Pubblicato il: 29 maggio 2018 alle 8:00 am

Banche, in 8 anni persi 44mila posti di lavoro Forte calo dell'occupazione nel comparto bancario. Secondo la Cisl, al Nord perso un addetto ogni 10, al Sud quasi 2 su 10

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 29 Maggio 2018 – Quando, due giorni fa, abbiamo pubblicato l’articolo sul calo delle rapine in banca, qualche commento ironico ha accompagnato i numeri forniti dall’Associazione Bancaria Italiana. Tra questi, due soprattutto, adducevano le seguenti motivazioni a quel dato: “Pochi soldi depositati” e “Sono diminuiti gli sportelli bancari”. Seppur con ironia, i due commenti non si discostano molto dalla realtà, sembra.Infatti, secondo quanto rilevato da First Cisl, in otto anni sono andati persi 44mila posti di lavoro. A fine 2009 i bancari italiani erano 330mila, nel 2017 sono scesi quasi a quota 286mila. Solamente nel corso del 2017 i posti persi sono stati 13.500. Un’emorragia, spiega il sindacato, “che prosegue con i piani di uscita dei grandi gruppi”.

Il segretario generale di First Cisl, Giulio Romani, parla di una vera e propria emergenza: «Al Nord abbiamo perso un addetto ogni 10, al Sud quasi 2 su 10. E’ un tributo occupazionale enorme versato sull’altare della mancata riforma del sistema bancario – commenta – . Il cambiamento non può più attendere, i tempi per una riforma che tuteli il risparmio e il lavoro e che rilanci l’occupazione sono maturi».

Romani, poi, attraverso l’agenzia di stampa AdnKronos avverte: «Nessuno venga più a dirci che il personale costa troppo: ai 2,9 miliardi di utile realizzati dai cinque maggiori gruppi bancari italiani nei primi tre mesi del 2018 hanno dato un enorme contributo i 5 miliardi delle commissioni nette, che sono strettamente correlate al fattore lavoro e valgono il 119% del costo del personale, contro il 112% di fine 2017. L’efficienza del personale è dunque molto alta e il costo del lavoro assorbe solo il 33% dei proventi operativi. Lo straordinario apporto dei dipendenti va riconosciuto tangibilmente: il tempo dei tagli economici e occupazionali è finito, è ora di coinvolgere i lavoratori negli organi di controllo delle banche».

«Dare priorità al rilancio occupazionale».

Questo il messaggio del responsabile dell’Ufficio Studi di First Cisl, Riccardo Colombani. Sembra quasi una risposta a quei dati forniti da Abi sugli investimenti messi in campo dagli istituti bancari per accrescere la sicurezza nelle filiali. Come a dire, va bene la sicurezza ma la priorità è il lavoro, «perché – spiega Colombani –  dal 2009 abbiamo avuto flessioni a doppia cifra in tutte le aree del Paese, anche se una lettura superficiale delle rilevazioni della Banca d’Italia può trarre in inganno, indicando illusori incrementi in province come Torino o Bergamo, che nell’ultimo anno sembrano cresciute l’una di 3.000 e l’altra di 500 addetti, mentre non è così».

«Il problema – continua Colombani – è che per il 2017 la vigilanza ha attribuito alla provincia della nuova capogruppo gli addetti delle ex direzioni delle banche che sono state oggetto di integrazione, per cui chi lavora nelle ex sedi delle venete è conteggiato come fosse a Torino, sede legale di Intesa Sanpaolo, chi sta negli ex uffici centrali di Banca Marche e di Etruria è sul conto di Bergamo, sede di Ubi, chi è nelle direzioni delle tre casse acquisite da Cariparma è contabilizzato a Parma. Stimando opportuni correttivi sulle varie regioni coinvolte, riteniamo realistico affermare che in otto anni il Nord Ovest ha perso poco meno dell’11% dei suoi bancari, il Nord Est il 12,5% circa, l’Italia Centrale poco più del 16% e il Mezzogiorno quasi il 17%».

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