Pubblicato il: 3 novembre 2018 alle 8:00 am

Leggiamo “Storia di una ladra di libri” di Markus Zusak Bestseller da otto milioni di copie, tradotto in quaranta lingue, dal quale è stato tratto l’omonimo film

di Rosa Aghilar.

Roma, 3 Novembre 2018 – “Non possiedo una falce. Indosso una veste nera con cappuccio solo quando fa freddo. Non ho quel viso da teschio che sembrate divertirvi ad appiopparmi. Vuoi sapere qual è il mio vero aspetto? … cerca uno specchio.”

Un narratore fuori dal comune Mark Zusak. In “Storia di una ladra di libri” è la Morte a essere affascinata dal genere umano, ne è quasi sorpresa al punto da prendersi la briga ogni tanto di seguire qualcuno: è lei che ci racconta di Liesel. Lontana dall’immagine comune che tutti abbiamo della nera Signora, dolce e compassionevole, capace di provare pietà e di commuoversi, riesce a emozionare il lettore con le sue parole.

Germania del 1938 e la protagonista di questa storia è Liesel Meminger.

Fugge dalle rovine del proprio paese, una bambina di nove anni in viaggio con la madre e il fratellino Werner, su un treno diretto alla città di Molching. La neve e il gelido inverno non lasciano scampo e durante il viaggio purtroppo il piccolo Werner muore ed è proprio in quest’occasione che la Morte incontra per la prima volta la giovanissima Liesel e ne rimane affascinata, colpita.  Il piccolo è seppellito in un cimitero accanto alla ferrovia e durante l’esecuzione del funerale, Liesel ruba il suo primo libro (il Manuale del Necroforo) perduto da uno degli addetti alla sepoltura.

Liesel non può seguire la madre, in fuga per motivi politici, lei è una kommunist e sa bene che è solo questione di tempo prima che la terribile mano di Hitler arrivi ad afferrarla e a trascinarla via per sempre. La bimba è adottata da una coppia, Hans e Rosa. Hans fa l’imbianchino, ma non trova lavoro perché non vuole iscriversi al Partito Nazista, lui è gentile e premuroso con Liesel; Rosa è burbera e scontrosa, ma in realtà il suo è un cuore d’oro provato dagli stenti e dalla disperazione. Mantiene la famiglia facendo il bucato per i facoltosi della città.

Nonostante la giovane età, la piccola protagonista non ha certo vita facile: siamo nel pieno della guerra, il male trionfa e la coscienza dell’ingiustizia primeggia.  Soldi e cibo scarseggiano, atti di folle violenza sono all’ordine del giorno. Per Liesel tutto è difficile, anche la scuola è difficile, dove è derisa continuamente dai compagni per via del suo bassissimo livello d’istruzione: non è capace né di scrivere, né di leggere.

La notte ha incubi terribili in cui rivede il suo fratellino morto, ma ben presto troverà il suo miglior complice, il suo nuovo papà, Hans Hubermann che le sarà accanto durante le terribili notti fatte di buio, insonnia e incubi, insegnandole ad arrotolare sigarette e a leggere, ad avvicinarsi alle parole, ad amarle, usando proprio quel Manuale del Becchino da lei “rubato” al termine del funerale del fratello.

“Osservava le lettere sulla copertina e sfiorava la stampa al suo interno, ma non aveva idea di che cosa dicesse. Non era importante l’argomento di quel libro; la cosa fondamentale era il suo significato”.

Leggere: sarà questa la salvezza della piccola che vivrà la guerra forte dell’amore dei suoi genitori adottivi, dell’amicizia di Rudy suo coetaneo e della sua incondizionata passione per i libri. Troverà riparo, gioia e certezze fra le pagine dei libri che ruberà durante i momenti salienti della narrazione.

Questo è un racconto pieno di amore e di speranza, ma allo stesso tempo pregno d’inesorabile sofferenza e tristezza all’interno del quale ci si trova a vedere la guerra che non risparmia nulla e nessuno e non ha pietà alcuna, da una prospettiva diversa da quella cui siamo abituati: si vive al fianco di una famiglia tedesca, povera che non vuole piegarsi ai terribili ideali di Hitler, nel cuore della Germania nazista.

E’ una storia crudele, ma che non si esime dal regalare gesti e attimi di grande umanità e di dolcezza, realistica ma anche sognatrice, emozionante, a tratti divertente a tratti struggente, che saprà donare forti sensazioni a chiunque decida di leggerla.

“Mi meraviglia sempre la forza degli esseri umani, che riescono ad alzarsi, seppure barcollando, persino quando fiumi di lacrime inondano i loro volti”.

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