Pubblicato il: 27 agosto 2018 alle 8:00 am

Che ci fa un manichino tra le spiagge di Favignana? E’ l’iniziativa firmata dall’artista Pablo Dilet per lanciare un monito contro l’inquinamento da plastica in mare

di Arcangela Saverino.

Trapani, 27 Agosto 2018 – Un mare libero dalla plastica è l’obiettivo che si prefigge il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa che, in questi giorni, ha annunciato una proposta di legge che sarà presentata entro il mese di settembre e limiterà l’uso di plastiche usa e getta (stoviglie, piatti, bottiglie) attraverso la leva fiscale in favore di chi deciderà di non consumarne più. «Il cittadino ha un vantaggio perché spende di meno a parità di prodotto, ma anche l’azienda ha un credito di imposta. I fondi per cominciare il percorso li ho anche trovati, utilizzando il sistema dei fondi rotativi» ha dichiarato l’esponente del governo Conte.

Un disegno di legge che si occuperà anche della plastica che è già in mare, grazie alla collaborazione dei pescatori: «Visto che i pescatori non sono trasportatori di rifiuti – ha aggiunto Costa -, in base alla norma attuale li devono gettare. La nuova legge permetterà loro di portare questa plastica alle isole ecologiche nei porti».
Quello dell’inquinamento delle nostre coste è un tema particolarmente sentito dai cittadini. Sono sempre più diffuse, infatti, le iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo argomento, come quella che vede protagonista un manichino di plastica che, in questa estate, ha girate le più belle e affollate spiaggia dell’isola di Favignava, in Sicilia, per lanciare un monito contro l’inquinamento da plastica in mare. L’iniziativa nasce dall’idea dell’artista palermitano Dario La Rosa, in arte Pablo Dilet, in collaborazione con l’Area marina protetta “Isole Egadi” e il Comune di Favignana, e si inserisce nel più ampio progetto PLASTIC (ne abbiamo parlato qui), iniziato la scorsa stagione con una installazione che ha coinvolto un centinaio di bambini ed anche una tartaruga salvata durante la preparazione dell’opera, e che quest’anno è proseguito con un lavoro di sensibilizzazione. Barchette di carta che, metaforicamente, non riescono a navigare in un mare composto da tappi e sacchetti di plastica. L’opera sarà fruibile all’interno del museo regionale sino a fine agosto. «Senza la giusta attenzione – ha dichiarato l’artista – il rischio è che dopo gli animali che popolano il mare, anche noi uomini ci ritroveremo a ingerire involontariamente sempre più plastica. Ecco il perché di un manichino (di plastica) che, con un salvagente simbolo di speranza, dice basta all’eccesso di questo materiale ed al suo abbandono».

Il problema della plastica è il suo tempo di decomposizione, così lungo da rappresentare un vero e proprio danno per l’uomo. Una scatola di cartone, per esempio, scompare in un mese, e un rotolo di carta igienica in sessanta giorni. Ma per un pannolino usa e getta servono 200 anni; per la totale eliminazione di posate di plastica o accendini deve trascorrere un secolo. Tali dati dovrebbero indurci ad adottare un atteggiamento responsabile nei confronti dell’utilizzo di materiale plastico. Senza considerare, poi, i pesci: numerose ricerche dimostrano la pericolosità di quello che arriva sulle nostra tavola, quando sui piatti sono presenti pesci imbottiti di microplastiche, le più difficili da eliminare. Tubetti di crema, di dentifrici e di spazzolini, scambiati per plancton, il loro cibo naturale, ma che, in realtà, li avvelenano.

Sogniamo tutti di liberare, quanto prima, il mare e il pianeta dalla plastica che avvelena l’uomo (e non solo l’uomo). Sognare, questa volta, non basta.

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