Pubblicato il: 12 agosto 2018 alle 8:00 am

Il fisco dei famosi Nei trasferimenti d’oro e’ forte, per i calciatori esteri, il richiamo fiscale dell’Italia, dove si paga quasi niente, anche se ti chiami Ronaldo

di Antonio Mango.

Roma, 12 Agosto 2018 – Ecco perché tutti vogliono venire in Italia. Ecco perché Ronaldo, con la sua fabbrica di soldi, si è innamorato di Torino. Ecco spiegato perché Luka Modrić, il fuoriclasse croato, vuole lasciare il Real e venire nel paese dei balocchi. In pochi ci hanno fatto caso (tra questi neifatti.it), ma, all’indomani dell’ingaggio plurimilionario di CR7, si sono sprecate le pippe romantiche sui campioni che scelgono Italia e si è detto poco, pochissimo sul cadeau fiscale a loro riservato.

La ‘poverella’

Come mai la ‘poverella’, promessa sposa al modesto Renzo, è diventata così attraente per i vari Innominati sparsi per il mondo? Tasse, sempre tasse, fortissimamente tasse. Questo il motivo dell’improvviso amore scoppiato tra un paese a corto di talenti (vedi nazionale) e il circo dei fuoriclasse globalizzati. Una sorta di flat tax applicata ai grandi calciatori con cospicui interessi all’estero.

La tassa ‘piatta’ in questione non è espressa in percentuale (di progressività non se ne parla), ma in cifra assoluta. Qua la pezza, qua il sapone, 100mila euro e affare fatto. Più chiaro di così. Per Ronaldo è come pagare un caffè in cambio di una Ferrari gratis. Ma non sarà un caso isolato, perché in molti si stanno innamorando della ‘poverella’. E tra poco la serie A non apparirà più come un campionato di sfigati, ma come un’eccitante sniffata di cannabis fiscale.

E io pago (con lo sconto)

La fortuna si chiama legge di stabilità 2017. Per far rientrare o meglio entrare capitali dall’estero si è scelta la strada dell’incentivo fiscale sotto forma di imposta sostitutiva. Ne possono beneficiare, nel mondo del pallone, soltanto quei calciatori che hanno avuto la residenza fiscale all’estero, per lo meno nove anni sugli ultimi dieci. Ciò significa che le ricchezze nate e cresciute all’estero (attività immobiliari, finanziarie, sponsor, pubblicità, uso del brand), ma trasferite oggi in Italia, pagano al fisco tricolore forfettariamente 100mila euro, qualunque sia il guadagno. Resta inteso che i redditi prodotti in Italia dal Ronaldo di turno (per esempio, gli stipendi che si ricevono per le prestazioni in campionato) sono tassati secondo l’ Irpef ordinaria.

Ma l’Azzeccagarbugli, vero vanto nazionale, è pronto a far valere le sue “competenze”: come si farà a distinguere, per una pubblicità globalizzata, il reddito prodotto in Italia e quello prodotto all’estero? E, quindi, la parte che spetta al fisco italiano?

Paperoneide

Occorre per questo fare un passo indietro. La Paperoneide prende il via in Spagna col governo Aznar 2005. Tutti i lavoratori stranieri con introiti superiori ai 600mila euro erano tassati al 24 per cento dai precedenti 43. Effetti retroattivi assicurati, guarda un po’, fino al 2004, anno dell’ingaggio di Beckham nel Real Madrid, tra la gelosia delle altre leghe europee (in Inghilterra aliquota mostruosa al 50 per cento, nella Bundes Liga al 45, in Ligue 1 al 40, per finire in  Serie A al 43), euro in più euro in meno.

Exodus

Fu vero esodo. Tutti in Spagna a godersi la bella vita dello sconto fiscale. E’ così che  furono possibili ingaggi milionari, tipo Kaká, Ibrahimović e seguenti. Mentre la classe operaia andava in Paradiso ovvero stava serena, i talenti di piedi e di fisco depositavano le loro fortune nei generosi forzieri iberici. I passi successivi della legge Beckham furono la sua abrogazione (governo Zapatero, 2010), poi la sua reintroduzione ad opera di Rajoy (per chi, all’opposto, guadagnava meno di 600mila euro), poi…

Avanti c’è posto. Benedetti i capitali prodotti all’estero, da sbiancare nel Paradiso delle imposte sostitutive. Ora è il turno della Serie A e dell’ affaire Ronaldo, che, tra un sorriso da favola e un fisico da bronzo di Riace, pare che abbia chiuso il suo contenzioso col fisco spagnolo sulla base di 19 milioni per un guadagno accertato di 138 milioni (ottenuto con attività – dice lui- fuori dal territorio spagnolo)  e un’imposta pagata e contestata del 4 per cento.

Ma ora c’è Modrić il favoloso che preme. Ovviamente, ne siamo sicuri, spinto come gli altri da una sana avventura calcistica. Vuole l’Italia via Inter e poi… fatti più in là che arrivo. Pronto lo sbarco dei famosi.

neifatti.it ©