Pubblicato il: 16 ottobre 2018 alle 7:00 am

L’Italia light gioca bene e sogna E soprattutto segna. Ma è veramente questa la nazionale “che tremare il mondo fa”?

di Antonio Mango.

Roma, 16 Ottobre 2018 –  Biraghi come Grosso. E chi se l’aspettava che un onesto terzino tirasse fuori dagli impicci l’Italia delle tre punte (ovvero mezze), salvandola dal rischio retrocessione in Lega B della Uefa delle nazioni. Come il match winner dei mondiali del 2006, sconosciuto ai più, l’attuale salvatore della patria, sconosciuto ai più, spingendo la palla in rete per disperazione, ha compiuto il gesto che cambia la vita. Per sé e per la squadra.

L’avevamo definita un’italietta. Vista la qualità, la personalità e l’esperienza internazionale dei giocatori in circolazione nel continente, il confronto sembra ancora impari. Ma il bello del calcio è proprio questo. L’Italia light sfodera contro la Polonia una prestazione da nazionale di Schillaci. Fresca e divertente e pure con la magica vittoria ai supplementari. Il gol della disperazione, messo a segno da uno che passava di lì, ci ricorda, però, il nostro stato d’animo trenta secondi prima della fine partita: malinconia e critica incipiente come uno starnuto che sta per arrivare. Avviene sempre nel calcio che un secondo dopo il gol la mestizia si trasforma in una cantata dei pastori. E’ nata la nazionale “che tremare il mondo fa”, che vincerà il girone Uefa delle nazioni, che accederà agli europei, che praticherà il bel gioco e via sognando, “scurdammece ‘o passato”.

Ma chi segna? Al netto della sfortuna (due pali e tre nitide occasioni contro la Polonia) si è visto che l’incisività e la cattiveria sotto porta non ci stanno. Tre mezze punte non fanno Higuain. Per giunta, correre dietro i difensori per marcarli toglie fiato e lucidità, direbbe lo spettatore di passaggio, convinto di aver scoperto il banale perché. Almeno un “avvoltoio” ci vuole, direbbe ancora chi ricorda le “rapine” di Rossi e Inzaghi.

La critica maccheronica prosegue col centrocampo. Finalmente un tasso tecnico da palleggiatori in luogo di anonimi mediani. O Baresi, Bagni, Gattuso e via mordendo o niente. Meglio i “tecnici”. Com’è attualmente.

Difesa di ordinaria amministrazione. Però, sempre l’ignorante che non s’azzarda a fare domande, ma ha negli occhi Reina, si chiede: perché Donnarumma, quando ha il pallone tra le mani, non lo lancia mai per una ripartenza e aspetta che tutti ritornino al loro posto, i compagni e si capisce, ma anche gli avversari? Mai una giocata che sorprenda.

Finisce qui la partita che non t’aspetti. “Lavorare, migliorare, crescere”, la retorica che t’aspetti.

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