Pubblicato il: 30 ottobre 2018 alle 8:00 am

«Posto riservato? Non mi interessa»: la battaglia quotidiana dei disabili contro insensibilità ed egoismo Simona Zanella, cieca, animatrice dell’associazione onlus “Blindsight Project” e tra le fondatrici del gruppo Facebook “Fotografa l’impostore!”, racconta la lotta per il rispetto dei diritti delle persone svantaggiate

di Anna Giuffrida.

Roma, 30 Ottobre 2018 – «Due minuti e vado via», «Non c‘è altro posto…». O peggio: «Non me ne frega niente che è riservato». Spostarsi in macchina per un disabile equivale spesso a fare i conti con il mancato rispetto delle leggi che lo tutelano, se non addirittura con l’inciviltà prepotente di alcuni automobilisti che incuranti parcheggiano la loro macchina, senza autorizzazione, negli stalli riservati. Nasce da questa esperienza quotidiana e dall’esasperazione di alcuni disabili l’idea di creare un gruppo su Facebook con il nome “Fotografa l’impostore!”. Un forum sociale dove in quattro anni sono arrivate migliaia di segnalazioni da tutta Italia, e che in poco tempo è diventato uno strumento di sensibilizzazione oltre che di aiuto. «Ci siamo detti: cominciamo a mettere le foto di tutti quelli che parcheggiano in questi stalli, oscurando per ragioni di privacy le targhe. Piano piano il gruppo è aumentato ed è venuta fuori una situazione drammatica, con genitori ad esempio che hanno bambini con gravi handicap e a cui non basta il parcheggio numerato sotto casa, perché gli occupano anche quello – spiega Simona Zanella, una delle fondatrici del gruppo -. Il parcheggio diventa infatti ancora più indispensabile, occorre ricordarlo, per le persone con la carrozzina che senza lo spazio apposito non possono più muoversi liberamente, salendo e scendendo dalla macchina».

«Il grado di inciviltà che notiamo sta peggiorando – prosegue Simona, una donna cieca e battagliera – adesso facciamo fatica a dire qualcosa perché c’è anche chi insulta o dà botte. Proviamo allora a chiamare le forze dell’ordine, ma se non arrivano sei impotente. Nel gruppo comunque col tempo sono entrati anche vigili urbani e persone delle forze dell’ordine che ci aiutano a capire cosa si può fare in certi casi».

La denuncia resta lo strumento più utile, riuscendo a volte a oltrepassare i confini della rete e arrivando così a sanzionare i trasgressori. Una denuncia sociale che divulgata tramite Facebook può intanto servire da monito a chi potrebbe trasgredire, occupando uno spazio riservato. Una sanzione però che non sempre viene data e su cui è stata sensibilizzata l’Anci in una lettera di alcuni anni fa. «Nel 2016 avevamo fatto una lettera, inviata al presidente di allora dell’Anci Piero Fassino, in cui chiedevamo maggiore attenzione e un aumento delle sanzioni come la decurtazione dei punti sulla patente – racconta Simona Zanella – ma arrivata in Senato, nell’ottava commissione trasporti, è rimasta lì senza risposta».

Di fronte ad un disagio forte e reale l’impegno non poteva che proseguire, stavolta con una petizione online lanciata dall’associazione onlus Blindsight Project che dal 2006 promuove e tutela l’accessibilità alla rete e ai luoghi pubblici per i disabili sensoriali, ciechi e sordi. La petizione, sull’onda anche delle tante segnalazioni giunte sulla pagina social “Fotografa l’impostore!”, chiede «ad ogni Comune italiano di considerare la possibilità di rendere gratuito il parcheggio alle auto con contrassegno per disabili (…) che permette si alle singole Amministrazioni Comunali di concedere la gratuità dei parcheggi se il contrassegno per disabili viene ben esposto all’interno dell’auto, ma non li obbliga a farlo», come si legge nella stessa petizione. Una richiesta di uniformità che eviterebbe la confusione che al momento esiste, da Comune a Comune. «Per sapere se il Comune ha attivato questo sistema libero di parcheggio per disabili o chiami il Comune in cui vai o i vigili. Altrimenti non c’è un cartello che ti informa. E questo vale anche per le ZTL, naturalmente. Chiediamo quindi solo chiarezza», precisa la signora Zanella.

Nonostante esistano leggi di civiltà che tutelano chi è disabile, la lotta per la difesa dei propri diritti e per il rispetto delle regole fa parte purtroppo della quotidianità delle persone disabili. Lo sa bene ad esempio chi è cieco e che, come Simona, ha scelto come ausilio per muoversi il cane guida. Un aiuto indispensabile che tante persone cieche scelgono, e che diventa un’estensione dei loro occhi. Un sostegno che la legge tutela dal 1974 con la legge n. 37 garantendo, in ogni luogo o mezzo aperto al pubblico, l’ingresso gratuito al cane guida anche dove i cani non sono ammessi. Eppure il rifiuto, anche in questa circostanza, è una prassi. «Riceviamo spesso segnalazioni di alberghi o ristoranti che non fanno entrare. Alcune vicende arrivano alla cronaca, ma nella maggior parte dei casi ce la dobbiamo cavare da soli oppure chiamiamo noi le forze dell’ordine e denunciamo – dice Simona Zanella, responsabile anche della sezione cani guida per l’associazione Blindsight Project – ci sentiamo dire “Ma sa, i clienti si lamentano”, “Ma sa, se c’è qualcuno che è allergico”. Esiste una legge, per noi non è un vezzo, è una necessità. Io mi muovo perché ho quel cane addestrato ad accompagnarmi. C’è chi si muove con il bastone bianco, io personalmente con il bastone non mi sento sicura e ho scelto il cane guida». E prosegue, raccontando: «La sera magari vuoi solo uscire con gli amici, andare in pizzeria. Arrivi lì e ti dicono che il cane non può entrare. Eppure chi ha un’attività pubblica dovrebbe già conoscere la legge. Ma va bene, io te la spiego anche. Poi però devo anche spiegare che non è un cane da compagnia, che lui è il mio ausilio. Ci sono comunque anche tante persone che capiscono, ma al rifiuto non ci si abitua mai. Ti senti respinto per una cosa di cui non hai colpa».

Rifiuti rivolti al cane guida, ma che di fatto escludono le persone cieche dalla normalità. E i casi e i luoghi vietati non si limitano a ristoranti e alberghi. Si va dall’uso delle scale mobili al servizio taxi, passando per qualsiasi altro luogo aperto al pubblico in cui normalmente ci si può recare. Un no a cani, peraltro, speciali: addestrati a questo “lavoro” per circa due anni e solo dopo questo percorso di preparazione, che anche la persona cieca deve fare superando un esame davanti ad una commissione ad hoc, possono essere acquistati dal disabile.

Una poca accessibilità alla normalità a cui non bastano leggi, in molti casi già esistenti, ma che ha come ostacoli le barriere mentali delle persone che spesso si traducono anche in barriere architettoniche. «C’è una sorta di imbarazzo che prende tanti, non so perché. La disabilità intimorisce – chiosa Simona, con voce serena – siamo persone normali, che hanno un problema in più che potrebbe essere meno pesante di quello che è. Basterebbe essere un po’ più attenti a chi si ha vicino, non occorrono grandi cose da fare. Con l’associazione, organizziamo spesso eventi per sensibilizzare. Facciamo anche provare persone che vogliono fare un percorso sulle scale con il cane, ad esempio. Tanti dopo questo giro si commuovono anche. Noi lo facciamo per fare capire che anche parcheggiare una bicicletta sul marciapiede per noi può diventare un pericolo. O parlare al cellulare e distrarsi, perché il cane non può prevedere i movimenti di una persona in certi casi».

La richiesta semplice di normalità passa anche attraverso l’App creata dall’associazione onlus a beneficio dei disabili sensoriali, con la possibilità tra l’altro di segnalare casi di mancato rispetto dei diritti di ciechi e sordi, a volte con l’ausilio di un avvocato altre volte con un semplice supporto psicologico. Eventi e strumenti che aiutano anche a cambiare mentalità chi vedendo solo la disabilità, non vede più la persona. «Oggi il linguaggio che viene usato è sul politicamente corretto: si sentono termini tipo “diversamente abili” o una volta ho sentito anche “videolesi” e ho chiesto “Ma che siamo televisori?”, scherza con ironia Simona e poi conclude: «Io sono prima di tutto una persona, poi sono anche cieca. Mica è un’offesa! E’ solo quello che una persona è».

Per firmare la petizione per i parcheggi gratuiti ai disabili il link è https://secure.avaaz.org/it/petition/A_tutte_le_Amministrazioni_Comunali_Italiane_PARCHEGGI_GRATUITI_PER_TUTTE_LE_PERSONE_DISABILI/

neifatti.it ©