Pubblicato il: 20 luglio 2018 alle 9:00 am

Anatocismo bancario, come smascherarlo Dalla definizione alla sua evoluzione normativa. Nasce una piattaforma web per la verifica dei tassi

di Desireè Aghilar.

Roma, 20 Luglio 2018 – Al giorno d’oggi, tutti bene o male possono vantare di avere un rapporto di conto corrente bancario ed in molti avranno sentito parlare di “contenzioso bancario “ e “anatocismo”. Vedremo di illustrarvi in queste poche righe cosa è l’anatocismo nei rapporti di conto corrente e quale è stata nel tempo l’evoluzione normativa di questo fenomeno.

L’anatocismo bancario è la produzione di interessi da altri interessi, resi produttivi ossia capitalizzati quando scaduti o non pagati su un determinato capitale.

Cosa significa materialmente capitalizzare? Significa addebitare direttamente in saldo conto le competenze maturate in un determinato periodo tempo.

Il divieto di anatocismo è sancito dall’art. 1283 del c.c.  “in mancanza di usi contrari, gli interessi possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti per al meno sei mesi”, gli usi per altro debbono essere normativi e  non negoziali.

Nonostante il Legislatore, nell’articolo citato, abbia espresso l’intenzione di vietare la capitalizzazione degli interessi a debito, gli Istituti di credito hanno comunque capitalizzato gli interessi per lunghissimo tempo. Questo sino ad una pronuncia della Corte di Cassazione (S. U., n. 2374 del 16 marzo del 1999)nella quale si stabilì la nullità della clausola contrattuale che prevedeva la capitalizzazione trimestrale delle competenze.

Fu allora che il Legislatore (Governo Amato), per evitare l’esplodere del contenzioso bancario, sanò la situazione con il cd. “Decreto salva banche”, ovvero il D.lgs. n. 342/1999, con il quale si stabiliva che il Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio, (CICR), avrebbe stabilito “modalità  e criteri per la produzione degli interessi sugli interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria”. Le Delibera in commento fu emanata il 09/02/2000 e di fatto si stabiliva che la capitalizzazione degli interessi passivi fosse legittima purchè fosse rispettato il principio del “sinallagma”, ovvero che fossero capitalizzati  con medesima periodicità  anche gli interessi attivi e che detta clausola fosse esplicitata parte in contratto ed approvata dal correntista con espressa accettazione.

Con successivo intervento della Corte Costituzionale venne poi dichiarato che, di fatto, il Decreto salva banche, al contrario delle intenzioni del legislatore, non fosse retroattivo sicché di fatto l’anatocismo è legittimo solo a partire dal 09/02/2000 e mai prima.

Questo sino a quando, con la legge n. 147 del 2013, è stata introdotta una nuova modifica in materia, la quale sostanzialmente vietava nuovamente la capitalizzazione dell’interesse sul saldo di conto corrente bancario, salvo intervento del CICR, che avrebbe di nuovo dovuto stabilire la modalità di contabilizzazione degli interessi.

La Delibera in parola non è stata però mai emanata, il comitato chiamato in causa non si è mai espresso e questo sino entrata in vigore del D.L. n.18 del 2016, convertito in legge n. 49 dell’8 aprile 2016.

Con la legge n.49 il legislatore torna sui suoi passi e reintroduce l’anatocismo nei rapporti di conto corrente, stabilendo che: sia garantita la stessa periodicità nella capitalizzazione degli interessi e che gli interessi attivi siano capitalizzati il 31/12 di ogni anno, mentre i passivi a marzo dell’anno successivo. Il tutto in subordine all’emanazione di una nuova delibera del CICR.

Il comitato l’agosto dello stesso anno (2016), emana quindi una nuova Delibera stabilendo definitivamente che è sempre illegittima la capitalizzazione infra – annuale degli interessi, eccezion fatta per l’annuale, per la quale viene riconosciuta legittimità a patto che gli interessi debitori maturati siano capitalizzati il marzo dell’anno successivo

Conclusioni

L’evoluzione normativa dal 1999 ad oggi, risulta il frutto di tentennamenti del legislatore affinchè l’anatocismo fosse prima legittimato e poi circoscritto a determinate condizioni. La conseguenza è che l’anatocismo in ambito bancario risulta essere sempre illegittimo fino al 2000, legittimo (previa esplicita approvazione della relativa clausola sinallagmatica) fino al 31 dicembre 2013, poi di nuovo illegittimo  dal 1° gennaio 2014 e sino all’entrata in vigore della nuova legge e dell’emanazione della correlata nuova delibera del CICR (2016). Resta valida la prassi anatocistica per gli interessi di mora oltre che sulla sorte capitale (anche sui corrispettivi), scaduti e non pagati.

Una prima risposta ai dubbi e alle istanze degli utenti è arrivata da un gruppo di esperti in varie discipline, i quali hanno messo a punto una innovativa piattaforma web dedicata ai professionisti del contenzioso bancario. Collegandosi al sito www.verifichefinanziamenti.it è possibile accedere a una suite software in cloud dinamica e completa per la verifica dei tassi effettivi applicati e delle anomalie quali usura, anatocismo, violazione normativa trasparenza bancaria e così via.

neifatti.it ©