Pubblicato il: 25 ottobre 2018 alle 7:00 pm

Relazioni pericolose Vittorie, illeciti e inchieste sul cammino della Juve, tra mafie, bagarini e sospetti. Ma la squadra vince a Manchester e la società protesta per Report

di Antonio Mango.

Roma, 25 Ottobre 2018 – Chi ha visto Report, terza rete Rai, su quello che sta avvenendo in casa Juve, più che scandalizzato rimane incredulo. Ovviamente lo scandalo c’è. Come può essere che ‘personaggetti’ legati alle cosche calabresi possano mettere su, nella capitale del potere calcistico, un sistema di profitti illeciti, semplicemente lucrando sui biglietti, secondo lo schema classico del bagarinaggio, più qualche favorello tipo fammi mettere lo striscione vietato, tipo fai fare un provino a questo “nostro” ragazzo.  Così raccontano le cronache, che tutto avviene nella presumibile conoscenza della società o almeno di qualche suo addetto e nemmeno di secondo piano.

La domanda è banale e tendenziosa. Possibile che una realtà così strutturata, come l’ambiente Juve, ceda o non sappia affrontare il ricatto di gruppi di curvaioli di professione, che col calcio e lo sport più bello del mondo ci campano eccome? Uno di questi dichiara in tv in maniera stupefacente che in questo modo ha comprato casa e due macchine. Altri si presume che facciano gli stessi profitti, perché il rancio è buono e abbondante  e i biglietti profumano di coppe e scudetti. Venduti anche a prezzi dieci volte superiori al costo ufficiale. Per esempio 30 euro quotati a 300. Sicché la spartizione tra i vari venditori “volontari” risulta essere lucrosa, molto lucrosa. I trecento di prima, moltiplicati per 100 biglietti, fanno trentamila euro esentasse per una sola partita. Se la dote in possesso è ancora più ricca, mettiamo 200, è la pacchia. Un affare per niente trascurabile, in cui c’è uno che vende o regala e l’altro che rivende e ci guadagna. Indovinate chi sono?

Fin qui l’aspetto economico, nemmeno tanto originale. Una specie di reato universale (il bagarinaggio) che imperversa da sempre nel mondo del calcio e di cui tutti sono testimoni e mai colpevoli. Sicché a Torino c’è scappato il morto. Prima ritenuto, col più classico degli esiti ammazza-indagini, un suicidio. Pratica chiusa. Poi riaperta, si scoperchia il vaso di Pandora. Escono gli “spiriti maligni”. Il morto è Raffaello Bucci, factotum del sistema società-ultras, relazioni pericolose comprese. Temeva la morte, si sentiva “bruciato”.

Il fatto è che si è formato un grumo di interessi intorno all’ambiente bianconero in grado di condizionarlo dentro e fuori lo stadio, non si sa con quale intensità e con quali responsabilità. Per ora la Juve, compresi presidente, Ad e sicurezza, appare ufficialmente vittima e solo testimone del “mondo di mezzo”.  Non solo Roma, quindi, ma anche Torino fa la sua apparizione nel nuovo vocabolario paramafioso. Mondi o terre che siano, è l’essere in mezzo che frutta potere, favori, ricatti. In ogni caso, la società, a riguardo del bagarinaggio e degli striscioni scomodi (vergognoso quello sulla tragedia di Superga) si appella alle sentenze già emerse e rifiuta ogni coinvolgimento sui rapporti ultras – mafia, oggetto dell’inchiesta di Report.

L’immagine Juve ne esce comunque sporcata. Ma a riparare il buco nella rete ci ha pensato la partita vinta a Manchester. E ancora di più i salamelecchi dei commentatori e gli apprezzamenti melodiosi dei cronisti. Ma lo volete capire che la Juve ce la fa da sola?

neifatti.it ©