Pubblicato il: 29 ottobre 2018 alle 8:00 am

Alberi mangia-smog, ecco la classifica Un Faggio di 100 anni riesce a pulire un volume d’aria pari a quello di 80.000 case unifamiliari con cubatura media di 500 mc

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 29 Ottobre 2018 – “Pianta alberi, che gioveranno in un altro tempo”, scriveva Marco Porcio Catone. Un tempo in cui degli alberi si sente un bisogno maggiore, come oggi. E’ noto che gli alberi possono svolgere un’importante funzione di filtro purificando l’aria dalle sostanze inquinanti, polveri (PM10) e gas (monossido di carbonio, biossido d’azoto, anidride solforosa, ozono, ecc.) presenti nell’atmosfera. Alcuni gas vengono assorbiti direttamente dalle foglie.

Secondo un recente studio presentato da Coldiretti, inoltre, vi sono veri e propri “alberi anti-smog”, più in grado di altri quando si tratta di catturare l’anidride carbonica e di agire finanche sulla temperatura e sul clima. Dall’Acero riccio alla Betulla verrucosa, dal Ginkgo Biloba al Bagolaro, dal Frassino comune all’Ontano nero, dal Tiglio selvatico all’Olmo anche nel proprio giardino è possibile ripulire l’aria da migliaia di chili di anidride carbonica e sostanze inquinanti come le polveri PM10 che ogni anno in Italia causano circa 80.000 morti premature secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente. Una vera e propria emergenza – ricorda Coldiretti – che ha portato diverse regioni d’Italia, dalla Lombardia al Veneto, dal Piemonte all’Emilia Romagna ad adottare stringenti limitazioni al traffico di auto e camion per ridurre polveri e gas nell’ambiente. E’ sufficiente andare solo un po’ indietro nel tempo per rileggere nelle cronache quanto accadde nel 1952 a Londra, dove vi furono 4000 morti a causa dello smog persistente.

Naturalmente è impensabile affidare alle piante l’esclusivo compito di ripulire il pianeta. VI sono emergenze anche strutturali che vanno affrontate a livello globale. E’ innegabile, tuttavia, che il verde gioca un ruolo determinante nella salubrità della nostra inquinata Terra.

Un esempio? Una fascia arborea di sufficiente ampiezza, posta lungo strade ed autostrade, può esercitare una notevole azione di filtro, sia nei confronti di emissioni inquinanti che di rumore, prodotti dalle automobili in percorrenza.

Coldiretti le ha definite “piante mangia-smog”, e al primo posto della speciale classifica elaborata c’è l’Acero Riccio che raggiunge un’altezza di 20 metri, con un tronco slanciato e diritto e foglie di grandi dimensioni, fra i 10 e i 15 cm con al termine una punta spesso ricurva da cui deriva l’appellativo di “riccio”: ogni esemplare è in grado di assorbire fino a 3800 chili di CO2 in vent’anni e ha un’ottima capacità complessiva di mitigazione dell’inquinamento e di abbattimento delle isole di calore negli ambienti urbani. A pari merito, con 3100 chili di COaspirate dall’aria, ci sono poi la Betulla verrucosa, in grado di crescere sui terreni più difficili e considerata albero sacro presso i Celti e le tribù germaniche, e il Cerro che può arrivare fino a 35 metri di altezza.

Secondo uno studio commissionato non molto tempo fa dalla Provincia di Bergamo, un Faggio di 100 anni, con una superficie fogliare di circa 7.000 mq. assorbe nel corso di un’ora 2,5 Kg di CO2contenuti in 4.800 mc. di aria e libera 1,7 Kg. di Ossigeno nell’aria, coprendo i bisogni di ossigeno di 10 persone; durante questo processo vengono utilizzate oltre 6.000 calorie di energia solare e viene traspirata una notevole quantità di acqua (circa 300-400 dm3) migliorando il microclima di 8.000 mc di aria. La sua funzione è paragonabile al funzionamento ininterrotto di 5 condizionatori d’aria per 20 ore; nel corso della sua vita quest’albero “pulisce” un volume d’aria pari a quello di 80.000 case unifamiliari con cubatura media di 500 mc.

Di fronte all’evidente cambiamento del clima in atto non si può continuare a rincorrere le emergenze – sostiene giustamente la Coldiretti – ma bisogna intervenire in modo strutturale favorendo nelle città la diffusione del verde pubblico e privato capace di catturare lo smog. Le piante concorrono a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi ma in Italia ogni abitante dispone nelle città capoluogo di appena 31 metri quadrati di verde urbano ma la situazione peggiora per le metropoli con valori che vanno dai 22 di Torino ai 17,9 di Milano fino ai 13,6 di Napoli.

Un ricercatore inglese, Nick Hewitt, da anni studia il rapporto tra inquinamento atmosferico e vegetazione nel West Midlands, una regione al centro della Gran Bretagna. Dalla sua ricerca è emerso che, raddoppiando le piante presenti nella regione, si ridurrebbe di un quarto la presenza del PM 10, evitando così 140 morti all’anno dovute all’inquinamento.

Ecco perché, in linea con quanto sostengono sia Coldiretti che le associazioni ambientaliste, sono importanti le misure di defiscalizzazione degli interventi su giardini e terrazzi, anche condominiali, come il bonus verde del 36%. Una misura strategica per la lotta italiano all’inquinamento anche alla luce del provvedimento adottato dalla Commissione europea che il 17 maggio 2018 ha deferito l’Italia (insieme a Francia, Germania, Ungheria, Romania e Regno Unito) alla Corte di giustizia dell’Ue per mancato rispetto dei valori limite stabiliti per la qualità dell’aria e per aver omesso di prendere misure appropriate per ridurre al minimo i periodi di superamento. In particolare all’Italia è contestato il superamento per più di 35 giorni in un anno dei valori limite giornalieri delle polveri sottili (PM10) con 50 microgrammi per metro cubo in 28 aree nel territorio nazionale in Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio, dove i valori limite giornalieri sono stati costantemente superati. Una situazione che si ripete praticamente ogni anno soprattutto nel periodo invernale quando non piove.

«E’ importante pertanto la riconferma del bonus verde anche per il prossimo anno nella legge di bilancio in discussione per favorire la diffusione di “polmoni verdi” nelle città – ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo sottolineando che – si tratta di un segnale importante per un settore da primato del Made in Italy come il florovivaismo che solo in Italia vale complessivamente oltre 2,5 miliardi di euro e conta 100mila addetti su 27mila aziende, diffuse su tutto il territorio nazionale».

“La civiltà uccide gli alberi con il fiato”, scriveva negli anni ’70 Guido Ceronetti in La carta è stanca. Ciò nonostante sono proprio loro, gli alberi, che continuano a salvarci la vita.

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