Pubblicato il: 21 maggio 2018 alle 9:00 am

Quanto ci piace il Luxury Food Siete fedeli al motto del carpe diem e non volete rinunciare ai piaceri della vita? Il cibo più lussuoso del mondo vi aspetta, perché il gusto non ha prezzo

di Aldo Morlando.

Roma, 21 Maggio 2018 – Pagati a peso d’oro e venduti come vere e proprie opere d’arte. Non sono quadri o gioielli, ma cibo, quello extra luxury, s’intende.

Il primo tra tutti è di sicuro il Tartufo bianco di Alba, pregiato e amato, citato nelle ricette più lussuose del mondo, la sua difficile reperibilità lo rende carissimo: un pezzo (un chilo) è stato venduto a più di 160mila dollari.

Ma se il tartufo bianco è tra i più costosi, di certo il Caviale bianco Almas è sinonimo di lusso. Proviene dall’Iran, è il più raro in circolazione ed è venduto solo a Londra da The Caviar House & Prunier a Piccadilly Circus in una confezione d’oro 24 carati. Una confezione costa 22.500 euro al chilo.

Ci sono però altri cibi magari meno noti ma non per questo meno costosi e pregiati, quasi tutti provenienti dall’Oriente, come il Melone Yubari King coltivato in Giappone, venduto solo a coppia a 20 mila euro. A che deve il prezzo esorbitante? Pare che i frutti vengano massaggiati e lavati più volte al giorno!

Simile e ugualmente coltivata in Giappone è l’Anguria Nera di Densuke, a un costo di 5500 euro. Rimanendo sempre in ambito dolce, il Miele Elvish è il miele più costoso al mondo (5 mila euro al chilo): viene da una caverna profonda 1800 metri in Turchia. E non vogliamo assaggiare la bistecca Wagyu Kobe? Carne di manzo proveniente da bovini giapponesi, morbida e saporita (mille euro al chilo), magari con un contorno di patate Bonnotte, coltivate su una piccola isola della Normandia, al largo della costa occidentale della Francia (1000 euro al chilo), o di funghi Matsutake, una specie di porcini che si trova solo nelle foreste di pini del Giappone e può costare 2mila euro al chilo.

E per condire e aromatizzare il risotto, guai a usare una “bustina” di zafferano acquistata al supermercato! Contengono lo zafferano polverizzato, ma “tagliata” con altre spezie come cartamo (detto anche “zafferanone”) o curcuma, meno pregiati. Scegliamo piuttosto quello rosso iraniano che supera i 40 euro al grammo. Ma lo zafferano in stimmi essiccati lo troviamo anche in Italia, coltivato soprattutto in Abruzzo e Sardegna.

Un capitolo a parte meritano i formaggi, e qui leggete fino alla fine. Se siamo disposti a spendere cifre considerevoli per il nostro luxury food orientiamoci su formaggi “alternativi”. Oltre a mucche, bufale, capre e pecore, insomma, c’è infatti uno sparuto gruppetto di animali che con grande impegno e con esiti più o meno felici – ma tutti costosi – propone una scelta raffinata. C’è il formaggio di asina: nonostante sia quasi impossibile rendere formaggio il latte di asina (per la particolare composizione che lo rende quasi inattaccabile dagli enzimi) qualcuno, sfidando la chimica, c’è riuscito. Prodotto in Serbia, il formaggio si chiama Pula e il costo, al kg, è di 1000 euro (il latte da solo, al litro, costa circa 40 euro). O il formaggio di renna: Siberia e Lapponia sono i principali luoghi di produzione. Due giorni per raccogliere la giusta quantità per produrre formaggio.

Ma il top sembra essere il formaggio d’alce: in una fattoria nel nord della Svezia, accanto ai “tradizionali” prodotti a base di alce, da qualche tempo si produce anche il formaggio, che raggiunge la cifra considerevole di 750 euro al kg. Secondo gli intenditori, richiamerebbe un po’ il sapore del Feta. E il formaggio di cammello? Principali produttori sono i pastori nomadi dell’Africa e dell’Asia. In Mauritania e negli Emirati arabi si produce il Caravane, una sorta di brie, in Kazakistan, il Kourt un formaggio durissimo, da grattugiare.

Per gli amanti dell’esotico consigliamo il formaggio di yak, simile al pecorino, prodotto prima solo in Nepal, poi anche in Bhutan, India, Mongolia e Pakistan.

Dulcis in fundo, come promesso, prelibatezza rara e costosa, ecco il formaggio di maiale: l’allevatore olandese che si è cimentato nell’ardua – e rischiosa – impresa di mungere le scrofe pare impieghi 40 ore per la delicata operazione. Costa 3000 euro al chilo.

E dopo aver assaggiato le migliori e lussuose pietanze da tutto il mondo, concludiamo con un caffè, ovviamente extra lusso. E’ Kopi Luwak, arriva dall’Indonesia e possiede, a dir poco, una particolarità: la pregiata miscela si ricava dalle bacche di una pianta ingerite e parzialmente espulse attraverso gli escrementi dallo zibetto delle palme, un animaletto parente della mangusta, passaggio che ne esalta il sapore, arricchendolo con note di cioccolato. 10 euro a tazzina (anche 30 dollari nei bar alla moda di New York), 113 euro l’etto. Pare che questo caffè risvegli emozioni sopite e piacere infinito.

Due domande: rinuncereste a un espresso napoletano per questa rara prelibatezza? E poi, scambiereste una parmigiana della mamma con qualcuno di questi costosissimi cibi?

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