Pubblicato il: 11 ottobre 2018 alle 8:00 am

Banche del Tempo, dove il cuore conta più dei soldi Luoghi dove tutti possono chiedere e dare una mano. Anche per un’ora o un giorno soltanto. Come per il progetto della Società di San Vincenzo De Paoli

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 11 Ottobre 2018 – Molte volte abbiamo parlato su neifatti.it di volontariato. Il caso dei medici che hanno aperto un ambulatorio gratuito a Vercelli. Il caso del medico pensionato napoletano. O, ancora, gli anziani di Empoli che condividono la spesa e il pranzo per battere la solitudine oppure l’imprenditore che ha dedicato parte del suo tempo (e delle sue risorse) per creare una squadra di calcetto composta di soli extracomunitari.

Perché di queste piccole-grandi storie si nutre l’umanità che crede ancora – e fortemente –ai valori della solidarietà e della fratellanza. Valori grandi nella loro dimensione concettuale, piccolissimi per la facilità di perseguirli e realizzarli. Il nostro Paese è pieno di queste storie. E ci piace raccontarle.

Ma esiste anche una parte degli italiani (come in tutto il mondo, esiste), che non riesce a riconoscere una forza e dei principi a quei valori. La frenesia, il lavoro sempre più esigente, gli impegni che si accavallano ad un ritmo pressante, diventano un freno. Impediscono, di fatto, la possibilità di fare del bene a se stessi aiutando gli altri. Come?

L’esempio inglese

All’estero, già da anni, esistono e operano con successo le cosiddette Banche del Tempo. Sostanzialmente si tratta di punti di incontro tra la domanda (assistenza, piccoli aiuti anche domestici, eccetera) e l’offerta da parte di volontari di tempo da mettere a disposizione degli altri. Nel Regno Unito ne è un esempio TimeBank, ente benefico nazionale volontario istituito nel 2000, finanziato dal governo e dalla BBC. È stato gestito da molti degli stessi fiduciari che hanno istituito Comic Relief (associazione inglese che si occupa dei bambini meno fortunati) e mirava a ispirare una nuova generazione a offrire volontariamente il loro tempo. Oggi, TimeBank si è specializzato nel reclutamento e nella formazione di volontari per i suoi progetti che affrontano questioni sociali difficili, dal tutoraggio di giovani che abbandonano l’assistenza e coloro che affrontano la transizione impegnativa dal servizio di salute mentale da adulto a adulto a uomini, donne e le loro famiglie che stanno lottando per adattarsi alla vita civile. I suoi progetti attuali si concentrano sulla costruzione dell’integrazione sociale utilizzando i volontari per insegnare l’inglese ai residenti che non sanno parlare la lingua e sostenere i rifugiati e i richiedenti asilo a stabilirsi nella vita del Regno Unito.

… E quello italiano

In Italia, la prima “banca del tempo” viene datata nel 1992, a Parma per iniziativa di un gruppo di pensionati, ma la vera antesignana delle banche nasce a Sant’Arcangelo di Romagna, in provincia di Rimini, nel 1995 su proposta del Comitato Pari Opportunità del Comune, ispirandosi ad un articolo di “Gente Money” sui Lets inglesi. Il punto di partenza era proprio il tempo e i problemi che hanno generalmente le donne sempre strette tra la cura della famiglia, della casa, il lavoro e le esigenze personali.

Non è facile reperire una statistica aggiornata e completa delle banche del tempo attualmente operative e funzionanti nel Paese, secondo alcuni sarebbero 200mila, secondo un articolo pubblicato non molti anni fa da Cesvot (associazione di volontariato costituita da 36 associazioni regionali), si conterebbero in Italia “almeno 320 banche del tempo (Bdt) che solo a Roma coinvolgono 7500 persone e in Lombardia 5000. Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna le regioni con il numero più alto. Secondo l’indagine promossa nel 2010 dalla Provincia di Torino e dall’Associazione Nazionale Banche del Tempo, il 70% delle Bdt sono associazioni, il 53% delle quali di promozione sociale. Il 47% è stato promosso da un gruppo di cittadini, il 25% da un’associazione già esistente. Gli iscritti sono soprattutto donne e anziani. Il 55% delle banche dichiara di effettuare un numero di scambi che va da 1 a 600 all’anno”.

Tra le ultime arrivate c’è la Banca del Tempo realizzata dalla Società di San Vincenzo De Paoli tramite il progetto “Solidarity PASS – la Prossimità per l’Autonomia dei Soggetti Svantaggiati”, attraverso la quale è possibile dedicare un giorno, o anche un’ora soltanto del nostro tempo scegliendo l’iniziativa di volontariato più vicina alla propria casa. «Scelgo l’attività che preferisco svolgere – ha dichiarato Monica Galdo, responsabile del progetto – quella in cui io mi trovo più a mio agio e sento di potermi realizzare meglio, perché per fare del bene agli altri bisogna partire da sé stessi».

Si può individuare il proprio obiettivo di volontariato visitando il sito bdtsanvincenzo.it dove vengono pubblicate le varie proposte nella sezione “volontario per un giorno”. Chi desidera dedicare un po’ del proprio tempo potrà compilare un “profilo di competenza” e rendersi disponibile per qualche ora, anche una. Sarà sufficiente indicare disponibilità e orari tra le preferenze.

Realizzato dalla Società di San Vincenzo De Paoli con il sostegno della Fondazione CON IL SUD, nell’ambito del Bando Volontariato – Reti Nazionali 2015, il progetto ha l’obiettivo di rafforzare la presenza del volontariato vincenziano nelle regioni del Sud e migliorare l’intervento a favore dei soggetti svantaggiati. Il mutamento riguarda tutti gli aspetti, a partire dal ruolo dei soggetti in difficoltà: le persone aiutate non sono più un soggetto passivo vincolato alla mera assistenza, ma vengono coinvolte in un processo inclusivo attraverso l’impiego di strumenti innovativi quali Social Bonus e la Banca del Tempo.

Esiste, infine, una Associazione Nazionale delle Banche del Tempo. Nata ad Alì Terme (Messina) nel mese di giugno del 2007, grazie all’attività e alla tenacia di otto donne rappresentanti di Banche del Tempo e Coordinamenti di varie regioni italiane: Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Sicilia, Veneto. Tutte le BdT afferenti all’Associazione Nazionale (anche censite con una mappa sul portale L’Italia che cambia), si sono dunque ritrovate nel principio “rivoluzionario” della pari dignità – si legge nella presentazione del progetto che ormai abbraccia tutta la penisola – e valore delle attività scambiate e la sua adozione costituisce la prima discriminante, insieme all’assenza di pagamenti in denaro. E come dotare una località, piccola o grande che sia, di uno sportello della Banca del Tempo? “Intanto formando un piccolo gruppo iniziale”, si legge nelle pagine interne del sito dell’Associazione Nazionale, dove è spiegato il percorso da compiere e come ottenere il sostegno per realizzare il progetto.  “Può essere un gruppo di amici che condividono lo stesso desiderio e le stesse finalità. E’ importante – viene precisato – che il gruppo abbia ben chiaro cosa significa scambio e reciprocità”. (In copertina, gazebo della Banca del Tempo di Arzignano, dal portale L’Italia che Cambia).

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