Pubblicato il: 18 ottobre 2018 alle 8:00 am

Storia di Roberta e Francesco, i “missionari” del midollo osseo Marito e moglie, sono entrambi donatori dell’Admo. Hanno salvato la vita a una bimba francese e a una ragazza californiana: «Sapere che c’è qualcuno che potrà vedere ancora sorgere il sole ci rende felici»

di Arcangela Saverino.

Cremona, 18 Ottobre 2018 – Roberta Ghezzi e Francesco Livietti, 27 e 30 anni, sono sposati da due e, oltre alla vita, condividono una splendida esperienza. Lei infermiera di un centro psichiatrico, lui programmatore gestionale in un’azienda, nel 2014 hanno scelto insieme di iscriversi al Registro Admo (Associazione Donatori Midollo Osseo). «Dopo un breve colloquio, abbiamo fatto un semplice esame del sangue, attraverso il quale i nostri dati genetici sono stati trasferiti al Centro nazionale e a quello internazionale», raccontano a neifatti.it. Una scelta legata alla necessità di offrire la risorsa più preziosa di tutte: la possibilità di salvare una vita «Volevamo fare qualcosa di concreto per qualcuno». Per il trapianto di midollo osseo è necessario che donatore e ricevente siano compatibili e la possibilità di trovare tale compatibilità è una su 100mila. Per tale motivo, la prima reazione di Roberta alla fatidica telefonata, arrivata nel 2016, è stata di incredulità. Il 13 luglio la donazione, un grande atto di umanità che ha salvato la vita ad una bambina francese di 10 anni affetta da leucemia mieloide. «La paura e il timore non sono mancati – continua Roberta – perché prima di quel momento non avevo mai messo piede in una sala operatoria, non avevo mai subito un intervento. Ma il mio desiderio di aiutare qualcuno è stato così grande che ho superato qualsiasi titubanza».

Prelievo di midollo tradizionale: anestesia generale, ospedalizzazione e la felicità di avere evitato che una brutta malattia strappasse una figlia piccola dalle braccia della madre. L’eccezionale coincidenza è che, a distanza di un anno, anche il marito ha ricevuto la stessa fatidica telefonata. Una splendida coincidenza perché, sebbene sia difficile trovare un donatore compatibile, è rarissimo trovarne due nella stessa famiglia.

Per Francesco la modalità è stata diversa: prelievo di sangue periferico. «Si tratta di un semplice prelievo di sangue dal braccio, che viene “centrifugato” da un’apposita macchina: vengono estratte le cellule staminali e messe in una sacca. Tutto il resto (piastrine, plasma, globuli) è reinfuso nel braccio. Questa operazione viene fatta in un solo giorno e dura, di solito, quattro ore, ma nel mio caso, avendo prodotto molte più cellule staminali del normale, è stato possibile effettuare una seconda donazione il giorno dopo». Dentro quella sacca c’era non solo la vita di Francesco, ma quella di una ragazza californiana di 22 anni affetta da anemia plastica, una malattia che, se non viene trattata nei primi tre mesi, prevede un tasso di sopravvivenza del 50 per cento, ridotto al 20 per cento nei mesi successivi.

Roberta e Francesco hanno realizzato quello che entrambi definiscono un sogno: sapere che, se la vita di qualcuno continua, è grazie al loro gesto. Dopo la straordinaria esperienza, entrambi portano avanti una vera e propria missione, quella di sensibilizzare i giovani ad iscriversi nel Registro affinché ogni giorno, nel mondo, molte persone possano sopravvivere grazie a un gesto semplice ma molto importante. Con la loro testimonianza vogliono fare capire che “certe cose” non accadono solo agli altri perché gli “altri” siamo anche noi e tale esperienza serve a chi riceve, ma anche a chi dona. Un’esperienza che diventa scambio, un atto d’amore profondo verso l’umanità, quanto di più prezioso possa esistere.

“Quando doni il midollo osseo, doni un altro compleanno, un altro giorno di stelle, un’altra chiacchierata con un amico, un altro giro in bici, un’altra risata, un altro abbraccio, un’altra possibilità, ma soprattutto un’altra vita” è lo slogan che si legge sulla pagina facebook dell’associazione. E’ possibile iscriversi al registro Admo tra i 18 e i 35 anni; la disponibilità del donatore resta valida fino al compimento dei 55 anni. Spesso capita che non si trovino pazienti compatibili e così, all’età della «rottamazione», l’associazione manda una lettera di ringraziamento. La donazione è un gesto di solidarietà, è un modo concreto per dimostrare la propria partecipazione e preoccupazione nei confronti di chi soffre e di chi, grazie ad esso, potrà vedere ancora il sole nascere. E’ far nascere per la seconda volta un uomo, una donna o un bambino.

neifatti.it ©