Pubblicato il: 12 giugno 2018 alle 8:30 am

Dalla Russia con torpore Senza l’Italia, tiferemo meno, ma, senza rimorsi, apprezzeremo di più chi gioca meglio

di Antonio Mango.

Roma, 12 Maggio 2018 – C’è del buono anche nella sconfitta. Si metterà per un po’ a dormire la fissa tutta italiana, secondo cui l’unica cosa che conta è il risultato. Orfani dell’Italietta che voleva fare la guerra senza carburante per i tank, ci apprestiamo, invece, a guardare la campagna di Russia senza svenire per un gol di Belotti, senza tifo a occhi chiusi, senza classifiche che contano anche i peli del nostro idolo di turno.

Finalmente. Si giudicherà la partita con i criteri di quei visionari di Sacchi e Sarri. La bellezza del gioco collettivo, l’arte del passaggio (che gli “allegri” utilitaristi  considerano una perdita di tempo), il divertimento e la massima che si può vincere anche giocando bene. Sembra un paradosso, ma per l’ Italia pedestre è una rivoluzione da sempre incompiuta, temuta, liberal e socialista. La bella giocata? Quella geniale del fuoriclasse che rompe la sua solitudine e il risultato? La parata impossibile del portiere folle? E’ tutto compreso nel prezzo. E’ il sale del gioco, ma il gioco ci dev’essere. Sostiene Arrigo che un calciatore, in una partita, tocca palla per sessanta/novanta secondi. Se perde l’autobus del gioco di squadra, è fuori. Ha perso l’occasione. Ergo: la creatività è il frutto di un lavoro collettivo, l’una non nega l’altro.

Sostiene ancora l’Arrigo del grande Milan, in una recente intervista al Mattino, che “siamo tornati nelle caverne, ancora fermi al primo non prenderle”. Ci fosse Bartali, si direbbe tutto da rifare. Esportiamo i più bravi giocatori all’estero e gli allenatori innovativi, come Sarri, li mettiamo in frigorifero per dissidi contrattuali. Italia spezzata in due. La Juve che continua ad investire e gli altri che sfogliano i bilanci pure di notte. I fondi americani che acquistano la Fontana di Trevi, i cinesi che si godono il Duomo e il Made in Italy che a stento protegge il san Marzano.

Perciò, meglio rimanere sul semplice. E’ più facile vincere giocando bene o giocando male? Intanto, in mancanza, adottiamo i più simpatici.

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