Pubblicato il: 9 ottobre 2018 alle 7:00 am

Le Papesse medievali dai Tarocchi a Matilde di Canossa Figure che hanno incarnato quei sentimenti e quelle passioni travolgenti che il Medioevo nega alle donne. Jaques le Goff le indicherà come «antesignane del femminismo»

di Caterina Slovak.

Roma, 9 Ottobre 2018 – È vero, come racconta il film La Papessa, del regista Sönke Wortmann, che nella Chiesa c’è stata una donna diventata papa e che la cosa è stata nascosta per lo scandalo che ne sarebbe derivato?

Secondo alcuni autori medioevali, nell’855, una donna, arrivata a Roma travestita da frate, sarebbe diventata papa. Avrebbe regnato per due anni con il nome di Giovanni Anglico, o Angelico, e sarebbe poi stata scoperta perché durante una processione partorì un figlio.

Com’è nata la leggenda? Forse per l’enorme influenza che alcune donne, come la patrizia Marozia, esercitarono nella Roma del X secolo, o forse perché nel XII secolo negli ordini monastici femminili c’erano donne di grande cultura teologica e con tutte le carte in regola per arrivare al soglio pontificio, tranne un piccolo particolare: erano femmine. Gli studiosi concordano ormai sul fatto che la papessa Giovanna non è mai esistita, sulla cattedra di Pietro non è mai salita una donna.

Ma donne che nell’ombra godevano il privilegio della ricchezza e del potere perché compagne dei Papi ce n’erano: amanti, mogli, figlie, sono moltissime le donne che ebbero un ruolo fondamentale nella storia della Chiesa e che, nei secoli, si sono meritate questo titolo: da Giulia Farnese, favorita di papa Borgia, a Vannozza Cattanei e Silvia Ruffini, amanti di Alessandro VI e Paolo III. A volte per loro furono costruite addirittura delle residenze, come testimonia il Palazzo Piccolomini di Siena, soprannominato il “Palazzo delle Papesse”, ordinato da Pio II per le sorelle Laudomia e Costanza, sue amanti.

A riprova del potere che, in epoca non sospetta, poteva avere una donna, citiamo anche La Papessa, carta dei Tarocchi: storicamente viene fatta risalire proprio alla leggendaria Papessa Giovanna e rappresenta la sacerdotessa del mistero ovvero la conoscenza al femminile, rispettata e assecondata nei tempi più antichi, un po’ la Grande Madre. Nel disegno siede all’ingresso del Tempio di Salomone ovvero il tempio massonico dove avviene la trasformazione interiore a opera del rito e del confronto con le idee altrui. E i Tarocchi sembrano nascere proprio nel Medioevo.

La storia dei tarocchi, antichissima ed affascinante, ha accompagnato l’evoluzione delle culture plasmandosi a sua volta, compenetrandosi e contaminandosi con esse.

Ma una donna che poteva incarnare tutte le qualità politiche, intellettive, religiose, e che forse fu “papessa” dietro le quinte fu Matilde di Canossa. Molto controversa è sempre apparsa la sua figura, e opposta, a seconda dei documenti che si leggono. Secondo la cronaca favorevole a Matilde, è stata una donna guerriera, l’eccezione alla regola secondo la quale solo gli uomini combattevano. Secondo la cronaca a lei contraria, risulta la nemica implacabile che per tutta la vita si batté al fianco del papa italiano contro l’imperatore tedesco.

È rimasto famoso nella storia il detto “andare a Canossa” per indicare una sconfitta e un’umiliazione in ricordo dell’attesa dell’imperatore Enrico IV fuori dalle mura del castello.

Sappiamo che era rossa di capelli, come l’astuto padre Bonifacio, Marchese di Toscana, e che aveva una bella dentatura. Ma dei “rossi” si sa, non bisognava fidarsi troppo, e non a caso Matilde (il cui nome di origine tedesca significa forte/fiera in battaglia) uscirà addirittura in combattimento con i suoi soldati e sgominerà nel 1092 le truppe del cugino ed Imperatore di Germania Enrico IV. Morto assassinato suo padre, un fratello e una sorella maggiore, Matilde diventa, a nove anni, erede di un territorio che si estende dalla Toscana a Mantova.

Sposata, per motivi politici, con un nobile della Lorena, Goffredo il Gobbo, vive in realtà molto poco con lui. Tornata in Italia con la madre, si dedica al governo del suo feudo nel momento in cui esplode il contrasto tra Papato e Impero, che vede protagonisti il papa Gregorio VII e il giovane imperatore Enrico IV. Proprio in una fase della lotta Enrico, in veste di pellegrino, ottiene il perdono del Papa sotto le mura del castello.

Morto il marito, Matilde sposa il giovanissimo Guelfo di Baviera, e l’infelice matrimonio dura sette anni.

Durante la sua vita fa costruire chiese, cattedrali e ospizi per poveri e contribuisce in modo determinante alla nascita dell’Università di Bologna.

Il nuovo imperatore, Enrico V, figlio del suo grande nemico, la nomina vice regina d’Italia. Dal 1632 il suo corpo è a Roma, in un sarcofago monumentale realizzato dal Bernini, prima donna ad essere sepolta a San Pietro.

Per il biografo di corte, Matilde è dunque lo specchio di ogni virtù: educatissima, colta – parla e scrive il latino, il tedesco e il francese – coraggiosa in guerra, saggia al governo, generosa e religiosissima.

Per i cronisti imperiali, invece, è scostumata e crudele, spietata sul campo di battaglia, papessa avida, arrivista, vendicativa, che sceglie di sposarsi con un gobbo da giovane e con un adolescente da vedova. Entrambi i matrimoni sono dettati dalla ragione di stato, vivrà sempre separata dai mariti e pare addirittura che impone ai due mariti la clausola del matrimonio casto. Ha fatto, a suo dire, anche un patto col diavolo: con l’astuzia è riuscita ad imprigionarlo in una piccola fialetta e ad ottenere da lui la promessa che, per essere liberato, dovrà rendere inespugnabile Canossa per sempre. E così il diavolo crea il castello in una sola notte, su rocce scoscese e inaccessibili, gli “artigli del diavolo”.

Matilde è una donna bellissima e ardente, e il suo potere diventa enorme quando diventa l’amante di Papa Gregorio VII, che trascorre mesi nei suoi castelli – dopo ogni incontro lei gli dice: «Voglio che mi ricordiate così, ricordate questa giornata, l’aria frizzante, il sole nel cielo, il calore del mio corpo, i miei occhi che si perdono nei vostri» – e per questo Papessa, ma come amante avrà anche Anselmo, Vescovo di Lucca, suo consigliere spirituale, ma anche nobili, cavalieri, e persino giullari.

Sarebbe stata lei a far uccidere il primo marito, tramite un servo, mentre Goffredo mentre si trovava alla latrina. Ma forse avvelenò anche Corrado, figlio di Enrico IV.

Dalla madre Beatrice di Lorena e dal padre Matilde ha ereditato terre e castelli dalla Toscana alla Lotaringia, ma il suo grande desiderio è che le donne possano essere ammesse al sacerdozio, e ottiene da Gregorio VII una mezza promessa: se costruirà 100 chiese, il sacerdozio sarà suo. Muore però a un passo dal traguardo: ha costruito novantanove chiese e le manca l’ultima.

Matilde incarna quei sentimenti e quelle passioni travolgenti che il Medioevo nega alle donne, la fama e l’ardore di una donna di potere che però non rinuncia ad essere donna. Lo storio medievalista Jaques le Goff indicherà Matilde come “antesignana del femminismo”.

E che dire della sua firma, tratta da un motto di San Paolo e contrassegnata da una croce (come i Papi, gli Imperatori e lo stesso Carlo Magno): Matilda Dei gratia si quid est: “Matilde che se è qualcosa, lo è per grazia di Dio”; religiosa sì, ma una donna di potere un’epoca in cui il potere era prevalentemente maschile.

neifatti.it ©