Pubblicato il: 12 giugno 2018 alle 8:00 am

Immigrazione, integrazione e sicurezza emergenze di questo decennio: seminario Mcl a Napoli Costalli: «Tutti d’accordo con il diritto umanitario, ma va tutelato il bene comune dei Paesi che accolgono, soprattutto di quelli di frontiera. Si sente la mancanza di un'azione unica europea»

di Giuseppe Picciano.

Napoli, 12 Giugno 2018 – Un dibattito sull’emergenza dell’immigrazione, organizzato dallo stato maggiore del Movimento Cristiano Lavoratori a Napoli, è l’occasione per intavolare una conversazione con il presidente nazionale Carlo Costalli. Il tema in discussione è comprendere quali soluzioni sia possibile individuare per garantire al tempo stesso accoglienza e integrazione per chi arriva e sicurezza per la comunità che accoglie.

Presidente Carlo Costalli, immigrazione e integrazione sono le emergenze di questo decennio. E’ ancora possibile affrontare con efficienza questi problemi in un paese lacerato come l’Italia?

«In un quadro economico caratterizzato da una tiepida ripresa e da una situazione politica fluida va sicuramente individuata una terza via tra quella che propugna le porte aperte a ogni costo e l’altra che immagina la costruzione di un muro sulle spiagge. Il sistema dell’accoglienza va sicuramente migliorato dove presenta punti deboli e potenziato. Naturalmente c’è una riflessione di fondo da fare. Siamo tutti d’accordo con il diritto umanitario, ma dobbiamo anche tener presente che i governi sono chiamati a tutelare il bene comune dei propri Paesi verso i quali immigrazioni di proporzioni enormi potrebbero costituire una minaccia. Per difendere il bene comune, io penso che si debba salvaguardare la propria identità culturale e garantire un’integrazione effettiva, non un multiculturalismo di semplice vicinanza senza integrazione. L’aiuto va dato a tutti i migranti che arrivano, ma l’inserimento non può essere indiscriminato, deve avere dei criteri ed è dovere dei governanti attuare politiche nel rispetto del bene comune. Dobbiamo tenere presente che del bene comune fanno parte non solo elementi di ordine sociale, come il lavoro, l’economia, la tenuta dello stato sociale; il bene comune ha componenti anche etiche e religiose.

L’integrazione, invece, rappresenta un percorso più lungo e laborioso. Su questo punto le visioni dei Paesi occidentali sono molto differenti tra loro. Il sistema tedesco sembra funzionare abbastanza bene, quello italiano molto meno. Manca però un’idea condivisa di integrazione. Gli immigrati di oggi continuano a mantenere i rapporti con i Paesi di origine ed è facile quindi che rimangano ancorati alla propria identità cercando di sfruttare solo i vantaggi della stato sociale occidentale. Inoltre un altro problema rende difficile l’integrazione: il vuoto culturale che si riscontra spesso nei Paesi di accoglienza. Una mancanza di identità che si traduce in una carenza di valori o di argomentazioni da opporre ai nuovi arrivati. L’accoglienza non può essere cieca: la speranza di chi emigra va fatta convivere con le prospettive della società che accoglie».

Napoli per eccellenza è il paradigma dell’Italia: città dilaniata dalle difficoltà, ma sempre in prima linea su accoglienza e solidarietà. Il vostro seminario a Napoli su questi argomenti non è causale, giusto?

«E’ così. In molti ambiti Napoli è una città-pilota. Il nostro movimento ha tre centri di accoglienza che operano in un clima di solidarietà vera in collaborazione con la Curia. Altrove ci sono realtà più ricche che non si mostrano altrettanto generose e inclusive. Non a caso molti dei nostri progetti nascono a Napoli e continuano a svilupparsi successivamente in altre città d’Italia».

Il governo italiano sta mettendo in discussione il regolamento di Dublino, ovvero la procedura che attribuisce l’esame delle domande di asilo e di accoglienza del richiedente allo Stato di primo ingresso nella Ue, determinando un carico di lavoro per i Paesi di confine. Lei è d’accordo?

«Onestamente così com’è il regolamento mi sembra ridicolo perché l’onere maggiore ricade su quei Paesi di frontiera come Italia, Grecia e Spagna anche perché per quanto apprezzabile, lo sforzo fatto dal governo italiano per limitare i flussi migratori attraverso accordi con la Libia e con i Paesi di origine, contrastando gli scafisti e aprendo canali umanitari, è impari rispetto alle dimensioni e alla complessità del fenomeno. Manca un’azione univoca dell’Unione Europea, così come in altri ambiti. Per questo il Movimento cristiano lavoratori lancerà la proposta di un ministero degli Esteri europeo per delineare una politica estera comune. E’ quasi certo che se le rivolte delle primavere arabe del 2011 avessero trovato di fronte gli Stati uniti d’Europa, ossia un solido fronte politico europeo, avrebbero avuto un esito ben diverso».

Presidente Costalli, anche nell’ultima campagna elettorale i cattolici hanno brillato per la loro latitanza a parte qualche velleitaria iniziativa post democristiana. Che ne pensa?

«Anche stavolta i cattolici hanno scelto l’irrilevanza. E’ una sconfitta severa che farà riflettere. Si è chiusa definitivamente un’epoca. Ora tocca al nuovo governo, che dopo le promesse di un’aspra campagna elettorale, ha il diritto-dovere di amministrare il Paese. Di alibi non ce ne sono più».

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