Pubblicato il: 22 ottobre 2018 alle 7:00 am

Bracconaggio, mattatoi abusivi, contrabbando di fauna selvatica: le mani della criminalità (anche) sugli animali Secondo l’ultimo Rapporto Zoomafia, curato dalla Lav, in Campania crescono le attività illegali in questo settore. Camorra, ma non solo: nel 2017 le procure hanno aperto un fascicolo ogni 11 ore indagando una persona ogni 13…

di Giuseppe Picciano.

Napoli, 22 Ottobre 2018 – Combattimenti tra cani, macellazioni clandestine, traffico di cuccioli e persino contrabbando di fauna selvatica. Le criminalità organizzata non smette mai di esplorare nuovi e proficui settori dell’illegalità perché, come osserva argutamente Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della Lega Anti Vivisezione, «siamo di fronte a un fenomeno cangiante e totalitario e come tale tenta di monopolizzare qualsiasi condotta umana attraverso il controllo del territorio e dei traffici illeciti, inclusi quelli legati all’ambiente e agli animali».

Troiano è il curatore dell’ultimo Rapporto sulla Zoomafia in Campania, giunto alla diciannovesima edizione, dal quale emerge un preoccupante aumento di crimini contro gli animali che si attesta al 13 per cento in più delle denunce e al corrispondente 22 per cento in più degli indagati rispetto al 2016. In particolare, ogni 11 ore è stato aperto un fascicolo per reati a danno di animali con una persona indagata ogni 13 ore.

«Il primo dato che emerge dal rapporto – spiega Troiano – è la conferma dell’attitudine della criminalità a penetrare in settori diversi, ma accomunati dallo sfruttamento di animali, che si intrecciano con le più tradizionali attività manipolatorie e pervasive come la corruzione, la connivenza con apparati pubblici infedeli, il controllo delle attività illegali sul territorio. Un altro dato da rilevare è la gestione organizzata delle condotte zoocriminali. Sempre più spesso si riscontrano reati associativi perpetrati da gruppi di individui, che dispongono di mezzi e di ingenti risorse economiche, legati da un vero vincolo associativo».

L’Osservatorio Nazionale Zoomafia della Lav ha chiesto alle Procure ordinarie e a quelle presso i Tribunali per i Minorenni, i dati relativi al numero totale dei procedimenti penali nel 2017, sia noti sia a carico di ignoti, e al numero di indagati per reati a danno di animali. Troiano illustra le cifre: «In Campania sono stati registrati 778 procedimenti per crimini contro gli animali, l’8,34% di quelli nazionali, con un tasso di 13,32 procedimenti ogni 100mila abitanti; e 679 indagati, l’11,67% di quelli nazionali, con un tasso di 11,62 indagati ogni 100mila abitanti. Si tratta di una tendenza pericolosamente in crescita».

Combattimenti tra animali. I combattimenti rappresentano una delle emergenze zoomafiose nella regione. La cronaca giudiziaria registra casi di put-bull tenuti in esasperanti condizioni di cattività in allevamenti abusivi, addirittura in recinti costruiti in aree pubbliche, come quelli scoperti al Rione Traiano di Napoli. Cani trovati morti (sulla spiaggia di Rovigliano, a Torre Annunziata) o con vistose ferite da combattimento, come accaduto a Casal di Principe o a Castellammare di Stabia. Per contrastare il preoccupante aumento delle lotte clandestine la Lav ha attivato il numero “Sos Combattimenti – 064461206”. «L’obiettivo – sottolinea il criminologo – è raccogliere segnalazioni di combattimenti tra animali per tracciare una mappa dettagliata del fenomeno e favorire l’attivazione di inchieste giudiziarie e sequestri di animali.

Corse clandestine di cavalli e ippodromi. Per la criminalità resta inalterato il fascino delle corse ippiche e allora di tanto in tanto spuntano dal nullapiste clandestine per allenare cavalli da corsa come quelle a Licola, a Giugliano, a Pozzuoli, a Cuma. Sorgono in luoghi isolati, alcune addirittura in zone protette e spesso sono dotate di stalle costruite con materiale di risulta dove sono tenuti i cavalli. Il bello è che numerosi video di queste corse sono facilmente reperibili su YouTube, girati dagli organizzatori con l’immancabile colonna sonora neomelodica. Ma non è tutto. Nel 2017, secondo i dati ufficiali relativi all’elenco dei cavalli risultati positivi al controllo antidoping, ai sensi del regolamento delle sostanze proibite dieci cavalli che correvano in gare ufficiali in Campania (ad Aversa, ad Agnano, a Pontecagnano Faiano), sono risultati positivi a qualche sostanza vietata.

Traffico di cuccioli. In Campania è molto florido il traffico di cuccioli provenienti dall’Est. Diverse inchieste e sequestri hanno individuato alcune centrali di importazione e smistamento di cani con una vasta rete di collegamenti nazionali ed esteri. Per la prima volta in Italia è stato eseguito un sequestro preventivo di milioni di euro nei confronti di amministratori e gestori di società dedite all’importazione e commercio di cuccioli nei cui confronti si è proceduto per reati tributari. All’estero un cucciolo di cane vale economicamente fino a 20 volte in meno del suo corrispettivo italiano. Un cane di razza nato in un allevamento dell’Est può essere venduto al trafficante a 200 euro e rivenduto dallo stesso in Italia anche a 1500 euro. Spesso l’acquirente è raggirato con documenti contraffatti che attestano false caratteristiche del cane. Il problema è che la richiesta di mercato è sempre più elevata.

Contrabbando di fauna e il bracconaggio. Il bracconaggio forse rappresenta il “core business” della zoomafia. In alcune zone in provincia di Napoli e Caserta è, di fatto, un’attività sistematica e organizzata. Armi clandestine, caccia a danno di specie protette o in periodo non consentito, traffico di fauna selvatica, furto venatorio, sono solo alcuni dei modi in cui viene esercitato il bracconaggio in Campania. La cattura e il traffico di uccelli rivestono i caratteri di attività pianificata e organizzata. Tra le zone più a rischio bracconaggio si contano le isole, la Terra dei Mazzoni, il Litorale Domizio, la Penisola Sorrentina, il Cilento, la Piana del Sele.

«Nel Casertano il prelievo illegale degli uccelli acquatici viene praticato su terreni sotto il controllo di famiglie riconducibili a clan camorristici. In Campania e in Sicilia – si legge nel Piano d’azione per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici – è ancora molto diffusa l’usanza di tenere in gabbia cardellini e altri fringillidi alimentando traffici illegali in parte gestiti dalla criminalità organizzata».

Secondo Troiano i traffici di fauna selvatica, in particolare nel Casertano e nel Napoletano rappresentano uno sfregio alla legalità. «Qualcuno considera questi reati contro la fauna selvatica bagatellari, ma in realtà dietro alla vendita dei cardellini si nascondono crimini e interessi molto pericolosi».

L’utilizzo di questi uccelli è davvero crudele. Vengono “incamiciati”, cioè avvolti con un filo che passa intorno al loro dorso collegato a un bastoncino, che i bracconieri manovrano con un cordino. In questo modo il cardellino, che in gergo è chiamato “cardellino di bacchetta”, viene strattonato di continuo per costringerlo a fare brevi svolazzi per attirare altri uccelli. Tale pratica costringe l’animale a fatiche insopportabili per la sua natura e lo sottopone a notevoli sofferenze fisiche a causa dei continui strattoni ricevuti.

“Cupola” del bestiame. In ambito zootecnico è venuta alla luce una diffusa filiera dell’illecito: mattatoi abusivi, animali allevati senza documentazione, bovini non iscritti all’anagrafe e sprovvisti di marche auricolari, assenza dei registri di carico e scarico dei medicinali, aziende zootecniche e allevamenti sequestrati. Per alimentare queste attività, centocinquantamila animali da allevamento spariscono nel nulla ogni anno grazie all’abigeato. Si tratta di una delle facce della macellazione clandestina in Italia, fenomeno ancora sottovalutato che invece porta con sé importanti conseguenze commerciali e soprattutto sanitarie.

Proprio un’importante percentuale di quel bestiame finisce nel circuito delle macellerie abusive, alimentando un business sottotraccia che è difficile quantificare, anche se qualcuno ci ha provato. Già nel lontano 2008, secondo un’indagine della Fondazione Cloe il giro di affari veniva stimato intorno ai 2,4 miliardi di euro.

Un anno di lavoro. L’elaborazione del Rapporto Zoomafia è durata un anno grazie al monitoraggio quotidiano di due operatori della Lav con l’incrocio e la verifica delle fonti primarie e secondarie tra denunce giunte in procura e articoli di giornali. «Il nostro lavoro – spiega Troiano – ha fatto scuola perché già da qualche anno la parola zoomafia è entrata nel lessico delle autorità tedesche e spagnole, che indagano su fenomeni analoghi».

Per il presidente dell’Osservatorio Zoomafia l’impianto delle normativa è soddisfacente anche se andrebbero inasprite le sanzioni, migliorata la prevenzione e l’educazione di base attraverso l’opera sempre preziosa della scuola. «Occorre diffondere la consapevolezza che i maltrattamenti degli animali non sono soltanto un atto disumano, ma concorrono a perpetrare l’odioso reato dello specismo, che la Lav, la più grande organizzazione animalista italiana, combatte da sempre. Molti ignorano che lo specismo è la radice di tutte le forme di razzismo».

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