Pubblicato il: 12 luglio 2018 alle 9:00 am

Le Patrie nel pallone Imperversa nel calcio il pensiero unico, crescono i giocatori Ogm, mentre fuori dal recinto si parla di sovranismi

di Antonio Mango.

Roma, 12 Luglio 2018 – I sovranisti saranno contenti. Gli inni nazionali sono tornati in auge. Suonati e cantati, ad infiammare le platee del calcio. E pensare che per decenni hanno fatto la figura di un residuato bellico. Sentire quelle note in un mondo ormai globalizzato sembrava un anacronismo, l’ultimo lascito del Novecento. Ma chi poteva mai pensare che si sarebbe rivoltata la frittata? Inglesi, francesi, tedeschi e polacchi, italiani in contumacia, spagnoli, croati senza se e senza ma, belgi valloni e fiamminghi sono tornati. Dagli inni cantati “tanto pe’ cantà” a quelli parola e musica tutti insieme a squarciagola. Un bel vedere per le tribune governative in cerca di patriottica pubblicità.

Non che l’orgoglio nazionale difetti a latino-americani con la lacrimuccia,  sud-coreani da scherzi a parte e giapponesi irriducibili. Resta il fatto che sono stati tutti eliminati dalle fasi finali. L’inno è stato steccato. Brasile senza samba, Argentina senza tango, “la verità vi prego sull’amore”,  per il calcio.

E la verità è il Pensiero unico. Negli affari come nel gioco del pallone. Business miliardario che raccatta i migliori talenti in giro per il mondo, impoverendo le società e i paesi d’origine. Altro che sovranismi. Questo è liberissimo mercato. Il paradosso delle nazioni, frontiere e dazi compresi, che si confrontano fuori dai recinti del pallone, mentre dentro va in onda lo spettacolo globale.

Succedono cose strane, shakerando tattiche e contraddizioni. Che, per esempio, l’Inghilterra del ‘calcia e corri’ (che, diciamoci la verità, un certo fascino ce l’aveva) la vedi giocare come una squadra di Guardiola. Che il Brasile di Neymar si sforza di fare un gioco europeo, ma non ci riesce, perché la musica è innata in quel paese e non può essere emarginata dal gioco a favore delle quadrature dei cerchi. Che l’Uruguay ha perso la storica cattiveria per diventare una strepitosa squadra normale. E via ibridando. Stanno prosperando calciatori e allenatori Ogm, che apprendono in tutto il mondo e giocano ovunque.

Cambiano gli inni, ma il gioco è sempre lo stesso: due linee vicine, difesa e ripartenze. Se si vuole vedere un po’ di fantasia, buon palleggio e aperture di gioco, rivolgersi… a chi?

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