Pubblicato il: 29 giugno 2018 alle 9:00 am

Acque marine: oltre 7mila reati all’anno, soprattutto per la cattiva depurazione Gli scarichi illegali riguardano un abitante su quattro del nostro Paese, mentre tonnellate di rifiuti, soprattutto plastiche, continuano a finire in mare e sulle spiagge

di Ennio Tomasini.

Roma, 29 Giugno 2018 – Sono cresciuti nel 2017 i reati ai danni del mare: 7mila le infrazioni, oltre 46 al giorno, con un incremento rispetto all’anno precedente dell’8,5%. Le minacce sono sempre le stesse, a partire dalla cattiva depurazione, che in Italia continua a essere un’emergenza irrisolta. E se gli scarichi illegali riguardano un abitante su quattro del nostro Paese, non va meglio sugli altri fronti: tonnellate di rifiuti, soprattutto plastiche, continuano a finire in mare e sulle spiagge; il cemento abusivo invade anche i tratti costieri di maggior pregio e le trivellazioni petrolifere mettono a rischio il Mediterraneo.

I diritti dei cittadini continuano a essere ignorati anche sul fronte dell’informazione e dell’accesso ai tratti di spiaggia liberi, mentre altri pericoli arrivano dai pescatori di frodo che fanno razzie e dai diportisti che sfrecciano senza alcun rispetto per il codice della navigazione. La fotografia del mare illegale viene scattata come ogni anno dal dossier “Mare Monstrum 2018” di Legambiente, basato sul lavoro delle Forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto, presentato nei giorni scorsi.

Secondo il dossier, nel 2017 crescono dell’8% anche le persone denunciate e arrestate (19.564), così come i sequestri arrivati a 4.776 che segnano una crescita significativa in termini percentuali del 25,4%.

Quasi il 50% dei reati si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Sicilia, Calabria), che insieme al Lazio sono anche quelle che dominano la classifica nazionale. A livello regionale, il primato assoluto spetta alla Campania che detiene il record delle infrazioni (2.715, ossia il 15,9% del totale) così come quello delle persone denunciate e quello dei sequestri.

Al secondo posto c’è la Puglia che sale di una posizione rispetto al 2017, con il 12,3% dei reati, mentre scende di un gradino, ma resta sul podio, la Sicilia con il 12%. Stabili, al quarto e quinto posto, ci sono il Lazio con il 10,3% e la Calabria con l’8,7%. Seguono, con numeri non trascurabili, la Toscana e la Liguria, con il 7,6% dei reati, e la Sardegna con il 6,3%. Il Molise scalza la Campania dal primo posto se si valuta, invece, il numero di reati per chilometro di costa, sommando ben 6,1reati a chilometro (erano 5,8 nel 2017).

I reati più contestati sono quelli legati all’inquinamento delle acque e del suolo, derivanti da scarichi fognari fuorilegge, depuratori mal funzionanti o assenti, spargimenti di idrocarburi e contaminazioni del suolo: da soli raggiungono il 35,7% del totale delle infrazioni accertate. Seguono con il 27,7% la pesca illegale, quindi il cemento abusivo, con il 19,5%, e infine le infrazioni al codice della navigazione della nautica da diporto, che valgono il 17,1% della torta.

«Mare Monstrum ci restituisce uno spaccato di illegalità purtroppo ancora troppo rilevante. Le minacce ai nostri mari non sono gli esseri umani che scappano dai loro Paesi a causa di carestie, guerre e disastri, ma sono altre e ben note da tempo” – dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – ricordando trivellazioni e mala depurazione, per cui siamo stati condannati a pagare all’Ue una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni ogni sei mesi finché non ci metteremo in regola. L’Italia – sottolinea Ciafani – deve intervenire immediatamente a partire dalla gestione delle acque reflue e dall’adeguamento del nostro sistema depurativo per contrastare l’emergenza che causa danni all’economia, al turismo e soprattutto all’ambiente. Questo, insieme a progetti di qualità e innovativi a tutela del mare, deve diventare una delle priorità dell’agenda politica e lo ribadiremo in questi due mesi di viaggio di Goletta Verde».

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