Pubblicato il: 24 maggio 2018 alle 10:00 am

Un contratto all’improvviso Sarri se ne va e De Laurentiis assume Ancellotti. Contratto milionario, grande stupore nell’ambiente calcistico europeo. Per i tifosi è stato un Napoli felice. Il romanzo popolare continua

di Antonio Mango.

Napoli, 24 Maggio 2018 – Sarà vero?, si pensava in mattinata di ieri. Il buon Ancelotti al Napoli. Fama e palmares indubitabili. Stragi di vittorie a qualsiasi latitudine. Allenatore delle più forti squadre d’Europa. Ufficialità ufficiosa fino al pomeriggio, come per dire è vero, ma manca qualche dettaglio. Accordo trovato nella sede della Filmauro a Roma, a 100 metri dal Quirinale e dall’altro contratto di programma, quello di governo.

Ma veniva da pensare: incertezza per incertezza, sicuri che Carletto ha firmato? Conoscendo i famosi dettagli dello staff amministrativo di Aurelio, che hanno compromesso più di una trattativa nel corso di questi anni, e quelli altrettanto complicati del tandem Salvini – Di Maio, che stanno terremotando il sistema, veniva da dubitare che l’affaire Ancelotti andasse in porto e, per quanto riguarda il governo, meglio affidarsi alla buona sorte e al filtro di un mediano d’interdizione come Mattarella.

Nel primo pomeriggio, finalmente, la cosa è stata annunciata come ufficiale ed è stata insolitamente tempestiva rispetto alle abitudini di casa. Ancelotti rientra in Italia (calcisticamente parlando) e parte dal punto più caldo della sfida: il San Paolo esaltato dal gioco e deluso dal Palazzo, l’ambizione di vincere lo scudetto e non trascurare le coppe, comprare top a costi e ricavi, lavarsi, dopo il 79 d.C., con acqua e sapone. Battere la Juve, of course.

E Sarri? Prima di tutto riconoscenza. Ha portato una squadra non abituata a vincere  all’attenzione d’Europa e con la sola forza delle idee. Un allenatore di periferia che ha scalato l’hit parade dei coach più famosi del mondo. Un triennio da sballo nel Napoli, senza vincere niente, ma portato in trionfo dai tifosi. Una storica rivale come la Juve, vincente ma senza narrazione, e direttori di gara cui si potrebbe dedicare un refrain di questo momento tipo “non mi avete fatto niente”. Dopo quello di Maradona, infatti, è stato un Napoli felice.

Sul più bello, però, a un certo punto si va via. L’hanno fatto, per non andare troppo lontano nel tempo, Mazzarri, Benitez e ora Sarri. Napoli è stressante. Il copione prevede che il “popolo” accompagni con i suoi umori le vicende della squadra. Amati o licenziati. A Sarri e al suo manipolo di golden boys è toccata la parte buona. Ad Ancelotti toccherà guadagnarsela. Viste le lodi e scudetto e Champions già vinti bisogna ricordare che Carletto non è Gesù, è un allenatore.

Il romanzo popolare continua. Si riparte da Ancelotti.

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