Pubblicato il: 6 ottobre 2018 alle 8:00 am

Greg non era poi tanto schiappa! Un anti-eroe, timido e impacciato, dei giorni nostri, protagonista del diario che ha fatto ridere milioni di adolescenti e anche tanti adulti

di Rosa Aghilar.

Roma, 6 Ottobre 2018 – Evviva Greg e le sue normali avventure che si sono trasformate in una sorta di “diario di bordo” fantastico, con tanto di amico del cuore un po’ pasticcione e immaturo (Rowley), di un fratellone che non perde occasione per fargli i dispetti (Rodrick), di un fratello piccolo viziatissimo e noiosetto (Manny), di una ragazza molto carina (Holly Hills) e molto altro.

Il primo, preso in prestito dalla biblioteca comunale per la mia bimba di otto anni che l’ha divorato, oggi di anni ne ha nove e nella sua libreria ci sono tutti i “diari di una schiappa”. L’ho sentita ridere di gusto con questo libro tra le mani, come non provare allora a leggerne qualcuno. Bingo! Ecco Greg che in prima persona descrive la sua adolescenza e tutto ciò che “colora” il suo mondo: il rapporto con i più grandi e i più forti, i problemi di cuore, i doveri di scuola, descritti alternando parole e fumetti.

Fantastico! Quello che il protagonista racconta nel suo “diario” è tutto vero: stesse situazioni, stessi problemi che vivono quotidianamente gli adolescenti tra scuola e famiglia, quanto sia difficile farsi degli amici, andare d’accordo con i genitori, capire le femmine. Fra risate e divertimento, Il diario della Schiappa è una presa di posizione netta dei ragazzini rispetto agli adulti, un precocissimo desiderio di essere come tutti, una dichiarazione programmatica di normalità. Greg non è soltanto l’anti-eroe per eccellenza, come lo sono Holden Caulfield o Charlie Brown e la sua inarrivabile malinconia. Greg è la matrice unica del ragazzino senza qualità, quello che ognuno di noi è al risveglio di ogni mattino, prima di lavarsi i denti, vestirsi e andare nel mondo impugnando qualche sogno. Ha undici anni, ma fa una fatica bestiale a campare, come se ogni giorno fosse impegnato nel più duro e faticoso dei mestieri. Non è un meraviglioso personaggio fiabesco, non combatte con i draghi o conquista principesse, non produce meraviglia interpretando la realtà: è la dichiarazione di normalità per eccellenza.

Greg si fa leggere con piacere però: non un compito, un esercizio da svolgere o un obiettivo da raggiungere. Egli si propone inoltre come una sorta di “antidoto letterario”, per nulla retorico, contro ogni forma di bullismo, perché tutto è raccontato da un ragazzino “normale” che in qualche modo, nel “suo” modo, goffo, imprevedibile, anche e soprattutto esilarante, riesce a cavarsela sempre. Non eccelle in nulla, non è forte, non è uno sportivo, non è bravo con le ragazze, è spesso in difficoltà e a disagio con chi è più aggressivo di lui e proprio non ce la fa a capire gli adulti. E’ questo che gli ha permesso di far breccia nel cuore di così tanti giovani lettori.

Dall’omonimo romanzo di Jeff Kinney è tratta anche la versione cinematografica che in poco tempo si è imposta nelle classifiche come fenomeno consolidato e lo stesso scrittore, peraltro, ne è il produttore esecutivo. E chissà che non sia stato proprio questo, il fattore determinante ai fini di una pellicola che conserva un humor quasi mai banale ed accessibile pressoché a chiunque, regalando un’ora e mezza di sane risate e trovate stravaganti, spesso sopra le righe. Mai volgare, il massimo che si concede in tal senso è un “bel sedere” che la dice lunga sui presupposti dell’opera.

“Diario di una Schiappa” si sfoglia con entusiasmo, in autonomia, pagina dopo pagina, tenendo viva la curiosità, in un mondo dove cellulari, computer, videogiochi e televisione sono compagni costanti dei bambini e dei ragazzi di oggi. Non forziamo nessuno a leggere. Cresciamo i bambini circondati di libri, mettiamoli ovunque. Facciamoli crescere con la consapevolezza che non esistono solo i giochi virtuali, che le grandi storie ci sono dall’inizio dei tempi.

Consigliate, fate innamorare dei libri, ma non obbligate, non obblighiamo nessuno a leggere, non è un caso che Gianni Rodari (nutrite i bimbi di lui e cresceranno meglio) abbia detto il verbo leggere non sopporta l’imperativo.

Così come non è un caso che Pennac, al primo posto dei suoi famosissimi “10 diritti del lettore”, metta: 1. Il diritto di non leggere.

L’unico consiglio che una persona può dare a un’altra sulla lettura è di non ricevere consigli, seguire solo il proprio istinto, usare la propria ragione, arrivare alle proprie conclusione. […] L’indipendenza è la più importante qualità in assoluto che un lettore deve possedere.” Virginia Woolf

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