Pubblicato il: 31 ottobre 2018 alle 8:00 am

Oltre il razzismo: studenti e stranieri insieme costruiscono il futuro della società olandese Della serie “le buone notizie”: in un quartiere nell’ex periferia di Amsterdam olandesi e rifugiati condividono alloggi e spazi comuni

di Danilo Gervaso.

Amsterdam, 31 Ottobre 2018 – Sono 283 giovani olandesi e 282 rifugiati. E vivono insieme in un complesso che ospita 102 appartamenti condivisi e 463 monolocali. L’iniziativa, chiamata Startblok Riekerhaven, è supportata dall’amministrazione cittadina, dalla compagnia immobiliare De Key e dall’associazione Socius Wonen.

Tutto è cominciato dalla compagnia immobiliare De Key, proprietaria di alcune casette prefabbricate momentaneamente inutilizzate. Vista l’emergenza case per rifugiati, ad Amsterdam nasce l’idea di riutilizzarle in un parco sportivo in disuso ormai da 10 anni. L’amministrazione locale vuole però che si dia alloggio anche a giovani olandesi: si decide così di creare una comunità mista. Il progetto, cominciato ufficialmente il 1 luglio 2016, si fonda sul principio di integrazione.

L’Olanda non è nuova alle buone pratiche in materia di accoglienza e integrazione. Le carceri vuote e non più utili ospitano infatti già rifugiati, richiedenti asilo e le loro famiglie. Afgani, siriani, ivoriani, etiopi, eritrei. Tutte persone costrette ad abbandonare il proprio Paese, spesso con tutta la famiglia al seguito. Nel 2015, l’Agenzia nazionale per l’accoglienza dei richiedenti asilo (Coa) ha dovuto gestire quasi 60mila migranti, calati di quasi la metà l’anno successivo. Allo stesso tempo nel Paese si è registrata una significativa riduzione dei detenuti. Perché allora non utilizzare gli ex istituti di pena per l’accoglienza temporanea? Grandi spazi, stanze che possono ospitare più persone, servizi igienici, mensa.

È quello che è successo in un carcere di Amsterdam, chiuso nel 2016 e divenuto un centro di accoglienza per richiedenti asilo, e di Haarlem.

Ma anche in materia di buone maniere gli olandesi si distinguono: dopo che gli abitanti di alcuni quartieri di Eindhoven hanno accettato di dare ospitalità a 700 rifugiati politici, la maggior parte siriani, in un centro di accoglienza nella loro zona, hanno avuto la sorpresa di ricevere una lettera firmata dall’assessore Yasin Torunoglu, in cui li ringrazia per la disponibilità, con parole autentiche e senza formalismi: “C’era preoccupazione – scrive l’assessore – per l’arrivo di sconosciuti che forse si temeva disturbassero la quiete del quartiere, ma eravamo fermamente convinti che fosse nostro dovere, anche come comune, a livello umano e di solidarietà, di offrire loro l’accoglienza migliore, considerato che venivano da un Paese in guerra e da grandi sofferenze (…) e ora possiamo dire, con orgoglio, che tutto si è svolto secondo la nostra previsione. I nostri profughi si sono comportati con rispetto per le regole della comunità, tranquilli e riconoscenti per aver aperto loro le braccia. E voi, vicino a loro, piano piano avete iniziato a seguirci in questa azione umanitaria, spesso portando doni e aiuti. Grazie, grazie di cuore, siamo molto fieri del vostro appoggio”. Un prezioso gioiello di solidarietà umana, e quanta ne servirebbe!

Il campus di Riekerhaven non è semplicemente integrazione ma molto di più. Abitare in questo complesso significa condividere e gestire insieme lo spazio abitativo seguendo il principio del self-management. Gli inquilini, giovani dai 18 ai 27 anni, crescono insieme a livello personale e professionale. Gli olandesi studiano, i rifugiati stanno cercando di costruirsi una nuova vita in Olanda e, oltre alla sistemazione, l’amministrazione cittadina di fornisce loro aiuti economici, corsi per imparare l’olandese e corsi d’integrazione in vista dell’inserimento nel mondo del lavoro.

Certo qui dentro le barriere culturali e soprattutto linguistiche non mancano, però in questo contesto è più facile accorgersi delle difficoltà degli altri ed intervenire efficientemente. La comunità è molto eterogenea: ci sono rifugiati che hanno appena basi scolastiche, alcuni hanno completato gli studi nel loro paese d’origine, altri ancora parlano più lingue e mediano fra i vari gruppi. Un’altra importante iniziativa di Startblok è il Buddy project, ovvero la possibilità per i rifugiati di essere affiancati da un ragazzo olandese con simili interessi ed aspirazioni. L’innovativo progetto sta ricevendo tanta attenzione da parte dei media e delle istituzioni. Anche l’amministrazione di Berlino ha mostrato il proprio interesse e visitato il complesso Startblok Riekerhaven.

A raccontarci la realtà del progetto è una dei suoi protagonisti, Fleur Eymann, responsabile PR, social media e comunicazione e inquilina di Startblok. Le attività sono tante e tutte su base volontaria. «Spesso, qualcuno ha un’idea, la propone e da lì nasce un’attività. L’insieme dell’offerta serve a creare un legame fra gli inquilini».

Pensare di copiare il progetto altrove è certamente possibile, anche perché noi uomini, rispetto agli animali, abbiamo ricevuto in più il dono della ragione, e mani capaci di aiutare al meglio chi è in difficoltà. Oltre a un portafoglio da cui si possono tirare fuori soldi. «Solo parlando con gli abitanti del posto e ascoltando le loro esigenze è possibile che progetti come questo funzionino. La comunicazione in questo processo gioca un ruolo fondamentale – assicura Eymann – . Solo con un dialogo interculturale volto all’apprendimento reciproco si può costruire la comunità del futuro».

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