Pubblicato il: 11 agosto 2018 alle 9:00 am

Leggiamo: “L’educazione sentimentale” “Credo che sara' un’opera mediocre” scriveva Flaubert mentre molti considerano questo romanzo il suo capolavoro. Woody Allen lo inserisce tra le cose per le quali valga la pena vivere

di Caterina Slovak.

Roma, 11 Agosto 2018 – Un giorno del 1840, Frédéric Moreau, uno studente liceale di 18 anni, incontra, sul battello che lo riporta a casa, la signora Arnoux. Scambia con lei alcune parole ed uno sguardo: è il colpo di fulmine. Questo momento lo segnerà per sempre. Diciamo subito che questa passione non arriverà mai alla sua fase naturale, sarà un amore vero ma di testa. E si vedranno solo un’altra volta nella vita, 27 anni dopo. “Fu come un’apparizione. Aveva un ampio cappello di paglia con nastri rosa che palpitavano al vento dietro di lei. I suoi capelli neri, divisi a metà, contornavano da una parte e dall’altra le sue ampie sopracciglia e scendevano in giù a pressare vezzosamente l’ovale del suo viso. Il suo abito chiaro di mussola, a petits pois, le cadeva addosso in mille minuscole e morbide pieghe. Stava ricamando qualcosa; ed il suo naso diritto, il suo mento, tutta la sua persona si stagliavano sullo sfondo dell’aria blu”. Così Flaubert descrive la donna, sensuale, splendida, il corpo seducente. Un’andalusa? Una creola? Il ragazzo è incantato, fino a quando una voce lo riporta alla realtà: «Mogliettina, sei pronta?» la voce del marito.

L’episodio è autobiografico: nel 1836 sulla spiaggia di Trouville il giovanissimo Gustave, timido, molto riservato, a volte persino chiuso in se stesso, aveva incontrato Elise Foucault, una ragazza sposata con l’editore Schlésinger), oggetto della grande e mai soddisfatta passione della sua vita. Lei ha 25 anni, Flaubert 15. Per tutta la vita i due rimarranno legati, anche se da un rapporto platonico.

Il protagonista frequenterà in seguito altre donne, avrà anche una relazione una vedova, un figlio, sposerà Louise, l’amica d’infanzia, ma, nonostante le parole dell’autore, L’educazione sentimentale non è un romanzo d’amore. Protagonisti sono, insieme a Frédéric, i suoi amici e conoscenti: Deslauriers, Pellerin, Dussardier, Sénécal, Martinon, Vatnaz, ognuno con i suoi sogni, i suoi ideali (la rivoluzione del ’48 e la speranza di poter cambiare il mondo) e gli inganni che prima o poi la vita  propone, ragazzi che, finito il liceo, affrontano la vita adulta a Parigi.

È quel periodo centrale della nostra vita, tra giovinezza e maturità, in cui si scioglie il significato della nostra vita. E’ il racconto delle illusioni dell’adolescenza, quelle che tutti abbiamo nutrito, ma senza lieto fine.

“Credo che sarà un’opera mediocre” scriveva Flaubert, e invece da molti questo romanzo è considerato il suo capolavoro, una delle più amare denunce degli inganni e delle meschinità della società borghese, è il romanzo del fallimento esistenziale di una generazione che non trova risorse contro il sentimento della propria disperata impotenza e mediocrità.

Riconosciamo tra i protagonisti gli amici che tutti abbiamo avuto: quello che ha cambiato più volte idee politiche, quello che da socialista diventa industriale e vessa i suoi operai, la femminista che paga il suo impegno con l’isolamento sociale…

Ventisette anni dopo, deluso e più cinico, Frédéric ritrova la donna del battello, il suo amore casto che lo ha accompagnato fin qui, ma non è più la stessa emozione: “Partecipò alla vita di mondo ed ebbe altri amori. Ma il ricordo incessante del primo glieli rendeva insipidi; e poi anche la veemenza del desiderio e la freschezza delle sensazioni erano svanite. La sua stessa forza d’animo s’era affievolita. Erano trascorsi anni bigi a puntellare l’ozio dell’intelligenza e l’inerzia del cuore”.

L’educazione sentimentale è un romanzo di difficile lettura, dalla trama lenta, forse non adatto ai nostri tempi, eppure racconta la vita, rispecchia quei romanzi lenti che sono le nostre vite, fatte di minimi eventi quotidiani senza un senso apparente.

Ci sarà una ragione se Woody Allen nel film Manhattan (1979) lo inserisce tra le cose per le quali vale la pena vivere. Ma ognuno ha le proprie dieci ragioni per vivere.

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