Pubblicato il: 19 ottobre 2018 alle 8:00 am

Oosouji e nirvana: il magico potere delle pulizie di casa (due recensioni particolari) Non servono viaggi in Tibet o guide spirituali, per essere zen basta darsi alle pulizie, perché spazzare e riordinare non fa bene solo allo spazio fisico in cui viviamo, ma anche alla mente di chi lo fa

di Marina Monti.

Roma, 19 Ottobre 2018 – Il vocabolo “stress”, introdotto nella lingua italiana piuttosto recentemente, è una normale risposta fisiologica a qualsiasi evento che sentiamo come minaccioso o un cambiamento della nostra routine, sia negativo che positivo. E allora via a problemi di memoria, difficoltà di concentrazione, scarsa capacità di giudizio, preoccupazione continua, ansia, sbalzi d’umore, irritabilità, agitazione, incapacità a rilassarsi, sensazione di solitudine, ma anche stanchezza, dolori, diarrea o costipazione, nausea, tachicardia, dolori al petto…

Tante terapie ci vengono in aiuto, ma non penseremmo mai che un metodo davvero economico che evita di spendere soldi in sessioni terapeutiche è … “pulire la casa”: questo infatti non ha solo un significato letterale, ma anche uno simbolico: disfarci dei carichi emotivi, buttare quello che non ci serve più. È facile accorgersi che il disordine ci causa stress e agitazione e le pulizie domestiche, realizzate come un esercizio, possono offrirci importanti benefici e trasformarsi in terapia.

A tale scopo, bisogna intendere le pulizie domestiche come un avvenimento positivo ed un esercizio di sollievo dallo stress.

In alcune culture la pulizia della casa è un’attività di grande valore ed importanza. In Giappone, per esempio, la chiamano “Oosouji”, che significa “pulire a fondo”. I giapponesi effettuano questa pulizia il 28 dicembre come benvenuto all’anno nuovo, proprio come si farebbe per un ospite di riguardo, poiché vedono di malaugurio portare nel nuovo anno vecchie cianfrusaglie e questioni irrisolte.

Alcuni psicologi affermano che le pulizie domestiche possono essere rilassanti e persino meditative, avendo una funzione catartica e permettendo di disfarsi di cose di cui sentiamo di non aver più bisogno.

Un’infinità di oggetti di ogni tipo (abbigliamento, libri, documenti, foto, apparecchi, ricordi…) ci sommergono all’interno di abitazioni e uffici sempre più piccoli e ci soffocano. Col risultato che non troviamo mai quello che davvero ci serve.

Sarà perché siamo stressati, sarà perché, presi dallo shopping compulsivo, accumuliamo senza sosta oggetti spesso inutili, sta riscuotendo un incredibile successo da alcuni anni il metodo della giapponese Marie Kondo – il suo libro, Il magico potere del riordino è un caso editoriale: oltre 2 milioni di copie vendute, 8 edizioni in Italia, su Amazon a circa 11 euro- ha messo a punto un metodo che garantisce l’ordine e l’organizzazione degli spazi domestici… e insieme la serenità, perché nella filosofia zen il riordino fisico è un rito che produce immensi vantaggi spirituali: aumenta la fiducia in sé stessi, libera la mente, solleva dall’attaccamento al passato, valorizza le cose preziose, induce a fare meno acquisti inutili. Rimanere nel caos significa invece voler allontanare il momento dell’introspezione e della conoscenza.

Gli orientali vantano una lunga tradizione in questo: per i monaci buddisti, ad esempio, le pulizie vengono concepite come una forma di meditazione da realizzare tutti i giorni, un esercizio spirituale tramite il quale coltivare e purificare la mente, l’anima e la vita. Non dimentichiamo che uno dei discepoli di Buddha raggiunse il nirvana mentre spazzava! – Manuale di pulizie di un monaco buddhista, di Keisuke Matsumoto, su Macrolibrarsi a 12,90 euro.

Bisogna affrontare la “terapia” senza fretta, con riflessione, seguendo alcune regole. Ad esempio:

  • Prima di pulire, apriamo le finestre e sentiamo sulla pelle la freschezza dell’aria che entra, entriamo in contatto con la natura.
  • Dedichiamoci alle pulizie durante le prime ore del mattino, nel silenzio, con calma, quando gli altri ancora dormono: il nostro cuore si sentirà in pace e la nostra mente libera.
  • Pensiamo che ogni oggetto è stato creato con passione e sacrificio dedizione e quindi bisogna rispettarlo.
  • Di sera, prima di andare a dormire, dobbiamo riordiniamo le cose che abbiamo usato e messo in disordine durante la giornata.
  • Facciamoci aiutare da tutti i membri della famiglia, così valorizzeremo quello che gli altri fanno per noi. Comprendere che le nostre esistenze dipendono le une dalle altre ci aiuta a fare lavoro di squadra e a svolgere le attività pensando agli altri.
  • Lavoriamo concentrati e in silenzio, così raggiungeremo uno stato meditativo nel quale il cervello lavora al minimo: in questo modo, si riducono i livelli di stress ed ansia.
  • Stendiamo i panni al sole ad asciugarli e poi stiriamoli: insieme alle pieghe se ne andranno anche le increspature dell’animo.

La manutenzione della casa equivale insomma alla manutenzione dello spirito … e la pulizia delle stanze porta alla pulizia dell’anima.

Gli americani, più pratici, di questo metodo hanno assunto principalmente il decluttering, che non è la semplice eliminazione degli oggetti superflui, ma una vera e propria attitudine orientata all’essenziale. Nei Paesi anglosassoni ormai questa pratica è diventata una vera filosofia di vita: selezionare ed eliminare ciò che non si usa più, infatti, sembra avere un reale beneficio anche a livello interiore, “liberandoci” dal passato, aprendo la nostra mente al futuro e alle nuove possibilità. Possedere meno per vivere meglio. In pratica bisognerebbe fare una “scansione” degli oggetti, chiedendosi quante volte li si è utilizzati negli ultimi 12 mesi: se ci si rende conto di non averli mai usati, è giunto il momento di liberarsene. Chi l’ha fatto assicura che ci stupiremmo della quantità di oggetti da cui pensavamo di non poterci separare.

In ogni caso il difficile viene dopo, se vogliamo mantenere la disciplina, come non comprare qualcosa solo perché è in saldo o costa poco o fermarsi un attimo a riflettere per capire se in casa abbiamo già qualcosa che può essere utile allo scopo, a dove collocheremo l’oggetto, e, raccomandazione regina, se l’oggetto ci serve davvero.

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