Pubblicato il: 2 novembre 2018 alle 8:00 am

L’inutilità dei programmi ripetuti nella scuola italiana L’esempio del percorso di storia (come in quel film dove il protagonista si risveglia sempre nello stesso punto) che riparte dalla preistoria ogni anno. A chi serve?

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 2 Novembre 2018 – Groundhog Day, in Italia “Ricomincio da capo”, è un film commedia del 1993 diretto da Harold Ramis, interpretato da Bill Murray e Andie MacDowell, in cui il protagonista, meteorologo televisivo, è costretto a recarsi nella piccola città di Punxsutawney, in Pennsylvania, per fare un reportage sulla tradizionale ricorrenza del Giorno della marmotta e qui rimane intrappolato in un angosciante circolo temporale. Ogni mattina, alle 6.00 in punto, viene svegliato dalla radio che trasmette sempre lo stesso brano musicale, e da quel momento in poi la giornata trascorre in modo identico alla precedente.

Quel film mi è tornato in mente nei giorni scorsi, quando sono state annunciate le novità nell’esame di Stato per le scuole superiori. Perché? E’ presto detto.

Che la scuola italiana non riesca veramente a rinnovarsi è cosa nota a tutti. La nostra più importante istituzione formativa, alla quale è affidato il delicato compito di accrescere il capitale umano, è costretta a subire continui cambi di rotta imposti ogni volta dal governo (e ministro) di turno, senza che ne venga (mai) indicata una meta, precisa, raggiungibile, unica.

A una semplice quanto fondamentale (sto osando troppo?) modifica ai programmi ministeriali, invece, nessuno mette mano. Cosicché da anni i nostri ragazzi seguono percorsi obsoleti, ripetitivi, anacronistici.

La (prei) storia che si ripete

Un esempio? I programmi di Storia. Qualcuno avrà pensato che faceva figo fondere la materia con la Geografia a beneficio della più completa Geostoria (termine che utilizza lo storico Fernand Braudel nel 1949), ma nessuno si è preoccupato di rivederne i contenuti. Ed ecco cosa succede.

In terza elementare (scuola primaria, si chiama adesso e non se ne comprende il motivo anche perché l’espressione deriva dal francese école primaire, che fu utilizzato la prima volta nel 1802, ma in Francia non qui) si comincia lo studio della Storia: del pianeta e dell’uomo. Un tempo c’era il sussidiario. Dalla classe terza alla quinta, il viaggio (molto in sintesi) prevede: preistoria, Mesopotamia, Sumeri ecc., Egitto ecc., Fenici, Micenei, Greci, Etruschi, Roma fino alla caduta dell’Impero. Lo strato più profondo della civiltà, per dirla con Jacques Le Goff: “Non proporre ai giovani una conoscenza della storia che risalga ai periodi essenziali e lontani del passato – precisa poi lo storico -, significa fare di questi giovani degli orfani del passato, e privarli dei mezzi per pensare correttamente il nostro mondo e per potervi agire bene”. Da sottoscrivere parola per parola.

Se le basi della civiltà sono trattate nel programma delle elementari, ci si aspetterebbe di trovare negli anni scolastici che seguono gli eventi successivi.

Vediamo, dunque, cosa succede alla scuola media (guai a chiamarla ancora così! La ministra Gelmini – tra le peggiori esperienze dell’Istruzione in Italia – la trasformò in Scuola secondaria di primo grado). Da dove comincia il programma di Storia? Preistoria, Mesopotamia, Sumeri, Egitto, Fenici, Micenei, Greci, Etruschi, Roma… Di nuovo? Sì.

Tre anni passano in fretta e se tutto va bene si riesce a malapena a trattare la seconda guerra mondiale. Qualche docente più fortunato (grazie anche all’impegno degli studenti) si spinge poco più avanti. Mi riferiscono di classi riuscite nell’impresa di trattare gli anni ’70! Ma sono rari e, comunque, con il poco tempo a disposizione e partendo da tanto lontano (preistoria), si finisce per annacquare tutto, a discapito della conoscenza.

Superato l’inutile esame di fine ciclo, si approda alle superiori. Liceo, istituto tecnico o professionale (la scuola secondaria di secondo grado) e i genitori si sottopongono a un salasso lungo 5 anni per far fronte alla dotazione di libri richiesta per i propri figli. Non meno di 300 euro all’anno per acquistare una quantità di volumi che nella migliore delle ipotesi viene studiata – o anche solo consultata – per metà. Perché? Semplice: non c’è il tempo materiale.

Le case editrici immettono sul mercato testi talvolta sdoppiati e con edizioni sempre nuove e “rinnovate” (salvo poi verificare che il contenuto non cambia rispetto all’edizione precedente ma vengono aggiunti solo cd-rom e altri contenuti multimediali agevolmente reperibili in Internet) con lo scopo di incassare di più. I docenti, alle prese con altre svariate incombenze (registri elettronici, riunioni collegiali, attività integrative curricolari, incontri genitori, coordinamento alternanza scuola-lavoro, ecc.) subiscono non senza difficoltà l’overdose di libri. Gli studenti mostrano spauriti il lungo elenco di testi ai genitori. Ai quali non resta che dissanguarsi.

Si diceva delle ore di Storia. Qual è il programma delle prime classi? Ce lo indica una rivista specializzata su tematiche scolastiche, lo riportiamo fedelmente: L’Oriente e la Grecia. La preistoria. Le civiltà degli antichi popoli mediterranei. Il popolo greco; tratti essenziali delle civiltà preelleniche; città e loro ordinamenti; colonizzazione. Le guerre persiane. Le egemonie ateniese, spartana, tebana. La civiltà della Grecia classica: caratteri, espressioni, valore. l’egemonia macedone; l’impero di Alessandro Magno. Lo smembramento dell’impero. La civiltà ellenistica.

Perché questa inutile ripetizione?

Fermiamoci un attimo. E’ possibile che stia andando troppo avanti senza considerare la normale diversità dei linguaggi tra un ciclo e un altro. E’ possibile, sì. Ma i contenuti? La preistoria delle medie non è la stessa delle elementari? E’ più approfondita, d’accordo, ma sono tanto importanti il chopper e l’hammerstone nella crescita intellettuale di un ragazzo di 12 anni? E la differenza fra menhir, dolmen e cromlech non può essere affrontata con facilità pure a 8 anni?

E ancora: rispetto alle medie, la cultura degli antichi Greci che si studia alle superiori, cambia? Tutto si affronta in maniera più approfondita quando si studia nelle scuole secondarie di secondo grado, è giusto ed è logico. Ma allora, a maggior ragione ci chiediamo, che senso ha questo ritornare sugli stessi argomenti per approfondirli due volte (prima alle medie poi alle superiori) togliendo tempo e spazio che potrebbe servire a rendere più attuale il programma di studi? Per esempio arrivando a giorni più vicini ai nostri. Le crisi balcaniche, il disfacimento dell’impero sovietico, l’Unione Europea, i conflitti in Medio Oriente che aiuterebbero i nostri ragazzi a meglio comprendere anche tutte le dinamiche politiche attuali e il dramma dei profughi.

Il caos

La scuola oggi è tenuta insieme dalle sigle: Pon, Ptof, Mof, Pdf, Idei, Fis. Non importa se i ragazzi non sapranno mai (negli anni trascorsi tra i banchi di scuola) cosa accadde la sera del 9 novembre del 1989, né riconosceranno nel primo gennaio del 1999 un’altra data importante per l’Europa e l’economia mondiale. Non possono farci nulla i nostri ragazzi se l’attenzione che la politica ha dedicato (da sempre?) al mondo della scuola è bassissima.

E qui parliamo solo dei programmi. Pieni di discrepanze. Si prenda la Storia dell’Arte al Liceo, scoordinata rispetto alla Letteratura. Da una parte si studia il medioevo (per cui sarebbe utile una corrispondenza con arte gotica, romanica e così via), dall’altra gli egizi.

E il caos dei percorsi sperimentali? Una irragionevole concentrazione di ore e discipline per trasformare il Liceo Classico, la più grandiosa struttura formativa per i giovani, in un guazzabuglio definito Liceo Classico sperimentale che ha il solo scopo (dichiarato) di immettere con un anno di anticipo i ragazzi sul mercato del lavoro, senza pensare che tra gli anni di liceo e il lavoro c’è di mezzo l’Università, con le sue incognite.

Tante, troppe domande che potrebbero essere sintetizzate in una soltanto: quando metteranno a capo del Miur una persona che abbia studiato (laureata), che voglia un po’ di bene alla scuola e che provenga da quel mondo? Magari, se non è chiedere troppo, che conservi – una volta varcata la soglia del Palazzo dell’Istruzione di Viale Trastevere – il piacevole ricordo delle mani sporche di gesso…

neifatti.it ©