Pubblicato il: 5 luglio 2018 alle 9:00 am

Il mondo e’ inquinato. Bella novita’. Ma per quanti anni ancora sara’ vivibile? Dall’Australia alla Cina e agli Usa, aumentano i terreni agricoli contaminati. La Fao ricorda che spesso i veleni sono nascosti. Una ricerca su adolescenti in Italia per dimostrare una relazione tra inquinamento e infertilita'

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 5 Luglio 2018 – La Terra dei fuochi è tutta l’Italia. Lo disse senza mezzi termini un anno fa a neifatti.it l’ispettore di Polizia Alessandro Magno, uno degli uomini del team di Roberto Mancini, uno dei primi a indagare sui rifiuti tossici in Campania. Non esistono differenze quando si parla di veleni: da nord a sud il Paese è stato violentato senza nessuna pietà, dai circa 900 siti contaminati censiti in Lombardia alle centinaia di fusti tossici interrati vicino Anzio, alla altissima concentrazione di pesticidi nei terreni del Trentino, non c’è soluzione di continuità. Il veleno, la munnezza più fetente che c’è, non conosce differenze di dialetto o di cultura, sta dovunque.

Il rapporto dell’Ispra sulla presenza di pesticidi nel terreno e nelle acque relativo alle annate 2015 e 2016 ci fa sapere che in Trentino si sono trovati residui in oltre il 70% dei punti di monitoraggio (media superiore a quella italiana) e nel 21% dei campioni analizzati. Nella tabella per le singole regioni il Trentino supera la media nazionale ed è secondo solo al Veneto che tocca gli 11,7 kg per ettaro. Nelle acque superficiali ci sono residui nel 72,5% dei punti e nel 21,2% dei campioni investigati. Sono state rinvenute 112 sostanze: le più frequenti sono dimetomorf, boscalid, pirimetanil e penthiopyrad.

A livello nazionale nel biennio 2015-2016 sono stati analizzati 35.353 campioni per un totale di 1.966.912 misure analitiche, con un aumento rispettivamente del 17,3% e del 31,3% nei confronti del biennio precedente.

L’Italia? E’ il mondo a essere inquinato. Il recente rapporto della Fao “Soil pollution a hidden reality” presentato dall’agenzia Onu e dalla Global Soil Partnership, lancia un allarme planetario: “L’inquinamento del suolo rappresenta una preoccupante minaccia per la produttività agricola, la sicurezza alimentare e la salute umana, ma si sa ancora troppo poco sulla portata e gravità di tale minaccia”. Dati e cifre impressionanti restituiscono un quadro terrificante con una tendenza, purtroppo, al peggioramento. La produzione di sostanze chimiche è cresciuta rapidamente negli ultimi decenni e si prevede che fino al 2030 aumenterà annualmente del 3,4%. I paesi non-Ocse in futuro vi contribuiranno maggiormente. Nel 2015, l’industria chimica europea ha prodotto 319 milioni di tonnellate di prodotti chimici. Di questi, 117 milioni di tonnellate sono stati ritenuti pericolosi per l’ambiente. La produzione globale di rifiuti solidi urbani era nel 2012 di circa 1,3 miliardi di tonnellate annue; entro il 2025 si prevede un aumento di 2,2 miliardi di tonnellate l’anno.

In Australia si stima che circa 80.000 aree soffrano di contaminazione del suolo. La Cina ha classificato il 16% di tutti i suoi suoli – e il 19% dei terreni agricoli – come inquinati. Nell’Area economica europea e nei Balcani occidentali ci sono circa 3 milioni di aree potenzialmente contaminate, mentre negli Stati Uniti d’America 1.300 aree sono nella lista Superfund National Priorities degli hot spot dell’inquinamento.

La Fao ricorda che “L’inquinamento del suolo spesso non può essere percepito visivamente o direttamente valutato, rendendolo un pericolo nascosto dalle gravi conseguenze. Influisce sulla sicurezza alimentare sia compromettendo il metabolismo delle piante e riducendo così i raccolti, sia rendendo le colture non sicure per il consumo. Gli inquinanti inoltre danneggiano direttamente gli organismi che vivono nel suolo e lo rendono più fertile. E, naturalmente, il suolo contaminato da elementi pericolosi come arsenico, piombo e cadmio, da sostanze chimiche organiche come i policlorobifenili (PCB), da idrocarburi aromatici policiclici (IPA), da farmaci come gli antibiotici o da interferenti endocrini presentano gravi rischi per la salute umana”.

Torniamo al più ristretto ambito del nostro Paese (dove, per inciso, ancora oggi solo il 57% fa la differenziata, mentre la media europea è del 65%). E’ di qualche settimana fa la notizia di uno studio condotto a livello nazionale dall’uroandrologo Luigi Montano della Asl di Salerno e dal professor di Epidemiologia Francesco Donato, di Brescia con l’obiettivo di realizzare «un modello di intervento per la prevenzione dell’infertilità in adolescenti sani» residenti «in aree a forte impatto ambientale». Perché l’inquinamento (dell’aria e del suolo) causerebbe gravi danni a livello di fertilità. E per dimostrarlo verranno comparati i risultati delle analisi su ragazzi tra i 18 e i 22 anni di Brescia, della valle del Sacco (Frosinone) e della Terra dei Fuochi (Napoli/Caserta).

A proposito della Terra dei Fuochi, quella porzione di territorio in Campania sul quale si sono concentrate le attenzioni (ma poi cosa è successo dopo?) di parte del mondo: nel nolano per alcuni giorni l’incubo diossina è tornato dopo uno spaventoso incendio in un impianto di smaltimento rifiuti nel territorio di San Vitaliano. Mentre a pochi chilometri, a Saviano, i roghi sono all’ordine del giorno. Sarà pure vero che La Terra dei Fuochi è tutta l’Italia, ma da quelle parti sembra quasi che non ci sia una soluzione. E le comunità, avvilite e avvelenate, assistono e subiscono con una naturalezza preoccupante.

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