Pubblicato il: 17 ottobre 2018 alle 8:00 am

Erasmus seconda generazione Più di un milione di bambini sono nati dall’unione dei giovani che hanno usufruito del programma di mobilità dell’UE per l’istruzione e la formazione

di Danilo Gervaso.

Firenze, 17 Ottobre 2018 – Nel marzo di quest’anno è morto a Madrid il politico spagnolo Manuel Marín, l’inventore di Erasmus (anche se l’idea nacque nel 1969, grazie all’intuizione dell’italiana Sofia Corradi, soprannominata poi “Mamma Erasmus”). Ed è grazie all’associazione studentesca EGEE (oggi AEGEE) fondata da Franck Biancheri (poi divenuto presidente del movimento trans-europeo Newropeans) che nel 1986-1987 il presidente francese François Mitterrand si decise ad appoggiare la nascita di Erasmus.

Da sempre attivo per l’integrazione europea, Marìn ha favorito in ogni modo il noto progetto di mobilità europea che da più di 25 anni cambia la vita di molti giovani, un progetto europeo che poco ha a che fare con l’economia, ma molto con le esperienze, il cuore e le amicizie. Oggi una bella notizia, che fa ben sperare in tempi di muri ricostruiti e frontiere chiuse: si contano più di un milione di bambini nati da coppie internazionali frutto di quel programma.

Cos’è il programma Erasmus?

Adottato nel 1987 – dal 2014 Erasmus plus – ed è il programma di mobilità dell’UE per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport. Sono finora circa nove milioni i giovani che hanno beneficiato del programma, che prende il nome dallo studioso umanista olandese del XV secolo Erasmo da Rotterdam e ha come obiettivo rafforzare la mobilità nel settore dell’apprendimento in Europa, promuovendo l’occupazione giovanile: grazie ad Erasmus milioni di giovani hanno usufruito e continuano a usufruire di borse di studio, con la possibilità di formarsi e fare esperienze in un altro stato europeo. Dal 2014, il programma prevede il coinvolgimento non solo degli studenti universitari, ma di tutti gli studenti a partire dai 13 anni. Gli obiettivi del programma sono: ridurre la disoccupazione giovanile e l’abbandono scolastico in Europa e promuovere la collaborazione, la mobilità e l’innovazione nei giovani europei.

Per chi ha partecipato, i mesi o gli anni trascorsi all’estero sono indimenticabili. Grazie all’età, che rende così permeabili le personalità, i ragazzi si lasciano facilmente coinvolgere dai colori, dai monumenti, dalla storia, dalle persone che incontrano nei posti dove vanno. E più si viaggia più si vuole viaggiare, scoprire, conoscere. Con una pausa forzata: i tempi bui dei giorni immediatamente successivi ai terribili attentati, a Parigi il 13 novembre 2015, poi in Belgio il 22 marzo 2016. Lì iniziò la paura: voli cancellati, il dramma negli occhi di coetanei e conoscenti nei servizi in tv, la polizia, i fumogeni. Era stato colpito il cuore dell’Europa, e si pensava finito anche il sogno dell’unità, della comunione, della pace irraggiungibile altrove, ragazzi turchi con ragazze armene, palestinesi con israeliani e bosniaci musulmani, tutti assieme ballare, a chiacchierare, a mangiare, sempre con la stessa sensazione, quella di sentirsi a casa.

Ma i giovani continuano a credere nell’Europa più dei loro genitori e dei politici, e così sono iniziati nuovi viaggi, perché pace e appartenenza in fondo significa questo.

E nei giorni scorsi una bella sorpresa: tra chi ha avuto esperienze di studio all’estero la disoccupazione è inferiore del 23%: il Commissario per l’Istruzione e la cultura Androulla Vassiliou, nel presentare i risultati di “Erasmus Impact Study” non ha dubbi: “Il progetto aumenta le possibilità di trovare un’occupazione al termine degli studi”.  Un altro studio parallelo ha rivelato come il programma di scambio abbia inciso positivamente anche sulla partecipazione al voto dei giovani alle elezioni europee, sviluppando, “un più forte senso di identità europea, e un modo più attivo di vivere la propria cittadinanza comunitaria”. Un progetto che ha arricchito e cambiato per sempre generazioni di studenti italiani.

Nati sotto il segno di Erasmus

Ma c’è dell’altro: grazie ai progetti Erasmus, un giovane su quattro ha trovato un partner, e dal 1987 sono nati un milione di bambini. Una vera integrazione europea.

Secondo la Commissione Europea, infatti, il programma di studio all’estero in 25 anni di esistenza ha contribuito alla nascita di un milione di bambini. Molti di questi giovani studenti hanno conosciuto il partner all’estero e alcuni si sono poi anche sposati.

I dati raccolti dalla Commissione Europea sono basati sulle risposte date ad un sondaggio online e provenienti da più di 75.000 studenti di 34 paesi europei.

Per alcuni studenti l’Erasmus è la prima esperienza all’estero, e tornare a casa durante il fine settimana o nelle feste comandate non è sempre possibile; spesso ci si ritrova talmente lontani, infatti, che persino il ritorno per le festività diventa problematico. E’ così che, grazie agli incontri e alle feste organizzati dall’università, le amicizie riescono a diventare sempre più strette… a volte molto strette!

Per fortuna non siamo più ai tempi di Indovina chi viene a cena? il film cult in cui il dibattito sulle coppie miste e interrazziali era più caldo che mai e destava ancora scandalo. Le coppie miste, anche interraziali, sono sempre più comuni e abbattono stereotipi culturali e vecchi proverbi in stile “Moglie e buoi dei paesi tuoi”, anzi, questo diventa un modo per distruggere i pregiudizi, e di questi tempi essere in due a farlo è meglio che essere da soli!

La cultura di ognuno non è soltanto quella della comunità in cui è nato, è anche quella individuale costituita dalle proprie esperienze nel mondo, i propri viaggi, le proprie letture. Per questo ogni coppia è un incontro di mondi più o meno differenti… Senza contare che un figlio nato da due persone di cultura diversa ha il primo indubbio vantaggio di essere fondamentalmente bilingue, oltre ad abituarsi fin da piccolo a vivere in un ambiente multiculturale in cui le differenze si amalgamano in modo armonioso, facendo di lui un cittadino del mondo già tra le pareti domestiche. Una prova vivente contro il razzismo.

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