Pubblicato il: 27 agosto 2018 alle 10:15 am

Bombe d’acqua: “Difficili da prevedere” Si verificano anche più volte in un anno. Per il Cnr-Irpi, le moderne tecnologie non bastano. L’elenco degli eventi simili alla piena del torrente Raganello

di Giulio Caccini.

Roma, 27 Agosto 2018 – “Malgrado i progressi delle moderne tecnologie per le previsioni meteorologiche, le piogge di breve durata e alta intensità, frequenti in estate e che evolvono velocemente nello spazio e nel tempo, restano ancora difficili da prevedere con accuratezza”. Lo dice chiaro e tondo l’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Cnr. Il riferimento è alla tragedia di qualche giorno fa: la piena assassina del torrente Raganello, a causa della quale hanno perso la vita 10 persone.

Non è la prima volta che accadono eventi del genere. La nota del Cnr-Irpi ne ricorda alcuni. Ma è sempre in Calabria, il 10 settembre del 2000, che si verificò un’altra “strage nel fango”. Un intero campeggio (“Le Giare”, costruito a ridosso del torrente Beltrame, vicino Soverato), venne spazzato via da un’onda di piena. Morirono 13 persone, fra cui turisti e membri di una colonia estiva formata da disabili e volontari. Le forti piogge cadute nelle 48 ore precedenti avevano ingrossato il torrente. La piena arrivò prima dell’alba, causata in primo luogo da un tappo formatosi a monte del campeggio.

Ma non era la prima volta che gruppi di escursionisti venivano colti di sorpresa da improvvise piene torrentizie. Paola Salvati, dell’Irpi-Cnr, ricorda: “il forte temporale che nell’estate del 1991 colse di sorpresa un gruppo di ragazzi a pochi metri dal rifugio Brentei in Trentino. Sette di loro vennero schiacciati dai massi che, per effetto della intensa pioggia abbattutasi in quota, cominciarono a muoversi verso valle. Era proprio tra quei massi nel canalone che i ragazzi accompagnati da un seminarista, avevano in realtà cercato rifugio dalla pioggia. Nell’agosto del ‘96 – prosegue la Ricercatrice – a rivelarsi fatale per due giovani ragazzi è stato un bagno tra le polle e le cascate del Riomagno nei pressi di Seravezza (LU). Una inattesa quanto mai improvvisa ondata di piena causata dai forti temporali travolse prima la ragazza e successivamente il suo amico nel tentativo di prestarle soccorso. Sempre in agosto, nel 1999 in Val Chiavenna un gruppo di scout che campeggiava su delle palafitte costruite nel greto del torrente Febbraro, venne sorpreso da un’ondata improvvisa causata da un forte temporale avvenuto in quota durante la notte. In quella occasione tre giovani ragazze persero la vita. Più vicino ai nostri giorni, nell’agosto 2015 a trovare la morte è stato un ragazzo che aveva deciso di passare qualche giorno in campeggio libero lungo il torrente Cordar in provincia di Biella. I forti temporali hanno improvvisamente ingrossato le acque del torrente strappando via la tenda e trascinando la vittima a valle. Ma nello stesso mese del 2015 un altro evento tragico ha coinvolto dei turisti in Abruzzo. In questo caso un fiume di acqua e massi ha travolto una famiglia di quattro persone mentre stavano salendo un sentiero lungo il canalone che porta al nevaio del Gran Sasso. Improvvisamente lo scenario meteo è mutato, forti ed improvvise piogge si sono abbattute sull’area generando un carico di acqua e detriti che ha trascinato a valle la madre che nella tragedia ha perso la vita. A dare l’allarme è stata la figlia di 12 anni che solo nel tardo pomeriggio è riuscita a scendere a valle e a far soccorrere padre e fratellino”.

A costituire un grande pericolo, fa notare l’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica, è la combinazione della presenza di forti temporali e il regime torrentizio dei corsi d’acqua montani la cui portata può aumentare di alcuni metri cubi in pochissimo tempo. “Soprattutto nel periodo estivo, temporali e piogge intense possono indurre un repentino aumento delle portate dei torrenti in bacini montani. Ad aggravare la pericolosità di queste piene è la presenza dell’abbondante detrito lungo il letto del torrente che, una volta preso in carico dalle acque turbolente, viene trasportato verso valle, aumentandone la forza distruttiva”.

Dagli anni ottanta all’estate scorsa si sono registrati almeno dieci eventi che hanno causato 23 vittime tra i turisti. La peculiarità di questi eventi è la concomitanza di più fattori: la morfologia che costringe le acque ad incanalarsi e corrivare velocemente, l’intensità delle piogge e la presenza delle persone lungo i sentieri o i canyon. Solo in Calabria, le inondazioni hanno provocato 284 fra morti e dispersi dal 1860 a tutto il 2017.

Me è evidente che negli ultimi anni i cambiamenti climatici hanno peggiorato repentinamente la situazione. Già nel 2010 il climatologo Giampiero Maracchi, parlando delle bombe d’acqua disse: «Prima capitava ogni dieci anni. Adesso ne abbiamo anche quattro all’anno».

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