Pubblicato il: 5 giugno 2018 alle 9:00 am

A Lille una campagna contro le molestie per strada crea polemiche Secondo i sondaggi, Il 99% delle donne francesi è stata molestata per strada almeno una volta nel corso della vita. Ma non piace a tutti l’iniziativa di Twitter...

da Parigi, Sylvie Pasquier.

5 Giugno 2018 – Venerdì scorso, primo giugno, il Consiglio giovanile di Lille – città francese, a poca distanza dal confine con il Belgio – ha pubblicato su Twitter le immagini della sua campagna contro le molestie di strada. Composto da giovani di età compresa tra i 16 e i 25 anni che lavorano insieme ai funzionari municipali, originariamente voleva diffondere un messaggio contro ciò che troppe donne sopportano quotidianamente. Sfortunatamente, il risultato è stato considerato molto imbarazzante perché non trasmetteva realmente ciò che voleva. E a ragione: sull’immagine che circola su Twitter, c’è un giovane seduto su una panchina che osserva i passanti. Il testo recita: “Questo è Lucas, Lucas ha 20 anni. A Lucas piace flirtare, lui dice ‘sei bella’ invece di ‘sei bona’. E’ rispettoso. Sii come Lucas.”

In effetti, la parola “bella” è meno offensiva di “bona“! Tuttavia, il problema rimane lo stesso poiché, in questo caso, le molestie ci sono ancora! Non basta cambiare parola!

Secondo i sondaggi, Il 99% delle donne francesi è stata molestata, o quanto meno importunata, mentre camminava per strada almeno una volta nel corso della propria vita. Le molestie subite dalle donne che passeggiano, solitamente da sole o in compagnia di un’amica, possono essere molteplici: dal semplice e volgare fischio, a uno sguardo fisso e ammiccante, fino a commenti a voce alta a sfondo sessuale. In alcuni casi si arriva anche a un vero e proprio pedinamento. E questo solo per parlare di molestie che non prevedono alcun contatto fisico. In genere, per fortuna, le molestie verbali sono le più diffuse, seguite dagli episodi di pedinamento, dagli atti di esibizionismo fino alle molestie fisiche.

Il marciapiede è un luogo ostile e talvolta pericoloso per le donne.

Si cammina per strada tranquille, vestite come sempre, nulla di che, e ci si sente fischiare dietro: c’è chi si limita a dire “ciao” e chi, magari nei mezzi pubblici, si avvicina arrivando quasi a sussurrare all’orecchio. Succede ovunque, in Francia come in Italia o a New York. E succede a tutte. A qualcuna può fare piacere, ad altre, alla maggior parte, no.

Se si va a lavorare o comunque si ha altro da fare, non abbiamo alcun atteggiamento invitante, non stiamo mandando nessun segnale, perché rompere le scatole pretendendo che si sorrida? Se si risponde male a volte diventano aggressivi, perché loro hanno fatto solo un complimento e noi, in quanto femmine, dobbiamo essere grate. Il punto è questo: che cosa vogliono quelle persone da noi realmente? Secondo gli psicologi, il loro fine è attirare forzatamente l’attenzione. Vogliono essere notati e, perché no, ringraziati di aver fatto dono della loro attenzione.

E la prova che è una violenza di genere – anche se verbale – è data dal fatto che, se camminassimo accompagnate da un uomo anziché sole, non lo farebbero.

La polemica francese si è scatenata proprio perché le donne non vogliono essere importunate, né per ricevere un complimento non richiesto, né per inviti sessuali.

I selfie anti-molestie

E’ dell’anno scorso il progetto di singolare denuncia @dearcatcallers, dove una ragazza olandese di 22 anni, Noa Jansma, posta i suoi selfie sul suo profilo Instagram. Non è narcisimo: ogni volta che qualcuno l’ha infastidita mentre camminava, mentre era seduta a un bar o alla fermata dell’autobus, si è fatta una foto. E ha fotografato anche chi l’aveva appena importunata. Ha voluto raccontare così la sua rabbia contro tutti quelli che si credono in diritto di dire quello che vogliono.

C’è anche chi risponde che forse non è proprio corretto definirle “molestie”. Perché dovremmo avvertire un senso di disagio nel sentirsi fare dei complimenti?

La risposta sarebbe nelle notizie dei continui stupri che leggiamo o ascoltiamo in tv: i commenti verrebbero percepiti come l’approccio prima di una vera violenza fisica, e quindi le avances di uno sconosciuto non possono che far paura.

Come hanno sottolineato gli utenti di Twitter, comunque, la campagna CLJ non ha raggiunto il suo obiettivo. Alcune donne hanno ricordato che, a prescindere dalle parole utilizzate, sono stufe dei commenti sul loro aspetto fisico per strada. “Caro Lucas, della tua opinione sul nostro fisico, amichevole o no, non ci interessa, vogliamo che tu chiuda quella bocca!”, ha scritto una donna, mentre un’utente propone una collaborazione: “Caro CLJ – il Consiglio giovanile di Lille, ndr – non prendiamoci in giro, questa campagna fa schifo, nonostante la buona volontà. Perché non lavorate con associazioni femministe? Noi non mordiamo, promesso!”.

I giovani Consiglieri hanno compreso velocemente il messaggio e rimosso la campagna da Twitter. Su un social network, si sono scusati: “Mea Culpa. Condanniamo con forza le molestie per strada e non volevamo assolutamente minimizzare nos… Il nostro impegno per l’uguaglianza di genere continua”.

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