva vinto persino diverse edizioni del festival di Napoli e quello di Piedigrotta musicando molte canzoni, tra le tante, di quel tal poeta frattese, Nello Franzese, quanti successi! E la trascriveva “su ordinazione”: quel giorno, tra la folla urlante di quella città splendente, si fece avanti un distinto signore, doveva aver superato la cinquantina, vestito bene, elegante, dai modi gentili e portamento da nobiluomo. Adocchiò subito Astuti Giovanni, anzi, sembrò che fosse diretto proprio da lui, chissà se i due si conoscessero già? Il signore elegante, dopo il rituale dei convenevoli che tanto si addicono alle persone ben educate, chiese ad Astuti Giovanni la trascrizione di una melodia che aveva nella testa; iniziò allora a fischiettarla e a canticchiarla. Non ci volle molto perché Astuti Giovanni prendesse subito nota (è il caso di dirlo) del dettato melodico del gentiluomo; giunto, poi, nella sua casa a Pozzuoli, trascrisse fedelmente lo spartito del seducente volere di quel caparbio e carismatico signore che, dopo averlo ricompensato, prese il manoscritto, salutò la moglie del compositore con amabile grazia, “Molto piacere, Antonio De Curtis”, e si allontanò.

Dopo qualche anno da quell’incontro, Astuti Giovanni si accasciava in una giornata di primavera sui tasti del suo amato strumento, facendo appena in tempo ad ascoltare in radio quella “Malafemmena”, la sua opera più preziosa che, ancora oggi, tutto il mondo canta.

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