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C’è una “Terra dei Fuochi” anche ad Anzio, ma nessuno lo sa

di Linda Di Benedetto.

Roma, 1 Giugno 2018 – Anzio, la zona Sic denominata “Macchia della Spadellata-Fosso S. Anastasio”, negli anni ‘70 è stata protagonista di un fatto di cronaca. La società Farmaceutica “Recordati” scaricò del materiale altamente tossico nella macchia. Le segnalazioni di esalazioni nauseabonde e strani sintomi che i cacciatori osservarono sulla fauna, portano alla scoperta di 406 fusti contenenti sostanze altamente tossiche. Un giudice di Anzio avviò un’inchiesta, che portò alla condanna della ditta Recordati a pagare in via cautelativa, 200 milioni di lire per i primi interventi di bonifica. Dopo 7 anni dal rinvenimento, alcuni fusti furono rimossi da una ditta specializzata, mentre parte rilevante degli stessi furono confinati nel bosco stesso in un sarcofago di cemento, si presume in attesa di definizione del contenzioso tra il Comune di Anzio e la ditta Recordati. La causa arrivò a sentenza definitiva nel 2011 con il riconoscimento al Comune di Anzio di un ulteriore risarcimento che non è stato impiegato per terminare le bonifiche.

Negli anni ’90, per far fronte ad una grave emergenza rifiuti derivata dall’indisponibilità della discarica di Borgo Montello, il Comune di Anzio depositò i propri rifiuti per circa 5 anni, anche se in modo discontinuo, proprio nello stesso punto in cui risultavano interrati i fusti tossici. Il sito era adibito a cosiddetta “zona di trasferenza” cioè di provvisorio accantonamento dei rifiuti in attesa di conferimento definitivo a discarica autorizzata. La permanenza di cumuli enormi, per anni ha indotto ovviamente gravi danni ed inoltre il previsto risanamento, terminata l’emergenza, non è mai avvenuto per cui attualmente tonnellate di immondizia sono ancora presenti in quel punto, coperte da cumuli di terra di riporto e vegetazione.

Nello stesso bosco, poco più a nord della discarica improvvisata dal Comune di Anzio, si rinviene una seconda discarica abusiva nella quale sono visibili scarti di materiale edile, ingombranti e scarti vari; l’erosione ed il dilavamento del terreno dei riporti posticci nel tempo hanno causato il progressivo affioramento dei rifiuti delle discariche ed ancora più preoccupante è la condizione del sarcofago protettivo dei fusti tossici, già inadeguato in origine ed oggi chiaramente senza alcuna possibilità di garantire impermeabilità e tenuta. Una studentessa di biologia fece la sua tesi di laurea sull’accaduto annotando il ritrovamento di carcasse di animali, morte in seguito alla contaminazione. Nel 2011 il contenzioso con la ditta Recordati si è concluso con il riconoscimento del danno subito da Anzio pari a circa 700 mila euro. La somma incassata, tuttavia non fu destinata alle tanto attese opere di bonifica perché fu risposto che la Recordati oltre al risarcimento doveva provvedere anche alla bonifica.

Ad oggi non risultano altri interventi ambientali avvenuti sul territorio, ma solo sopralluoghi e senza scavi non è possibile confutare se ci siano altri fusti o rifiuti interrati, nonostante ad occhio nudo se ne abbia una parvenza abbastanza concreta. Il risarcimento danni è stato stabilito, ma il danno ambientale quale è stato? Se non è mai avvenuta una bonifica completa o perlomeno comprovata con carte alla mano perché si può accedere all’area indisturbati? Tutte domande che dovranno ancora aspettare per trovare delle risposte.  Intanto anche ad Anzio l’attenzione è rivolta alle elezioni comunali del 10 giugno prossimo.

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