Pubblicato il: 28 agosto 2018 alle 8:00 am

Il giro del mondo con tappa in India Sulle orme di Jules Verne verso l’oriente, per scoprire le ragioni del suo millenario fascino

di Danilo Gervaso.

Nuova Delhi, 28 Agosto 2018 – Un buon inglese non scherza mai, quando si tratta di una cosa seria come una scommessa, scrive Jules Verne nel suo Giro del mondo in 80 giorni (Le Tour du monde en quatre-vingts jours, 1873). E non dev’essere stato uno scherzo l’impresa realmente compiuta, a cui Verne si ispirò, dall’americano George Francis nel 1870.

Il libro è a tutt’oggi un grande classico della letteratura per ragazzi, come molti altri libri di Verne, il cui successo è dovuto all’abilità con cui l’elemento avventuroso è unito agli interessi tecnico-scientifici tipici della seconda Rivoluzione industriale, che spingono sempre più in là i limiti dell’esperienza umana. Così due uomini, Phileas Fogg, gentlemen inglese, e Passepartout, il suo cameriere francese, si impegnano per una scommessa a compiere il giro del globo in ottanta giorni, toccando tappe come Suez, Bombay, Calcutta, Hong Kong, Shangai, Yokohama, San Francisco, Chicago, New York… Solo per citarne alcune.

Sono molti i giovani che si mettono in viaggio oggi sulle orme di Phileas Fogg, come, in Italia, il trentacinquenne, Giulio Olivetti, che ha deciso un po’ di tempo fa di abbandonare temporaneamente il suo lavoro e fare il giro del mondo, ripercorrere le tappe del suo romanzo preferito, appunto, e raccontare nel suo blog “Viaggio attorno al mondo in 80 tappe” tutte le sue avventure. Giulio non solo ci porta nelle città che visitò Phileas Fogg, di cui ci illustra le principali attrazioni attraverso i suoi occhi e i suoi racconti, facendoci tutte le bellezze delle mete che tocca o in cui soggiorna. Fornisce poi preziosi consigli su come affrontare alcune paure e alcune complicazioni legate ai viaggi, ci descrive alcuni importanti eventi a cui ha deciso di prendere parte nel corso dei suoi spostamenti, ci offre preziose informazioni e curiosità.

O come i 5 torinesi (Luigi Cavallito, Didié Caria, Andrea Cavallo Perin, Andrea Dutto e Alessio Nicastro), il cui scopo è osservare la vita dei loro coetanei nelle diverse parti del mondo. Certo, il mondo non è più quello del 1873 e oggi tra aerei low cost, navi e treni veloci, gran parte del tempo è passato a esplorare le varie città.

Quali sono le tappe più affascinanti tra le mete visitate? Senza dubbio l’Oriente, e l’India in particolare. L’India regala incredibili suggestioni e forti emozioni. La devozione, la spiritualità, la sacralità di queste città e della sua gente è inestimabile e colpisce chiunque decida di trascorrervi qualche giorno.

L’India è enorme e questo rende possibile fare molti viaggi in un viaggio solo: montagne imponenti dalla bellezza struggente, spiagge incantevoli con le palme da cocco, città caotiche e colorate, il misticismo del deserto, piantagioni da tè, animali selvatici, località rurali da scoprire. Praticamente: fai un viaggio in India ma giri il mondo. Hai a che fare con diverse culture e lingue, sia indiane che non.

Negli anni ’60 e ’70 il viaggio in India era degli hippie. Esisteva un percorso preciso (oggi purtroppo scomparso) tra l’Europa e l’Asia chiamato Hippie Trail, ovvero il Sentiero degli Hippie. In India cercavano un’esistenza semplice, contraria al consumismo e soprattutto al materialismo dominante del mondo occidentale.

Definire quali sono le attrazioni imperdibili è estremamente difficile: pochi Paesi vantano una così ampia ricchezza di storia, monumenti, templi e natura. Si va dal famosissimo Taj Mahal, patrimonio Unesco, simbolo dell’amore eterno, il mausoleo costruito ad Agra dall’imperatore Shah Jahan in memoria della moglie Mumtaz Mahal, la sua moglie prediletta, a Udaipur, la Venezia d’Oriente, dai panorami bellissimi, al Tempio d’Oro di Harmandir Sahib, a Varanasi, l’antica Benares, impregnata di aura mistica: considerata dagli Induisti il punto d’accesso per il mondo divino, è simbolo della vita e della morte. Ogni giorno migliaia di pellegrini si riversano tra le rive del Gange per purificarsi dai peccati commessi, ma non è raro vedere anche cerimonie funebri, durante le quali i corpi dei cari vengono cremati e le ceneri sparse tra le acque del Gange.

Da Jaisalmer, la Città d’Oro per il color sabbia delle sue abitazioni che richiamano quello del deserto Thar che la circonda, e poi palazzi di antichi mercanti e templi finemente scolpiti che hanno inserito la città nella leggenda, a “La città più grande su un pianeta di abitatori di città”, come Suketu Mehta racconta la Bombay diventata Mumbai, anzi, trasformatasi in Maximum city, metropoli degli eccessi e paradigma del futuro della civiltà urbana sulla Terra.


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La capitale, poi, Delhi, affascina grazie al forte contrasto tra la città vecchia e la città nuova. Caotica, rumorosa, stressante… Ad un primo impatto Delhi lascia spaesati con tutta la sua energia.

Perché decidere di andare in India e affrontare un viaggio così lontano, speciale e misterioso? Forse perché abbiamo letto i diari di viaggio di Guido Gozzano, (Nell’Oriente favoloso, Lettere dall’India), di Pierpaolo Pasolini (L’odore dell’India), di Moravia (Un’idea dell’India) di Antonio Tabucchi (Notturno Indiano), i romanzi di Kipling, di Salman Rushdie, di Amitav Ghosh, di Suketu Mehta, e tra le pagine ci è sembrato di sentire i profumi di spezie, il vocìo assordante della folla, il caldo afoso, o forse perché convivono pacificamente diverse religioni: induista, musulmana, cattolica e buddhista, per la spiritualità incredibile che gli indiani hanno e che riesce continuamente a travolgere, o ancora per vivere l’esperienza delle città sante, per i bambini per strada e che chiedono qualche rupia.

Bisogna dimenticarsi delle comodità e adeguarsi a tutto. La bellezza di questo Paese sta anche in questo, perché gli occhi si abitueranno a vedere costantemente un paese di estrema povertà e di grandi contraddizioni e faranno riflettere, toccheranno in profondità e forse (per fortuna) dimenticheremo i problemi futili dell’Occidente. E poi gli indiani sono straordinari, possono metterti duramente alla prova facendoti spazientire o scandalizzare e possono anche invitarti a casa loro e offrirti tutto quello che hanno.

Un viaggio in India è un’avventura da intraprendere almeno una volta nella vita. L’India è un pianeta più che un luogo geografico. La mente occidentale ha bisogno di resettarsi ogni tanto e in India si può. Nessuno torna mai nello stesso modo in cui partito.

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