Pubblicato il: 20 settembre 2018 alle 8:00 am

Scandinavia, la vita bella delle donne Medaglia d'oro alla regione che sta attuando la parità di genere in modo concreto. In più, sistemi di assistenza per i bambini basati sul reddito

di Danilo Gervaso.

Copenaghen, 20 Settembre 2018 – Il popolo scandinavo sarebbe un passo avanti in termini di parità tra donne e uomini. Lo sostiene uno studio recente del World Economic Forum.

Danimarca, Islanda, Svezia, e Finlandia sarebbero i migliori paesi europei per le donne. Gli aspetti considerati per questo tipo di classificazione (l’Italia è 82esima!) sono stati l’accesso alla salute, all’istruzione, la partecipazione alla forza lavoro e il potere politico. In generale, tutte le nazioni occidentali trattano meglio le donne, perché la discriminazione di genere è contro la legge e perché l’uguaglianza dei diritti è garantita dalle loro costituzioni.

Ma cos’è che pone il nord Europa in cima alla classifica?

Secondo lo studio, è l’Islanda il primo Paese al mondo con assoluta parità di stipendio tra uomini e donne. L’obbligo di «certificato di eguaglianza salariale», in vigore dall’inizio del 2018, per tutte le imprese private e pubbliche con più di 25 dipendenti, impone – pena sanzioni – la stessa retribuzione per chi svolge lo stesso lavoro in un’azienda. Donne e uomini ma non solo: anche impiegati di religione o etnia diverse, orientamento sessuale, età o eventuale handicap. Perché le discriminazioni, nel mondo del lavoro come ovunque, non sono unicamente di genere. Dal novembre 2017 al governo c’è l’ambientalista di sinistra Katrin Jakobsdottir, poco più che 40enne, ma l’Islanda è stata anche la prima repubblica democratica al mondo, nel 1980, con un capo di Stato donna. Oggi qui tra uomini e donne esiste uno scarto di appena 16% negli stipendi. Con una legge contro la nudità femminile in pubblicità, dello scorso anno, alcune aziende sono state chiuse e messa in crisi l’industria dello sfruttamento sessuale.

Spostiamoci in Svezia, che è in seconda posizione mondiale per le politiche a tutela della maternità e paternità. E’ stato trovato un modo per responsabilizzare maggiormente gli uomini, dando 16 mesi di congedo retribuito (quasi l’85% dello stipendio) dopo la nascita del figlio a ciascun genitore. Tra gli altri effetti positivi ottenuti si è avuto anche un aumento del tasso di fertilità delle donne, alle quali viene lasciato un congedo di maternità flessibile per aiutarle a mantenere le loro capacità lavorative e reintegrarle poi più facilmente nel mondo del lavoro, con un totale di 480 giorni pagati a partire dalla nascita o distribuiti nei primi otto anni di vita del bambino (si possono prendere anche un quarto di giornata, mezze giornate o tre quarti di giornata): l’unico obbligo è che il padre deve prendere almeno 60 giorni, altrimenti li perde.

Per i bambini è tutto gratis fino a diciotto anni, dentista compreso, e tutte le famiglie hanno un sussidio di 120 euro al mese a bambino fino a 18 anni che i genitori possono decidere di spendere o accantonare. Per gli asili si può scegliere tra pubblico e privato, i costi sono identici e accessibili. Una cosa particolare in Svezia è che i bambini possono frequentare l’asilo per il numero di ore lavorate dai genitori: E quando il bimbo si ammala? Nessun problema: si telefona al lavoro e si prende una giornata o mezza o persino un quarto di giornata: i giorni di permesso per restare a casa con i figli malati sono comunque pagati e illimitati. Per tutto questo le svedesi fanno tanti figli, eppure tutte lavorano. E le lavoratrici autonome hanno gli stessi diritti di chi ha un lavoro dipendente, e lo stesso vale se si ha un lavoro temporaneo.

Il World Economic Forumcolloca la Danimarca al quarto posto per l’alto tasso di partecipazione politica delle donne, che occupano il 42% della rappresentanza parlamentare. E vale anche per i reali: con l’ultima riforma parlamentare del 1953 è entrata in vigore la successione al trono anche per le donne.

Ma in Danimarca la parità inizia presto: passare l’aspirapolvere, cucinare, utilizzare la lavatrice, si imparano fin da bambini a scuola. Le lavoratrici non temono di perdere il proprio lavoro, infatti, grazie ad una particolare regolamentazione, se si perde il proprio impiego si ottiene una cospicua disoccupazione e lo Stato si impegna a impiegare nuovamente il lavoratore e impedire quindi che possa perdersi d’animo o dover abbassare la sua qualità di vita.

Nel 1906, la Finlandia è diventata la prima nazione del mondo a concedere alle donne il diritto di voto e di concorrere alle cariche politiche. In Finlandia il ruolo delle organizzazioni femministe all’interno dei partiti politici, così come la cooperazione femminile tra i partiti è stata determinante nl processo di miglioramento della situazione politica delle donne. Anche se è uno dei paesi con il maggior tasso di divorzio, il Governo sta perseguendo una politica di tutela delle madri che hanno la custodia dei figli.

Le ragioni del successo delle leggi per la parità non risiedono solo nelle politiche sulla parità di genere, ma soprattutto in quelle sociali: ad esempio attraverso la giusta distribuzione di profitti, la distribuzione delle spese pubbliche, stesse risorse e opportunità per gli uomini e per le donne.

Non poco influisce il fatto che questi Paesi sono essenzialmente laici: al contrario del resto dell’Europa, dove le chiese protestanti e cattoliche intervenivano spesso negli affari di stato, la chiesa protestante scandinava non ha mai avuto un grande potere e neanche interesse a intervenire nelle politiche sociali in maniera di famiglia o lavoro, come per esempio la richiesta di indennità più generose per le madri al posto della maternità o paternità obbligatoria.

Tutte scelte condivisibili, intuitivamente corrette, e replicabilissime anche fuori di quei lontani confini.

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