Pubblicato il: 31 maggio 2018 alle 9:00 am

Meine liebe Italia Non solo spread: i rapporti economici dei tedeschi con l’Italia

da Berlino, Fritz M. Gerlich.

31 Maggio 2018 – Spread, fino a pochi anni fa, era un termine noto quasi esclusivamente agli addetti del settore. Invece da alcuni anni, e in particolare in questi giorni (politicamente) infuocati, è diventato sinonimo dell’incubo del fallimento, della bancarotta, con il terrore di finire come i poveri venezuelani, che vivono da anni una situazione sempre più drammatica, esasperata da un aumento esponenziale dei prezzi, fino all’85%, e dal definitivo crollo della moneta.

La parola spread, il differenziale esistente fra il rendimento dei titoli di stato decennali italiani, i BTP, e quelli tedeschi, detti Bund, ha assunto un significato specifico e determinato, indicando in definitiva il nostro gap economico con l’Europa, ma in fondo con la forte Germania. E oggi che all’estero lo stallo della politica italiana crea incertezza, gli investitori richiedono incentivi per il rischio che si assumono.

L’opinione che si ha attualmente dell’Italia in Germania non è lusinghiera: la mente va ovviamente ai tanti articoli di giornale apparsi in questi giorni sui quotidiani tedeschi, come quello sullo Spiegel che definiva gli italiani die Schnorrer von Rom, gli scrocconi di Roma.

Tuttavia, i tedeschi non sono i massimi nemici degli italiani. Anche nel mondo del lavoro esistono punti di contatto inaspettati.

Una ricerca tedesca condotta nel 2016, subito dopo il voto sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, su un campione di circa 1000 tedeschi e circa 1200 italiani, una specie di intervista doppia, disegnava un popolo – i tedeschi- che si percepiva avanti in tutto rispetto all’Italia, nel potenziale economico, nella scuola e nel sociale, perfino nella qualità della vita, con però preoccupazioni comuni, come l’Islam e profughi, e che giudicava gli italiani pessimisti. I tedeschi si sentono vincenti e detentori della leadership europea, gli italiani tutt’altro, i loro giudizi sull’adesione all’Unione Europea e sull’euro sono costantemente negativi. Per gli italiani, la Germania è troppo forte economicamente e politicamente, per i tedeschi l’Italia paga la sua instabilità.

Questo clima non contribuisce certo alla reciproca comprensione – che ha un forte ostacolo nella lingua, soprattutto dalla parte italiana – e si riflette negativamente sull’immagine di sé e sul giudizio sugli altri, superficiale per entrambi i popoli fino allo stereotipo, con i tedeschi che emergono pignoli e pedanti dalle risposte italiane e gli italiani frivoli e inaffidabili da quelle tedesche.

Inoltre, secondo gli italiani, la Germania trae troppo vantaggio dall’euro. In realtà la differenza di percezione, la sfiducia, è più dal punto vista politico che da quello economico.

I tedeschi sono da tempo apportatori di ricchezza per l’economia tricolore, a cominciare dagli anni del boom del turismo in Italia, negli anni ´60 del XX secolo, avvenuto anche grazie ai milioni di tedeschi ed austriaci che trascorrevano le loro vacanze sulle numerose spiagge soprattutto della Riviera Romagnola.

La Germania è ancora oggi il primo Paese di provenienza dei turisti stranieri che giungono in Italia. Secondo gli ultimi dati, il numero dei turisti tedeschi in Italia ha raggiunto la cifra record di 10,5 milioni. “Rimini e la Romagna sono il posto del cuore delle vacanze per i tedeschi”- raccontava l’estate scorsa la cancelliera federale Angela Merkel, ricordando i 25 anni del gemellaggio dell’Hessen (Assia) con la Regione Emilia Romagna.

I rapporti economici tra Italia e Germania sono antichi, e non solo fondati sul turismo.

Italia e Germania, Paesi fondatori dell’Unione Europea, condividono forti ideali europeisti. Il legame transatlantico della NATO ha storicamente fornito ulteriori importanti motivi di cooperazione. Gli incontri e la collaborazione fra i Governi dei due Paesi e fra le loro istituzioni sono molto intensi e registrano ampie convergenze di vedute su numerose tematiche.

Da un punto di vista economico, la Germania è il primo partner commerciale per l’Italia, sia come mercato di sbocco dell’export italiano, sia come Paese di provenienza dell’import italiano. Il volume dell’interscambio bilaterale, che nel 2016 ha quasi raggiunto i 112,5 miliardi di euro, corrisponde a quasi il doppio di quelli che intratteniamo con Francia e Regno Unito insieme. Anzi, Le importazioni di prodotti tedeschi in Italia sono perfino superiori alle esportazioni italiane in Germania, che riguardano principalmente prodotti della metallurgia ed autoveicoli.

L’Italia occupa il quinto posto tra i Paesi fornitori della Germania ed il settimo tra i Paesi acquirenti di prodotti tedeschi.

Ma i tedeschi sono molto presenti nel Bel Paese anche come investitori: 35.900 sono le imprese tedesche con sede in Italia, e le imprese italiane partecipate o controllate da capitale tedesco sono oltre 1800, per un totale di circa 125.000 posti di lavoro.

Anche dal punto di vista dei rapporti fra le due società civili, le relazioni bilaterali sono molto intense e si nutrono di una consistente e ben integrata comunità italiana in Germania e di numerosi contatti e rapporti fra i due Paesi a livello culturale ed accademico.

Le aziende italiane interessate a sviluppare con la Germania rapporti di affari solidi e duraturi dispongono dunque di un contesto e di condizioni di partenza fortemente favorevoli, sia per le imprese già consolidate che per le start up italiane, sempre più presenti sul mercato tedesco.

Perché i tedeschi investono ancora in Italia?

C’è un elenco di motivi validi: l’Intensità dei legami economici e commerciali con l’Italia, la dimensione del mercato e la posizione strategica del Paese in Europa, il forte apprezzamento del “Made in Italy” nel consumatore medio tedesco, la vicinanza, in termini logistici, del mercato tedesco.

Ma anche gli italiani possono investire in Germania, concentrandosi ad esempio nei settori scientifico, tecnico, degli autoveicoli, dell’energia elettrica e gas, nei servizi di alloggio e ristorazione, prodotti tessili ed alimentari.

Per i tedeschi, non è importante da dove vieni, ma cosa fai e come lo fai, nulla più.

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