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Funzione pubblica rigenerata e a pieno organico, le richieste della Cisl

di Ennio Tomasini.

Roma, 3 Luglio 2018 – Immigrazione, reddito di cittadinanza, tasse, superamento della Legge Fornero: le priorità del nuovo esecutivo sono racchiuse nei punti salienti nel cosiddetto contratto di governo. Tuttavia il Paese aspetta anche altre riforme strutturali, a partire dal pubblico impiego. Ne abbiamo parlato con Maurizio Petriccioli, segretario generale della Cisl Funzione pubblica.

Cosa chiederete al Governo Conte?

«Torneremo con forza sulla carenza di organico nella Pubblica amministrazione. E’ fondamentale affrontare questa urgenza per erogare ai cittadini i servizi essenziali in settori nevralgici della Pa. Si parla molto disfunzioni, ma dimentichiamo che l’età media del personale è di 54 anni, quindi è necessario rinforzare gli organici. Ciò si fa da un lato stabilizzando un precariato diffuso, dall’altro assumendo i tanti idonei in graduatoria che possono subentrare ai colleghi già in pensione o in procinto di andarvi. A governo chiederemo di adottare un piano straordinario occupazionale».

Come procedono le trattative con l’Aran per il rinnovo dei vari contratti di settore?

«L’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni è un interlocutore autorevole delegato ai tavoli dagli enti locali. Vanta numerosi esperti e questo non può che giovare nei negoziati. Tuttavia auspichiamo che ai tavoli siano presenti più tecnici che abbiano esperienza di campo, che cioè conoscano perfettamente i punti deboli della Pa e sappiano come risolverli. A breve vorremmo chiudere i contratti della dirigenza medica e quella degli enti locali perché si sta per aprire il confronto sulla riforma complessiva dell’area dirigenziale».

A che punto sono giunte le procedure di accorpamento dei vari contratti di categoria?

«Leggevo una recente indagine del Cnel secondo la quale a livello di contrattazione nazionale siamo in presenza di ben 800 contratti, tra pubblici e privati. Di questi, solo 300 sono firmati da Cgil, Cisl e Uil, i sindacati maggiormente rappresentativi. In questa situazione è corretto immaginare il progressivo restringimento dei contratti attraverso l’accorpamento, che è quello che abbiamo fatto all’interno della Pa grazie a negoziati lunghi e laboriosi, ma le difficoltà non sono state poche. Prendo ad esempio il riordino delle funzioni centralistiche nelle quali sono stati fatti confluire diversi comparti con storie professionali e salariali molto diverse, mentre abbiamo evitato di toccare settori con situazioni contrattuali peculiari. Il contratto unico è un obiettivo ineludibile, ma il percorso sarà lungo».

Segretario Petriccioli, il giudizio dei cittadini sulla Funzione pubblica non è dei più lusinghieri. Come si esce da questa situazione?

«Da anni c’è una narrazione negativa intorno alla Pa, che ha allontanato i cittadini dagli uffici pubblici. Certo, ci sono stati episodi di malcostume davvero inaccettabili, ma ci sono, d’altro canto, dipendenti pubblici che fanno il loro dovere con dedizione e abnegazione tra enormi difficoltà. Non dimentichiamo le frequenti aggressioni fisiche subite da operatori sanitari e vigili urbani, giusto per fare qualche esempio. I diritti ai cittadini vanno sempre garantiti così come i dipendenti pubblici devono essere messi in condizione di operare efficacemente».

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